In Formula 1

hamilton_VettelIn questo bellissimo inizio di stagione, forse il più bello da una decina di anni a questa parte, queste pagine non hanno ancora avuto modo di complimentarsi con il vero vincitore morale (almeno per il momento) del Campionato del Mondo di F1, ovvero l’italico produttore di gomme Pirelli.

Quello del fornitore di pneumatici del Circus è un ruolo scomodo e spesso vigliacco: se per caso scoppia una ruota tutti a montare -e pure giustamente- una questione, eppure nessuno che commenti il ruolo salvifico delle coperture in domeniche spettacolari come quelle di ieri.

Siamo onesti: Pirelli sta facendo un grandissimo lavoro, su tanti livelli. A livello tecnico sta offrendo soluzioni tecnologiche strabilianti, con una velocità e qualità di innovazione a dire poco sconvolgenti, mentre dal punto di vista di comunicazione e marketing si sta sempre più ergendo a vero protagonista di questo mondiale. Sia chiaro, io non sono un ingegnere e non sono un tecnico, ma mi pare di potere dire senza tema di essere smentito che queste gomme 2016 sono veloci, affidabili, controllate, molto ben progettate. Sono lontane anni luce da quegli esperimenti pirotecnici di due o tre anni or sono, quando il circus in cerca di spettacolarità chiedeva pneumatici imprevedibili e altamente spettacolari.

Con le gomme di due anni fa, Lewis Hamilton non sarebbe neppure arrivato vicino alla vittoria del Gran Premio del Canada di ieri, secondo centro consecutivo per l’astro Mercedes. Capolavoro del britannico, come a Monaco, è stata proprio la gestione intelligente ed oculata del pacchetto vettura e coperture, con una guida da maestro vero del volante e dell’acceleratore. Poche sbavature, pochissimi errori, forse -ancora una volta- unicamente la partenza. Con le soft Hamilton ha coperto una distanza siderale (certo, aiutato dalle temperature non esattamente tropicali) inanellando giri veloci dopo giri veloci e mostrato al mondo che l’uomo da battere, nonostante la classifica dica tuttora il contrario, è ancora lui. Se qualcuno si stava chiedendo, dopo le prime quattro uscite mondiali, dove fosse finito il Corsaro Nero, il podio del Canada è lì a buon monito.

Nel pomeriggio della foglia d’acero, al vincitore Hamilton ha fatto buon paio un eccellente Sebastian Vettel, autore di una gara non esente da sbavature (troppi, probabilmente, i tre “lunghi” alla chicane) ma illuminata da una partenza come se ne sono viste poche nella recente Formula 1. Il tedesco di Maranello ha corso di grinta e orgoglio, con una vettura altamente competitiva e ha pagato una strategia rivelatasi poco felice al traguardo.

Tuttavia, mentre in diversi oggi puntano il dito contro il muretto Ferrari, io trovo che quantomeno vada plaudito il coraggio e l’azzardo di una Squadra che non ci sta a “copiare” semplicemente le strategie e le soste dei rivali più vincenti. Certo, con una sosta in meno, e senza lo stint in gomma supersoft, probabilmente Vettel avrebbe conquistato il gradino più alto, ma è certo che Ferrari sta cercando di fare qualcosa in più del semplice Sparring Partner delle Frecce d’Argento. Avesse vinto Sebastian, oggi saremmo qui a lodare la sfrontatezza e l’onore di una Scuderia che rischia e osa. Certo, così non è stato e questo non si può dimenticare, ma va detto che la Scuderia ci sta mettendo il cuore e la faccia, senza nascondersi dietro scuse ed espedienti.

Infine, menzione d’onore sia per un Bottas dimenticato dalle radiocronache e dalle telecamere sia per un Verstappen che non solo tiene a bada il leader del mondiale, ma che mostra chilometro dopo chilometro di avere testa e attributi, oltre al talento.

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