In Formula 1

nico rosberg lewis hamiltonDopo una lunga ed onerosissima analisi, che ha impegnato pressoché l’interezza della giornata di ieri ad eccezione della gara MotoGP e della degustazione di amari postprandiali, chi redige queste pagine ha concluso che Esopo, poeta e drammaturgo greco nato nel 650A.c., doveva essere un grande appassionato di Formula 1. Molte delle sue fiabe, frettolosamente tradotte con titoli quali “La volpe e l’uva“, “L’asino e il fardello” e “La volpe e l’aquila” in realtà erano state vergate con fatica e sudore attorno ai protagonisti del Circus. “Nico e Lewis” e “Fernando e il Cavallino” sono solo alcune delle novelle che si tramandavano già nell’Acropoli.

Flash Forward.

In conferenza stampa al termine della Gara, Nico Rosberg ha dichiarato che la colpa della prestazione bigia in quel di Shanghai era da attribuirsi ad Hamilton, che andava troppo piano. Occhi sgranati del pubblico non pagante in sala. Mi scusi, come? La risposta del biondo è arzigogolata e confusa, ma suona come qualcosa del tipo: “Lewis andava troppo piano e io sono stato quasi superato da Vettel, ma non potevo accelerare perchè l’aria calda della macchina di Lewis davanti mi avrebbe distrutto le gomme”. Hamilton -da gran signore quale è- spiega ai presenti che a lui non cale assolutamente nulla dell’altrui gara e che viene lautamente stipendiato per portare la sua macchina al termine del gran premio davanti a tutti gli altri. Vettel ride come chi vede per la prima volta un film di Bud Spencer e Terence Hill a 9 anni.

E’ una delle tante dichiarazioni pittoresche udite all’interno del weekend cinese, conclusosi con una safety car che ha garantito un finale più finto di una banconota da 7 euro.

Persino Alonso, la cui McLaren a molla ha preso 1 giro da tutto il gruppo di testa, ha avuto il coraggio di dichiarare che “la Ferrari non ha recuperato molto: è ancora una scuderia 1 secondo al giro più lenta di Mercedes”. Ora, Fernando rimane uno straordinario pilota e un grandissimo talento, cui il destino ha riservato un 2015 di passione su una macchina che non funziona, ma certe dichiarazioni devono essere utilizzate cum grano salis se non si vuole essere tacciati di essere livorosi rompiscatole.

Che la Ferrari sia cresciuta lo si capisce anche da queste piccole, grandi cose. Non solo dai risultati o dal terzo podio in tre gare. Lo si capisce da Hamilton, che si arrabbia nel giro di formazione quando Vettel (a dir del britannico) gli impedisce una prova di partenza. Lo si capisce dal doppio sorpasso di Raikkonen alla seconda curva e dalle strategie in copia carbone del Muretto di Stoccarda. Lo si capisce dal viso di Sebastian Vettel dal podio: soddisfatto ma non troppo, dopo aver fatto la bocca buona alla vittoria malese.

Le Mercedes sono superiori, lo sono ancora e probabilmente lo saranno ancora per un bel po’. Ma Maranello ha accorciato il disavanzo, a differenza di tutte le altre case, e non ha problemi interni al garage da risolvere. Rosberg, dal canto suo è quello che soffre di più, sopratutto psicologicamente, bistrattato dal compagno in pista e in classifica e infastidito dall’arrivo di Vettel.

Se il monegasco salverà qualcosa è solo perchè guida un missile, come sempre. O perchè, per una domenica, Hamilton smetterà di mettergli la macchina di traverso in griglia di partenza.

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