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Guardia-di-finanzaBrevissimo monologo del martedì mattina, mentre su Bologna si alternano con velocità sorprendente cieli scuri di pioggia e squarci bollenti di sole. La rassegna stampa mattutina offre un menù mesto e una ben misera prima colazione: cappuccino annegato in un’altra maxi retata di calcioindecenze e cornetto ripieno di un centinaio e passa di fatturomani del trevigiano. La provincia, non il radicchio.

Nel momento in cui si scrive, inoltre,  la Guardia di Finanza di concerto con l’Antitrust sta effettuando perquisizioni in Lega e negli Uffici di Sky e Mediaset, per cercare di capire se davvero i diritti del nostro massimo campionato siano stati tramandati da portatori sani e con metodi leciti o se -e questa è l’ipotesi- vi sia una sorta di Patto della Concordia pallonifero per tentare di mantenere lo status quo esistente con qualche altro grande nome del nostro Sport.

Posto che, come da Giurisprudenza, tutti sono innocenti sino a prova contraria, mi auguro che per i colpevoli le pene siano esemplari. Il raziocinio, ad ogni modo, mi suggerisce di mitigare le speranze in tal senso.

Insomma, ci risiamo. Non è neanche questione di essere recidivi, ma semplicemente di velocità di percorrenza in curva. Per restare in metafora motoristica, chi agisce fuori dalla legalità frena più tardi e accelera prima, guadagnando vantaggio sulla concorrenza. Voi capirete che la tentazione è forte e populisticamente fa l’uomo ladro.

Non è scontato dirlo: è un brutto mondo, là fuori, per quelli che vogliono operare in legittimità e trasparenza. Questioni di coscienza a parte, l’onestà è una strada faticosa, onerosa e irta da percorrere. Ci sono tasse, procedure, burocrazie, lungaggini, incartamenti, altre tasse, controlli da passare, professionisti da assoldare, pagare e far rigar dritti. Banalmente, e per esser schietti, non c’è incentivo. Molto più semplice e redditizio è truccare, truffare, staccare fatture false, riciclare danari e buttare le polveri, anche quelle sottili, sotto il famoso tappeto. Vero o fittizio che esso sia.

In tutto questo, ancor più tristemente, lo sport è copertura, maschera, mezzo con cui. Nel calderone, oltre a 15 giocatori ed alcune società di serie D e LegaPro finiscono scommettitori russi, kazaki, cinesi, maltesi. La dimensione dello squallore è testimoniata dall’impressionante delta fra queste due realtà: ma perchè mai un Kazako dovrebbe giocarsi dei soldi sulla Puteolana. Ecco, appunto, chi?

Lo stesso dicasi per le 100 e passa società venete coinvolte nelle fatture false del Campionato Rally: una piaga che non smette di infestare questo mondo e questo mestiere. Altro raid, altri finanzieri, altre manette, altri soldi sporchi, altre società compiacenti. Che tristezza, che amarezza e che imbarazzo per chi poi deve pagare il conto, in moneta e in credibilità. Per chi, con il duro lavoro e la pagnotta tutta crosta deve riabilitare la disciplina e l’ambiente dopo le scorribande dei furbetti del quartiere.

Ecco perchè non bisogna mai dare per scontata l’onestà, ma anzi la si deve lodare costantemente e senza resa. E’ merce rara, carissima e che spesso ha anche il brutto vizio di non ridare indietro la pariglia. E’ una scelta, una volontà che va apprezzata per il solo fatto di esistere. Ed è una lotta costante, contro chi getta fango e trae profitto, lasciando dietro di sè solo un mucchio di macerie fumanti e senza credibilità.

Buon martedì.

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