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Il pensiero di chi scrive queste righe è sommariamente semplice, privo di contorsionismi logico-lessicali e verrà dunque sintetizzato, senza mezzi termini, nella frase seguente. E’ ora di fermare il Campionato di Calcio italiano. Non lo dico per falsa demagogia, per populismo o per aizzare la gazzarra nei commenti e sui forum di discussione. Al contrario, trovo che sia allucinante che il suddetto torneo nostrano sia ancora e pienamente in corso.

La bomba carta esplosa ieri nella Curva del Torino durante il Derby della Mole Antonelliana e l’assalto al pullman della Juventus non sono che l’ennesimo atto di una follia collettiva che perdura senza ragione alcuna e che non vede fine. 11 feriti solo ieri, centinaia di migliaia di euro di danni, città a ferro e fuoco, forze dell’ordine allo stremo delle forze. Ma c’è di più.

Della manciata di arresti di ieri si scopre che ben due dei soggetti in questione erano sottoposti a DASPO, ovvero al Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive. Uno di questi due, addirittura, di DASPO pendenti ne aveva ben due. E’ segno che neppure questo provvedimento, entrato in vigore nel 2007 dopo la morte di Raciti, riesce più a fare il suo dovere. E’ il caos più totale, l’anarchia, la preistoria della società ed è -per qualche motivo- tollerata domenica dopo domenica.

stadio-juve-fumogeni

Si diceva, tempo fa, che il pesce puzza dalla testa. Non è così, o meglio, non solo. Oltre agli scandali di Tavecchio & Co., al Crac Parma e a tutti i fallimenti manageriali e di business che popolano il calcio italiano, è obbligatorio dire che anche la base, e non solo il vertice, della piramide, sono avvelenati e marci. Il nostro pallone è un sistema che sta crollando, eroso in cima dalle incapacità e alla base dalle imbecillità. Allegri, il Mister della squadra più forte d’Italia, commenta dicendo che allo stadio non si possono più portare i bambini: è troppo pericoloso.

E’ vero, ma Mister Allegri sa bene che in Inghilterra, in Francia e in Germania la questione è radicalmente diversa. In questi paesi sono le squadre ad essere (almeno in parte, se non in tutto) responsabili della sicurezza all’interno degli stadi. Stadi che sono di proprietà delle squadre, e non dei Comuni. Squadre che vengono gestite come aziende vere e proprie, dai calciatori agli steward e che devono rispettare regole e logiche ben precise se vogliono stare dove stanno.

Dalle colonne del suo blog di Repubblica, Giorgio Bocca oggi suggerisce provocatoriamente di apporre sui titoli d’ingresso allo stadio la scritta “football can be dangerous” come sui pass e sui biglietti della F1 o del Motomondiale. Ora, il signor Bocca è giornalista esemplare e penna brillante, ma mi sento di dissentire con il suo commento, benchè comprensibilmente provocatorio.

Se esiste uno sport dove il tifo è bello e sano, ebbene quello è proprio il motorsport. Nel Motomondiale e nella F1 gli appassionati si uniscono attorno al grande amore per la velocità e per i motori, sapendo accantonare campanilismi e regionalismi applaudendo il pilota o il veicolo migliore. La domenica in circuito è una festa, quella allo stadio di pallone è una guerra. Ed è una guerra fin da bambini, con papà e fratelli maggiori che si azzuffano, canzonano l’arbitro e sfanculano l’allenatore dagli spalti perchè non fa giocare il figlio.

Le imbecillità stanno lentamente fagocitando tutto quello che di buono e di bello c’è nel calcio. Oggi il pallone è solo simbolo di corruzione, di soldi sporchi, di violenza, di bombe carta e di visi incappucciati.

Fermiamo tutto, subito. E ricominciamo a giocare nei cortili. Ci accorgeremo di tutto quello che di meraviglioso ci stiamo perdendo.

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