In Formula 1

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Chi scrive questo blog è tornato testè da una riunione in terre lontane ed ha altro da fare che star qui a discutere di faccende terrene, sopratutto quando sono delle cretinate olimpionche. Quindi, veniamo subito al dunque e bando alle ciance. L’accusa a Lewis Hamilton di sessismo per avere spruzzato sul podio una Grid Girl con Champagne dopo la vittoria di Shanghai è, e cito “Il Secondo Tragico Fantozzi” del 1975, una cagata pazzesca.

Da tempo immemore dovremmo avere imparato a diffidare degli -ismi. Dei sessismi, dei moralismi, dei nazionalismi, dei demagogismi e dei fatalismi. Come per la macchina a 18 anni, io propongo venga istituita una patente a punti anche per l’uso dei vocaboli che terminano con il suffisso “-ismo” e pene severissime per i trasgressori. Fiat iustitia et pereat mundus.

Non v’è sessismo nel gesto di Hamilton: è la cosa più innocente, banale e priva di significati reconditi del mondo. Andarvi a trovare un fondo di maschilismo, di machismo, o di oggettificazione è malizia allo stato brado o semplice ricerca della notorietà. Chi lavora in questo mondo sa benissimo che sia il pilota anglocaraibico, sia la gentile donzella e persino la bottiglia di Champagne Mumm sono lautamente e profumatamente retribuiti per fare esattamente quello che stanno facendo su quel podio.

Già Warhol teorizzava l’avvenire, nella modernità, di un buon quarto d’ora di notorietà per tutti. Rex Hardie, editor di “Object” si è guadagnato il suo con questa boutade che lo ha lanciato con gran clamore nel tam tam di appassionati, sportivi e tifosi. E’ un peccato vedere che, fra le numerosissime critiche, ci sia anche qualcuno che si accoda alla teoria sessista, unendosi al buon Rex quando recita “It is surely a very difficult position to be a grid girl” (quella della grid girl è certamente una posizione lavorativa molto difficile).

Spiace contraddire Rex, e con lui la consueta gran copia di critici da trespolo, oberati dall’officio della critica. Quella della Grid Girl non è affatto una posizione lavorativa difficile. Al contrario, è ben pagata, protettissima da coperture assicurative e infortunistiche, egregiamente inquadrata e perfettamente selezionata. Questo deve essere ben chiaro e ribadito sino all’infinito, poichè la Formula 1 non è una favela di Sao Paulo o una piantagione di caffè, ma uno dei luoghi di lavoro più professionalizzati al mondo e in cui l’errore è meno che tollerato.

Occorre dare alle parole, alle immagini, alle circostanze il senso giusto, il valore giusto. Tutto questo clamore è ingiustificato e andrebbe bollato per quello che è: il rimbrotto invidioso e un po’ fuori tempo massimo di un editor goloso di notorietà. Io credo che i problemi di sex-equality e di parità dei sessi vadano cercati ed appuntati in altri ambiti più consoni, pena lo sminuirli e farli diventare chiacchiera da bar. Sono temi troppo seri e troppo pregnanti per metterli come etichetta su un campione di Formula 1 che in diretta mondiale schizza di champagne una hostess di un Gran Premio.

Anche il forno di una pizzeria emette fumo, ma non per questo una quattro stagioni è un’apologia all’inquinamento. Ridiamo senso alle parole, senza nasconderci dietro agli -ismi.

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