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Da piccolo papà mi portava a vedere il football americano. Erano gli inizi degli anni ’90 e papà era medico sportivo di quella che allora era non solo la squadra campione d’Italia, ma una delle più temibili compagini d’Europa. Fin da piccolo, questo gioco, la cui complessità tattica è così profonda da renderlo uno dei giochi più difficili sul pianeta, mi ha sempre affascinato sia per l’alto grado di intelligenza necessario a praticarlo sia perchè, detta fuori dai denti, ci si mena un sacco.

Nelle statistiche di SportsPro il Football Americano è al numero uno della lista degli sport più pericolosi al mondo in termini di ratio fra i praticanti e gli infortunati gravi. Ben il 4,85% , una cifra stratosferica che lascia poco scampo all’immaginazione.

Dal 1989 Riddell è il fornitore ufficiale di caschi per l’NFL, la lega professionistica statunitense del football americano. Per dare un’idea di cosa significhi, basti pensare che già nel 1991 la compagnia che fu di John Riddell generava un fatturato annuo di quasi 36 Milioni di dollari. Oggi Riddell, che oltre ai caschi fornisce qualsiasi tipo di protezioni, si trova invischiata in una causa che potrebbe costargli non solo ingenti danni economici, ma anche un pericolosissimo tracollo di popolarità. Più di 2,500 fra giocatori ed ex-giocatori hanno infatti pubblicamente accusato la Riddell di avere costruito e pubblicizzato caschi che non fornivano la protezione tanto propagandata.

Nello specifico, sotto accusa è il modello Revolution, che la Riddell sosteneva capace di ridurre i traumi cranici del 31% in più rispetto agli elmetti tradizionali. Il Revolution fu introdotto dalla compagnia nel 2010 con una singolare strategia: attraverso i principali canali informativi la Riddell domandava a tutti i giocatori che indossavano il modello precedente (il VSR-4) di passare al nuovo casco in seguito ad alcuni studi condotti dall’università di Virginia Tech secondo i quali il nuovo modello offriva -appunto- il 31% di protezione in più. La nota informativa recitava: “The helmet was designed to protect players from concussions but also provides the best jaw protection available on a football helmet”.

Proprio sulla base di questa affermazione -che fu ingenua e assai poco lungimirante, in realtà- i 2,500 querelanti sostengono che l’azienda abbia fornito informazioni false e tendenziose circa un prodotto che, cartelle cliniche alla mano, ha protetto poco o niente.

Ecco perchè quest’anno, quando Riddell ha presentato il suo ultimo casco, il Riddell 360, sul retro del prodotto è apparsa un’etichetta che recita testualmente: “Nessun casco può proteggere da traumi di grossa entità che i giocatori di football possono procurarsi al capo o al collo durante partite o allenamenti”. La preoccupante etichetta ha suscitato non poche perplessità e ha generato due reazioni molto differenti.

Da un lato infatti l’azienda ammette che neppure l’elemento protettivo più avanzato può scongiurare con sicurezza le lesioni più violente, dando sostanzialmente ragione ai querelanti. D’altro canto, sarà difficile per l’accusa gettare nella mischia delle prove un elemento emerso diversi anni dopo l’accaduto e che, nella realtà dei fatti, non conferma nè smentisce nessuna responsabilità della Riddell.

E’ l’ennesimo caso di una strana concezione, tutta statunitense, di responsabilità aziendale. Ciò che per noi europei sarebbe impensabile, ovvero citare in giudizio l’azienda produttrice dei caschi (un po’ come se i pugili querelassero i produttori dei guanti da boxe), per gli americani è invece una realtà all’ordine del giorno. La pretesa, per parafrasare, era che Riddell non solo non promuovesse la sicurezza dei propri caschi, ma addirittura ne sottolineasse comunque la non efficacia in certi casi. Un controsenso comunicazionale di non poca entità.

L’intera faccenda rischia infatti di apparire a noi nulla più che uno strampalato controsenso, all’interno di un gioco –quello del football– che prevede (quando non incentiva) il contatto fisico più ruvido come parte fondante il gioco stesso. Di certo rimangono le serissime lesioni che i giocatori professionisti si portano dietro a fine carriera, soffrendo spesso di vuoti di memoria, perdite di coscienza e danni cerebrali permanenti.

Per Riddell, un’azienda gigantesca, che rientra nel gruppo Easton-Bell, il rischio è quello di perdere la partnership ufficiale con la National Football League, e quindi il dominio di un mercato (che è al momento sostanzialmente monopolico) da decine di milioni di Dollari.

Ci si perdoni il gioco di parole: una bella botta.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
Nella foto: Il casco Riddell360, il primo con l'etichetta informativa
Picture: Riddell.com

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Showing 2 comments
  • Raffaele

    io uso il Revo. ho usato un VSR-4, e 2 Schutt (Air Pro, DNA). e il revo è decisamente il miglior casco che abbia mai usato. non mai provato neil il Revo speed ne il 360, ma il classico è una figata!

    • Emanuele

      Ciao Raffaele. Intanto grazie mille per aver commentato qui su RTR.
      Hai ragione, il Revo era ed è un grandissimo casco. Non ho provato nè lo speed nè il 360 anche se chi li ha usati parla di due caschi straordinari. Nello specifico il 360 dovrebbe garantire due cose in più: 1) più protezione ai colpi che arrivano lateralmente 2) la “calotta” composta da un pezzo unico, che garantisce più protezione e più comfort. Dicono sia spettacolare, ma bisognerebbe provarlo. Tu dove giochi?

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