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Juventus v Real Madrid - UEFA Champions League

La premessa è d’obbligo e, come si suole dire in questi casi, necessaria ma non sufficiente. Non sono un tifoso juventino nè un fanatico del gioco del calcio per se. Anzi, “le jeux par excellence” mi intriga solo quando a praticarlo sono formazioni eccellenti, con campioni sul terreno di gioco dal talento talmente palese da essere riconosciuto anche da un mediocre spettatore come me. D’altro canto non riesco invece, mi si perdoni, ad interessarmi a 90 minuti di passeggiate nel verde a mezz’andatura, con retropassaggi di sessanta metri ed una garra sportiva da Circolo della Bocciofila di Budrio over 75.

Ciò detto, e rese manifeste le mie evidenti lacune sulla disciplina sportiva più praticata al mondo, ho genuinamente gioito vedendo la F.C. Juventus approdare alle finali della Champions League, ex Coppa dei Campioni per i nostalgici. Non solo: ritengo che nel complesso delle due gare il risultato non renda giustizia alla prestazione bianconera, che non avrebbe demeritato, nella summa dei 180 minuti, una segnatura in più.

Gli uomini di Allegri meritano la finale di Berlino e hanno provato all’Italia e al mondo di essere migliori degli stellari “blancos” di Ronaldo, James, Bale e compagnia. Anzi, uno dei più grandi meriti dei bianconeri è certamente quello di avere saputo far sbiadire con intelligenza il fulgido bagliore delle stelle madrilene, riducendo i giganteschi campioni spagnoli a ben più docili pedatori. Lo stesso Cristiano Ronaldo, che pure ha siglato una segnatura su tiro di rigore, ha fornito una prestazione opaca, al netto di una botta al volo finita di poco fuori e di un egregio atletismo.

La Juve merita questa finale e l’Italia merita una sua squadra, dopo tanto tempo, su questo prestigioso palcoscenico europeo. E’ un segnale di salute, di orgoglio, di tradizione rispettata e di tante altre questioni, che sarebbe banale elencare qui, ma che rimangono centrali. Dopo gli anni bui della Calciopoli e dell’illecito sportivo del triennio 2004-2006, i bianconeri hanno ricostruito con intelligenza, capitali e lungimiranza.

Hanno costruito un bello stadio di proprietà, similmente a quanto fatto dai grandi club europei, messo al centro dei riflettori gli allenatori e non i presidenti, rifondato un sistema di valori e di etica del lavoro che ha fatto innamorare i top player e cresciuto i giovani. Sembrano sciocchezze, buttate lì una in fila all’altra, ma non sono che alcuni ingredienti di una ricetta di successo pianificata ed, ecco il punto, replicabile.

Spesso dalle pagine di questo blog si è parlato dell’importanza di progetti sportivi seri, basati su fondamenta solide dal punto di vista aziendale e manageriale. La Juventus è un simile progetto ed oggi ne sta raccogliendo i frutti, con un Campionato già vinto e la finale di Coppa Italia e di Champions raggiunte. Nel nostro Paese un esempio vale più di mille programmi ed è per questo, io credo, che oggi si debba ringraziare questa Juventus.

Forse è solo calcio, ma in realtà è molto di più. Perchè il 6 Giugno a Berlino contro la corazzata blaugrana ci sarà un bel pezzo di tricolore, ed è importante e bello e significativo.

Forse da questi anni disastrosi ne stiamo davvero uscendo. E forse anche questa finale ne è un segno.

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