In Formula 1

Formula 1 Gran Premio di MontecarloLa prova speciale di Montecarlo, sesta tappa del Mondiale Rally di Formula 1, è uno di quegli spettacoli dinanzi ai quali non si può non rimanere a bocca aperta. Piaccia o non piaccia, la frazione cronometrata sul tracciato cittadino chiuso al traffico del Principato Monegasco è un momento unico in mezzo ai numerosi tratti di trasferimento europei e asiatici del Circo.

Proprio in quanto unico, e proprio come vuole il detto, circa il Gran Premio di Monaco il mondo si divide in due grandi scuole di pensiero. Per taluni è il punto più alto della stagione motoristica, per altri un’anacronistica processione che complica la già traballante viabilità della Costa Azzurra. Ma, d’altronde, si sa che di dicotomie è fatta la vita e, pur in mezzo alla gran copia di coloro che predicano per il grigio, la verità è che la maggioranza razzola malamente fra il bianco e il nero.

A voler essere onesti, Monaco è semplicemente Monaco. È un circuito particolare, per un Gran Premio particolare, in un weekend particolare, fatto come sempre di grandi alti e grandi bassi, di grandi ombre e di sfavillanti luci. È vero, è impossibile superare, ma è altrettanto vero che per correre due ore in mezzo a strade larghe come il mio salotto ci vogliono fegato ed attributi. È vero, è poco provante per una Formula 1 da terzo millennio, ma è anche vero che per un caso o per l’altro, dai viottoli emergono sempre grandi telai e grandi manici. Ad aggiungere una nota sgargiante, ieri ci si è messo pure il meteo, in un improbabile balletto di sole, pioggia, nubi e acquazzoni minacciati in cui l’unico a capirci qualcosa è stato Lewis Hamilton.

Anche Lewis, come Monaco, non è uno da mezze misure. Che lo si ami o che lo si odi, Hamilton è semplicemente il più grande talento dell’automobilismo post-Schumacher (sì, l’ho detto) e quella di ieri non è stato altro se non uno dei tanti fulgidi bagliori di classe infinita che il Nero ci ha regalato in questi anni. Se è vero che Red Bull e il poco energetico muretto anglo-austriaco hanno buttato al mare la gara di Ricciardo, è altresì vero che la prova di Hamilton per dieci giri con gomme Full Wet sull’asciutto può entrare di diritto nei grandi momenti sportivi del Principato. Non è da mezze misure, Hamilton, e il suo saltabeccare fra un lifestyle non proprio da chierichetto, hip hop e macchine di lusso parcheggiate in California non fanno altro che alzare il contrasto di questo già variopinto chiaroscuro. Ma è ancora il più forte, se qualcuno mai se lo fosse chiesto.

In questa eterna bianca e volta sorride Checo Perez e si rabbuia Sebastian Vettel, si illumina Fernando Alonso e piange tutta Red Bull, forse il garage più scuro della promenade. Mentre il muretto lascia sui cavalletti uno straordinario Ricciardo per fare la gioia di tutti i fotografi del mondo, l’astro nascente Verstappen lascia la macchina contro lo stesso muro contro il quale aveva parcheggiato il sabato, nella zona delle piscine. Hero to Zero, come vogliono gli anglosassoni, dalle stelle alle stalle come più laconicamente usiamo noi nel Bel Paese.

Ma se Atene piange, Sparta certo non ride e anche il Cavallino lascia Montecarlo con lo stesso muso lungo dei Tori. Vettel quarto e Raikkonen al muro non è quello che la Scuderia voleva per questo 2016. Chi si aspettava di essere accanto alla Mercedes ora si scopre come minimo a fianco alla Red Bull e questa è la cattiva notizia. Tuttavia, sotto il cofano della Rossa c’è potenziale e velocità ed effettivamente il progetto di Maranello è più valido di quello degli anni passati, e questa è la buona notizia. Non credo invece a chi vede meno brillante la stella di Sebastian Vettel, il tedesco semplicemente fa ciò che può con ciò che ha e chi da lui si attendeva il miracolo probabilmente non ha ben chiare le dinamiche di uno sport ad altissimo tasso di complicazioni. Chi lamenta un Vettel nervoso e copioso in parolacce dimentica che lo stesso vale per tutti i piloti, in uno schieramento in cui non si lesinano diti medi alzati, abbondanti improperi via radio e più di un colpo di testa.

Il Mondiale è lungo e davanti a sè la Ferrari ha il mare, metaforico e non, del giorno dopo Monaco. Questo mare è ricco di possibilità e di insidie al tempo stesso, come si conviene a tutti gli specchi d’acqua che si rispettino. Occorre solo non avere paura. Ma questo lo cantavano già anche i Gazebo Penguins.

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