In MotoGP, Motomondiale, Motorshow

Rossi-marquez-feudRecita la quarta legge di Finnegale che una volta che si è pasticciato qualcosa, qualsiasi intervento teso a migliorare la situazione non farà altro che peggiorare le cose.

Ora, dove esattamente si siano pasticciate le cose in primo luogo, fra Marc Marquez e Valentino Rossi è materia da indagare, e il quesito non è di semplice individuazione. Se galeotta sia stata l’ultima curva in Argentina, la conferenza stampa dello scorso giovedì o qualche altro non ben decifrato trascorso purtroppo non è cosa nota. Ad ogni buon conto tuttavia, l’aftermath -come dicono quelli che hanno studiato- di queste storie tese fra Marquez e Rossi si è estrinsecato in una serie di eventi che ha compromesso per sempre la storia non solo di questo mondiale ma anche dei suoi protagonisti. Per dirla in parole spicce, se i Tre dell’Ave Maria potevano fare un casino, lo hanno combinato di proporzioni ciclopiche.

È personalissima opinione di chi scrive che l’Ok Corral malese di ieri sia il risultato di tante porte lasciate aperte durante i mesi precedenti che ora, con l’autunno in arrivo, hanno iniziato a far entrare spifferi e correnti non più rabberciabili. Ormai il freddo è entrato, e hai voglia a tirar fuori coperte: si sono già ammalati tutti.

Marquez ha vissuto in questo 2015 la prima stagione da attore non protagonista della sua vita. È un ruolo che al giovane cabroncito, mai soprannome fu più azzeccato, non era mai toccato. E, sia chiaro, nonostante tutti i sorrisi e i bacini alle telecamere, è anche un ruolo che non gli è mai piaciuto. Rossi e Lorenzo gli hanno rubato la scena, i punti, la gloria e quello status di preossochè divina imbattibilità a cui ci aveva abituato negli anni precedenti. Da amico di tutti è divenuto bomba a orologeria che scorrazza nel traffico della griglia; da enfant prodigio si è trasformato in bambino capriccioso e arrogantello. È stato colto con le mani nella Nutella e ha negato con la bocca ancora sporca di cioccolato.

Senza voler dare giudizi affrettati, la scazzottata motociclistica ingaggiata con Rossi dal quarto giro del GP di Malesia, ha solo tre spiegazioni plausibili: la coscienza sporca, pochissima lungimiranza sportiva o più semplicemente la vena chiusa, come si dice in Emilia. A ragion del vero, nessuna delle tre possibilità qui elencate ben si addice a chi porta con sè la qualifica di doppio Campione del Mondo.

Parimenti, come mai Valentino Rossi abbia accettato il guanto di sfida è altrettanto da indagare, specie dall’alto dei suoi 9 titoli mondiali. Il Dottore poteva rinunciare alla bagarre, o quantomeno alla sceneggiata, comportarsi da signore e poi giocare al famoso gioco del “beh, io ve lo avevo detto” nel dopogara. Ha invece scelto la gazzarra da cortile, fino a quando Mamma Dorna non ha preso i bambini per le orecchie e ha buttato il Vale Nazionale in fondo alla griglia di Valencia. Tu chiamale se vuoi posizioni.

Che Rossi abbia o non abbia dato calci, gomitate, piedate o colpi d’anca a Marquez non è centrale nella fattispecie. Peggio sono lo sfanculamento del rivale in diretta mondiale e la doppia occhiataccia che tanto suona come “adesso ti arriva” prima di condurre la Honda dello spagnolo completamente fuori traiettoria. Se Vale perderà il Mondiale, lo avrà perso qui, per aver lasciato che il conflitto personale offuscasse il suo giudizio sportivo. A ben vedere, mica una ragione da poco, in uno sport in cui si corre su due ruote a 320 chilometri all’ora.

Infine, Lorenzo non manca mai di vestire i panni della vecchietta arcigna e seduta sulla sedia di plastica sul marciapiede, che invoca con il dito puntato questa e quella giustizia divina o di regolamenti che, a suo dire, mai lo favorisce. Il maiorchino avrebbe potuto serenamente fare come Pedrosa, ovvero tacere, lasciare che i due facessero a pugni al bancone del bar come nei peggiori western e uscirne con le mani e il viso pulito. Incredibilmente, perchè questo è un grossolano errore di marketing, di comunicazione e di immagine, ha scelto di buttarsi nel fango e difendere lo stesso spagnolo cui tante volte ha addossato le medesime colpe. Segno che i muri si possono buttare giù fisicamente, ma non nella testa di qualcuno.

È un peccato. Peccato per un mondiale bellissimo macchiato da una ragazzata che poco ha di professionismo e che pone fuori dalla pista la questione del Titolo del Mondo. Quello che succederà a Valencia è già storia vecchia, dacchè certamente qualcuno avrà da lamentarsi, in un verso o nell’altro per quanto accaduto a Sepang.

Ed è un bel pasticcio, perchè da questa storia rischia di uscirne screditato tutto il MotoMondiale, mentre invece sono Marc, Valentino e Lorenzo a dover fare mea culpa, senza che vengano tirati in ballo sistemi più grossi. L’auspicio è che prima di Valencia, da qualche parte attorno ad un tavolo, i tre protagonisti degli ultimi 10 anni di MotoGP si seggano e risolvano i loro problemi intestini lontano da telecamere, microfoni e motori, chiudendo la vicenda intera da bimbi adulti.

Se così non sarà, cosa molto probabile, tutti e tre avranno buttato alle ortiche una colossale occasione.

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