In Formula 1

fernando-alonso-mclarenAbbaiare Stanca” è un romanzo per ragazzi del 1982 di Daniel Pennac. Come tutti i romanzi per ragazzi, specie quando sono scritti da straordinari talenti della narrativa come Pennac, anche “Abbaiare Stanca” porta con sè un refolo di significati nascosti che vanno ben oltre la vicenda di superficie, che altro non è se non quella di un cagnolino e della sua padroncina Mela. “Abbaiare”, per Pennac, non è il semplice latrare monotono e fracassone del cane ma, al contrario, tutto quel guazzabuglio di gelosie, antipatie, invidie e avidità che è in realtà proprio più del genere umano che del fedele quadrupede.

Anche la Formula 1 stanca. Intendendo con questo, e sfruttando il medesimo meccanismo retorico, che tutto questo polveroso fardello non racing di rimostranze, litigi, questioni, indagini, accuse sta piano piano infastidendo ed allontanando l’appassionato, il tifoso e confermando le malelingue.

Eccezion fatta per la bella, bellissima avventura rossa di Sebastian Vettel, del suo casco tricolore e del suo cutugnesco “lasciatemi guidare”, agli annali di questo 2015 della massima formula andranno per lo più resoconti di crac finanziari, di ripicche mal gestite e di tensioni mai davvero assorbite. C’è il disastro finanziario della Lotus, c’è la denuncia odierna alla UE da parte di Sauber e Force India, c’è il penoso Team Radio di Alonso nei confronti del suo Team, c’è la gazzarra da bar fra Horner e la Renault e Mateschitz, c’è il Tyre Gate e l’Engine Gate. E chi più ne ha, più ne metta.

Non è questa la sede per discutere in maniera approfondita di questi temi: tali e tante sono le sfaccettature che sarebbe pressochè impossibile uscirne fuori illesi e ancora giovani.

Tuttavia, quel che è importante constatare è che non c’è filtro -e questo sì, è inconcepibile- attorno a tutte queste piccole e grandi disgrazie (sportivamente parlando, s’intende) del Circus. Chi teneva le redini ha oramai perso il controllo; ognuno dice ciò che vuole, quando vuole, lacrimando fra social media e conferenze stampa. E, mentre ogni piccolo buco nero viene gettato in pasto a media e giornali, proiettando un cono d’ombra sempre più lugubre e cupo, lo sport perde credibilità e si allontana da ciò che dovrebbe essere, ovvero una competizione automobilistica.

Non so dire se questa gran copia di negatività sia assurta alla cronaca a causa di una cattiva strategia di comunicazione dell’intero sistema o per demerito di una pessima generazione di manager e addetti ai lavori, anche se mi sentirei di propendere per la prima ipotesi. Sta di fatto che quando si parla più di magagne che di corse, un problema c’è, ed è evidente. È opinione di chi scrive che queste piccole, individualistiche, ed autoreferenziali prove di forza avranno in realtà una contropartita ben più salata e perigliosa delle previsioni.

D’altro canto, per tornare a citare Pennac “Abbaiare stanca: la forza non conta niente nella vita. Sapere schivare è quello che conta”.

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