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Ivan-terribileQuanto successo a Belgrado ieri sera era un evento prevedibile come il pisolino domenicale dopo la mangiata dalla nonna. Mettere in campo Serbia e Albania in un periodo come questo è un harakiri politico di proporzioni maxi, nonchè un gravissimo errore di gestione sportiva. Non c’era infatti nessuna, e sottolineo nessuna, possibilità che non ci fossero scontri, tensioni e tafferugli in un simile contesto, così pepato e così poveramente gestito. Seggiolini in campo, partita sospesa, il ritorno di Ivan il Terribile a fare da paciere (seriamente, quo usque?) e, novità 2014, persino il drone telecomandato con bandiera dei rivoltosi.

Sia chiaro, non è compito di questo blog stare a tirare le fila o spiegare le ragioni di un conflitto (quello balcanico) che imperversa da decine di anni e che purtroppo è tutto fuorchè risolto. Quello che si vuole dire in questa sede è che lo sport non deve essere l’occasione per fare scoppiare risse etniche e geopolitiche ma esattamente il contrario. Specie quando la posta in gioco sportivamente parlando è ridicola come una partita di qualificazione a Euro 2016 fra due nazionali di bassa fascia.

La FIFA, la UEFA, le Federazioni e persino il Comitato Autonomo per il Subbuteo del quartiere Mazzini avevano optato per una soluzione a loro dire brillante: fare giocare la partita a porte semiaperte, impedendo l’accesso ai tifosi ospiti. Come facilmente si capirà è l’equivalente che fare una festa in cortile ma pregare i ragazzini dei civici 29, 31 e 33 di non partecipare, sperando poi che loro non se la prendano. Morale della fiaba: fischi, urli e lazzi nel prepartita da parte dei presenti, drone in campo a mò di sfottò tecnologico da parte degli assenti, scazzottata finale come in Bud Spencer e Terence Hill.

Godendoci un minuto di serietà, per un istante, diciamo le cose come stanno: queste sono le classiche situazioni in cui -Dio non voglia- si può sfociare in tragedia. Vanno evitate come la peste, da parte di tutte le federazioni, compresa quella internazionale. Si deve giocare per forza? Lo si faccia a porte chiuse (per davvero) in uno stadio messo in sicurezza.

E soprattuto si allontanino definitivamente dallo sport, dagli stadi, dalla strada, possibilmente anche dal globo terraqueo individui come il Vlad the Impaler del football europeo: l’ormai celeberrimo Ivan. Come costui, che ha tenuto sotto scacco Marassi possa essere a piede libero, entrare liberamente allo stadio e addirittura possedere la libertà di scendere di nuovo in campo a trattare con le parti in causa è un mistero dei più fitti.

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