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marc-marquez-texasAndrea Dovizioso si starà probabilmente domandando, osservando fuori dal finestrino dell’aereo che riporta tutto il carrozzone della MotoGP verso il vecchio continente, che ne sarebbe stato del suo Mondiale a questo punto se il buon Cristoforo Colombo nel 1492 si fosse fatto i fattacci suoi e anzichè darsi alla scoperta delle Americhe avesse continuato ad occuparsi dell’osteria genovese del padre Domenico.

La Desmo targata 04 del romagnolo esce dalla doppietta Termas de Rio HondoTexas con punti 0 nella classifica generale, qualche livido di troppo e un frullìo di cosiddetti avvertibile distintamente fin in Via Cavalieri Ducati qui a Bologna. Se nella prima tappa del mini tour americano Dovizioso infatti era stato centrato, non senza polemiche, dal compagno di squadra, a buttarlo fuori ieri è stata la Honda di Daniel Pedrosa, in un incidente che ha un AVR (average quoziente di rogna) davvero sorprendente. Insomma, come vuole il detto, se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede davvero benissimo. È un peccato, perchè l’alfiere Ducati stava, per l’ennesima volta, compiendo un’ottima gara e battagliando per un podio che, a ragion veduta, poteva essere suo senza troppe difficoltà.

Dovizioso tuttavia non è l’unica vittima eccellente di un GP che ha mietuto vittime illustri e che ha visto un numero di scivolate insolito per una gara di MotoGP. Oltre ai già citati Dovizioso e Pedrosa, per terra sono finiti anche Cructhlow, Baz, Smith e Valentino Rossi, autore di una bruciatura alla frizione che ne ha condizionato il passo sino a quando un’entrata troppo garibaldina in curva non ne ha costretto il ritiro nel ghiaione.

Se invece c’è qualcuno a cui pare andare particolarmente a genio il continente raggiunto dalla Nina, Pinta e Santa Maria, quello è senza dubbio Marc Marquez, autore della quarta vittoria di fila partendo dalla pole in terra texana e della decima vittoria consecutiva in terra americana. A voler essere sintetici, non c’è stata storia alcuna, con lo spagnolo in controllo totale, assoluto e intoccabile non solo della gara ma dell’intero weekend.

Se, tuttavia,  è evidente che il Circuit of The Americas è straordinariamente congeniale a Marquez e alla sua guida, altrettanto è necessario tenere a mente tre cose, alla chiusura di questo terzo round del Motomondiale.

In primis è opportuno constatare che il ragazzino di Cervera non ha risentito emotivamente dello strattone mediatico e di reputazione provocato dall’affaire del  fine campionato scorso. Al contrario, l’uomo Honda ha mostrato di essersi presentato all’appuntamento Mondiale 2016 con testa sgombra e intenzioni ben chiare, offrendo prova di una solidità sportiva che non era così scontata.

In secondo luogo, è opportuno mettere a tacere le critiche dei livorosi che avevano ad inizio anno bollato la RC213V come un pezzo di latta con poche speranze. Se è vero che la genesi del prototipo della casa con l’ala non era parsa brillante, è altrettanto vero che il garage lato Marquez ha lavorato bene e con un buon progetto per tirare fuori una moto che se non è perfetta poco ci manca. Certo, il distinguo fra i due veicoli è importante, poichè la moto di Pedrosa ha seguito una filosofia completamente diversa e pone non pochi dubbi sul proseguo del Campionato, ma non si può negare che nelle tre gare viste sino a qui, la #93 ha potenza da vendere (cosa che si sapeva) ma anche una guidabilità invidiabile e un carattere più congeniale al suo condottiero.

Infine, e qui si entra nella terra del pronostico, pur con solo tre gare a registro, non si può fare a meno di notare che il pilota Honda ha segnato una media di 22 punti ad uscita e che ha una tradizione abbastanza solida in quei mondiali in cui parte forte. Chi credeva che il 2016 fosse unicamente all’insegna di Lorenzo o di Rossi, probabilmente ha fatto i famosi conti senza l’oste…

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