September 15, 2017 Switch to English Version

Martial vs Ibra: 9 means money

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zlatan ibrahimovic

Zlatan ruba il numero a Anthony Martial che non ha preso bene la scelta della sua società di lasciare a Ibra la nove. Martial in men che non si dica ha espresso il suo malcontento smettendo di seguire la sua squadra sui social…

Una volta le cose erano più semplici. In molti casi questo luogo comune era questionabile e, anche quando si rivelava vero in determinati campi, ci si poteva sempre opporre ricordando che più semplice non significa per forza migliore.

Nel calcio c’è poco da discutere: una volta era un gioco più semplice e, anche il business che muoveva, era maggiormente gestibile anche se, fatalmente, meno redditizio.

Non tantissimo tempo fa, per esempio, la scelta del numero di maglia rimaneva vincolata al ruolo in campo e il giocatore non poteva pensare di scegliere, come oggi, arbitrariamente un numero dall’1 al 99 . Il centravanti, quello grosso che stava fermo in area, aveva il nove, quello più mingherlino che partiva dal lato aveva il sette e via discorrendo con buona pace degli spettatori, che sapevano inquadrare un giocatore e indovinarne le caratteristiche solo guardando il numero sulla schiena.

Nella prima amichevole con la maglia del Manchester United Ibrahimovic ha esordito portando sulla schiena il dieci di Wayne Rooney provvisoriamente. Per delle dinamiche di spogliatoio l’ex Inter, Juve e Barcellona non poteva prendersi il numero del ragazzo di Liverpool, identificato come il simbolo dell’ attitude Red Devil. Ne è scaturito che Ibra abbia virato per il nove, avuto già nell’esperienza in chiaroscuro in Spagna e negli anni di gioventù tra Amsterdam e Torino.

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Zlatan ha “rubato” il numero a un attaccante di neanche vent’anni che lo aveva indossato l’anno prima. Non ci sarebbe nulla da eccepire se il suddetto non si chiamasse Anthony Martial e non fosse stato pagato solo l’estate scorsa l’astronomica cifra di 80 milioni di euro. Il giovane francese, che nelle movenze ricorda il connazionale Henry non ha preso bene la scelta della sua società di lasciare a Ibra la nove. In men che non si dica ha espresso il suo malcontento smettendo di seguire la sua squadra sui social, un modo molto da millenial di esprimere il suo disappunto. Eppure non gli è stata data “in sostituzione” la 19 del caro (solo economicamente) Eric Djemba Djemba. Martial infatti indosserà la 11 di Ryan Giggs, uno che a Manchester ricordano per qualcosa di più di qualche balletto (sorte che, en passant, è toccata al camerunense sopra citato). Quindi perchè tutto questo sconforto da parte del giovane Martial? La ragione è puramente di business.

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Il francesino ha infatti seguito le orme di altri colleghi, dai due Ronaldo fino al meno mediatico Senad Lulic, creando un suo brand utilizzando iniziali e numero di maglia sempre indossato in carriera. Non contento l’ex Monaco ha anche creato la AM9 SPORTS LIMITED con sede a Londra. Di base questa società in dieci mesi non ha fatto nulla di rilevante ma dovrebbe servire a gestire l’immagine del giocatore. Una cosa simile l’ha fatta Icardi creando la World Marketing Football, nelle mani della consorte Wanda Nara che non a caso gestisce l’immagine del marito ed ha già detto ai potenziali pretendenti (solo sportivi s’intende) che la famiglia Icardi vuole avere pieno controllo dei diritti d’immagine dell’attaccante argentino.

Tornando a Martial ormai usa il marchio AM9 sia sui social sia sul sito ma, nonostante le rimostranze, sembra dover cedere e accontentarsi della 11. D’altronde lo stesso Cristiano Ronaldo appena arrivato a Madrid dovette rinunciare al suo iconico 7 (a proposito, bellino l’hotel CR7 a Madeira Cris…), che era sulle spalle della leggenda blanca Raùl. Figurarsi se Martial può opporsi al volere di uno che si è presentato con il desiderio di essere “il Dio di Manchester”. Better luck next time, mousieur Martial.

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Manuel Santangelo
Nasce il 16/9/1994 a Castel di Sangro. E' nella squadra di RTR da maggio 2016 e nel tempo che gli avanza scrive in giro di sport, musica, cinema e altre cose che pensa siano cool. Crede fermamente che “Forrest Gump” sia un film sulla sua vita.

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