In Formula 1

Rapidissima incursione del lunedì mattina, che qui la gente c’ha da fare e non è che può stare a leggere storie di cattivi leggendari e macchine veloci.

Per dirla spiccia, invidio i benpensanti (cit. ovviamente Frankie Hi-Nrg, 1997) che si aspettavano che ieri Hamilton ridesse la posizione a Bottas prima della fine del Gran Premio di Russia, in scena sul circuito Olimpico di Sochi sotto lo sguardo tardivo del presidentissimo. Invidio la fanciullesca innocenza (cit. ovviamente Leopardi, 1829) di chi supponeva che, con in gioco la tenzone mondiale, a Sancho Panza venissero dati gli onori del Don Chisciotte.

I novelli De Coubertin che dalle loro case di marzapane oggi invocano la sportività e l’eleganza del partecipare dimenticano alcuni dettagli, che però è ben ricordare.

Il primo è che noi saremo belli e sportivi, ma quegli altri hanno vinto quattro (facciamo cinque, giù che ci siamo) mondiali di fila. E prima di loro, quegli altri scorretti e poco educati ne avevano vinti altrettanti. Anche in quel caso, comunque, noi sempre elegantissimi.

In secondo luogo, è ora di finirla di far la volpe e l’uva coi giochetti di scuderia. Gli altri, quelli in grigio, possono permetterselo perchè hanno sempre due macchine là davanti. Anche noi dovremmo avere un finlandese che fa da scudiero ma, vuoi per una ragione vuoi per quell’altra, sta sempre a dieci secondi dalla testa della corsa.

In terzo luogo, e questo sì invece è importante, la Formula 1 è uno sport di squadra. I “team”, che si chiamano così non a caso, hanno due macchine a testa e ne dispongono come meglio preferiscono e secondo il regolamento. Da circa un decennio gli ordini di scuderia sono assolutamente permessi dalla FIA, che peraltro dal 2012 impone che tutte le comunicazioni radio fra muretto e pilota siano messe a disposizione del broadcasting internazionale. Gli anglotedeschi, da sempre gente pragmatica e poco incline al rischio, a metà gara vedono il leader del mondiale in seconda posizione, assediato dal rivale, e poco più avanti il finnico. Decidono di girare le macchine. Risultato: il leader del mondiale aumenta il vantaggio in classifica e la scuderia fa comunque 1-2. Al netto dell’eleganza, pare che la strategia abbia funzionato.

Anche sulla narrativa del Bottas deluso, amareggiato e tradito dal destino cinico e baro c’è poi da discutere. Il buon Valtteri, onestissimo gregario ma certamente non il miglior pilota del mazzo, ha la fortuna di accomodarsi una domenica sì e una no sul sedile più veloce del massimo campionato mondiale di Motorsport, che gli vale il terzo posto in classifica generale. A fronte del disturbo, Mercedes AMG gli riconosce un contributo spese di circa 10 milioni di euro all’anno (9,8) e, al momento in cui si scrive, anche un fermino contrattuale per l’anno 2019. Immagino ci siano lavori peggiori, ma non vorrei sbilanciarmi

Infine, è opinione di chi scrive che il triste carrozzone e il teatrino dei delusi montato ieri dalla stessa Mercedes a fine gara (“per noi è un giorno molto difficile”) sia una baraccata bella e buona. Scopo di Wolff e compagni è vincere titolo piloti con Hamilton e titolo costruttori, sconfiggendo gli emiliani. Così stanno facendo, e nel rispetto delle regole (i benpensanti intanto dimenticano che ieri Vettel è stato graziato per un doppio cambio di traiettoria in staccata unicamente perchè Magnussen -che ieri guidava come se l’avesse rubata- cinque giri prima aveva fatto molto di peggio).

Avanti tutta.

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