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Gran Premio del Giappone F1, Circuito di Suzuka, 9 ottobre 2016

Vuole la leggenda che Federico I di Svevia fosse in possesso della Lancia del Destino. Quest’arma, la medesima che avrebbe trafitto il costato di Nostro Signore dopo la crocifissione, concederebbe a chi la portasse con sè poteri sovrannaturali e un’immensa dote di buona sorte contro i nemici terreni e sovrannaturali. Parimenti, qualora la lancia dovesse venire smarrita, sottratta o distrutta, mal ne incoglierà al precedente proprietario.

Ora, verità vuole che il buon Federico sia morto per non avere seguito il più prototipico fra i consigli materni, quello di non fare il bagno dopo aver mangiato: immersosi nel fiume Gösku dopo un pasto rifocillante fu portato via dalla corrente. Rimane comunque che, pur essendo una colossale fesseria, quella della Lancia del Destino è una storia affascinante e che insegna quanto transitoria possa essere l’onnipotenza umana.

Secondo i giornali odierni, Nico Rosberg vince il Gran Premio del Giappone di Formula 1  ed ipoteca pressochè definitivamente il Mondiale Piloti F1 2016

Credo ci sia da riflettere su questa affermazione. Non sulla prima parte -dacchè inconfutabilmente, Rosberg ha vinto ieri a Suzuka- bensì sulla questione titolo. Sarò il solito guastafeste ma mi pare prematuro mettere già in ghiaccio la vittoria del monegasco su Hamilton, a quattro gare dalla fine e con soli 33 punti di vantaggio.

La matematica vuole che da qui ad Abu Dhabi ci siano in palio un centinaio di punti. Secondo il regolamento ne vanno 25 a chi vince, 18 al secondo, 15 al terzo, 12 al quarto, 10 al quinto. Vero: a Nico basterebbe arrivare sempre secondo per portare a casa il titolo, noncurante della posizione dell’avversario. Ma non gli basterebbe, per dire, arrivare sempre terzo. Allo stesso tempo, si faccia il caso, se ad Austin Rosberg non dovesse arrivare a punti ed Hamilton dovesse vincere, già dal Messico la lotta sarebbe praticamente pari (8). Può sembrare un ipotesi assurda, ma non bisogna dimenticare che domenica scorsa stavamo assistendo ad un trionfo (ed un nuovo sorpasso) di Hamilton, prima che la sua W07 prendesse fuoco.

Insomma, opinione personale di chi scrive è che questo mondiale sia sì incanalato ma non assegnato ed, anzi, stia entrando nel vivo proprio adesso. Specie ora che Red Bull e Ferrari mettono da qualche gara il muso con costanza nella tediosa doppietta teutonica, alternando con buona cura prestazioni eccellenti di Ricciardo, Vettel, Raikkonen e Verstappen. I tori e le Rosse sono cresciute, non abbastanza da prendere le frecce d’argento forse, ma abbastanza da mettere paura. Anche ieri, in terra del Sol Levante, il giovane Max ha tenuto dietro con sapienza il due volte Campione del mondo, e se il muretto Ferrari non avesse deciso per una strategia così rischiosa, ora staremmo qui a parlare di un podio di Vettel.

Di certo c’è che la Lancia del Destino adesso è in mano a Nico, mentre il rivale sbaglia le partenze, cucina i motori e impazzisce con doppiati, gomme e volante. Ma ci vuol pazienza, e sangue freddo, perchè sappiamo tutti quanto velocemente possa girare la ruota della Dea Bendata.

Piuttosto, la vera notizia della giornata (che tanto notizia non è) è il terzo titolo costruttori in fila vinto dal Team Mercedes AMG F1. Reddite quae sunt Caesarisla squadra anglo-tedesca ha svolto un lavoro eccellente, iniziato già nel biennio 2009-2010, investendo tempo, risorse e quattrini in ricerca e sviluppo e dando vita ad alcune delle più splendide soluzioni ingegneristiche della nostra epoca, non solo del nostro sport. Le tre vetture che hanno vinto gli ultimi tre titoli costruttori sono un capolavoro di progettazione, intuizione ed esecuzione. Chi vince così tanto non lo fa mai per fortuna, per destino o con mezzucci, ma con impegno, costanza, dedizione. E questo è da riconoscersi, qualsiasi sia la fede o il tifo. Chapeau.

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