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Valentino Rossi:
La solitudine dei numeri primi

Quando scende dal podio di Brno, il vento caldo del sud est della Repubblica Ceca d’agosto ha già quasi asciugato ogni stilla di sudore. Ci sono le labbra secche e tagliate per la sete, i polsi doloranti per quel manubrio così pesante da raddrizzare e la tuta di pelle blu, resa incandescente dal bianchissimo sole estivo. Ma non una goccia di sudore. Non più. E neppure una lacrima, vent’anni dopo. 

Se vi state chiedendo come mai, forse è perché non avete fatto i compiti.

Valentino Rossi ha appena terminato l’undicesima gara di questo Campionato del Mondo MotoGP 2015. Oggi, quando si scrivono queste righe, ha 211 punti, come il suo compagno Jorge Lorenzo, con cui condivide la testa della classifica. Questa è la ventesima stagione della sua carriera, dopo l’esordio con Aprilia nel 1996 a 17 anni. Vinse proprio qui, a Brno, la sua prima gara, due decenni or sono. Pare una vita, e lo è. E questi sembrano solo numeri, ma non lo sono.

A 36 anni compiuti, Rossi ha percorso in sella ad una motocicletta circa centoventimila e duecentosettantadue chilometri durante sessioni ufficiali del MotoMondiale, più di tre volte la circonferenza della terra. Ha preso parte a 323 Gran Premi, vincendone 111, finendo sul podio 207 volte e conquistando, in tutta la carriera 5304 punti complessivi. In tasca ha 9 titoli del Mondo. Nove.

Di nuovo, se vi sembrano solo numeri, forse dovreste leggere qualcos’altro.

Tavullia, adagiata sulle colline del pesarese, è uno strano posto per partire alla conquista del Mondo. Da quassù, fra il verde dei campi, le strade di acciottolato e le case basse di mattoni gialli, le cose hanno una prospettiva diversa. Il tempo corre più lento, la luce dura più a lungo e crea ombre dolci e profonde nelle scanalature delle valli. É un luogo strano, come sanno esserlo solo certi nostri paesi dell’entroterra, da cui non si vede il mare ma da cui se ne sente sempre il profumo. Da qui, anche oggi e nonostante tutto, tutto ha un’altra prospettiva.

Valentino Rossi non ha bisogno di vincere questo mondiale per entrare nella Leggenda. Il motociclismo, al Rossi pilota, non può più regalare niente poiché Valentino si è già preso tutto. Egli stesso è già Leggenda, è il motociclismo, è l’essenza stessa di questo sport. Meglio di lui, in termini di titoli vinti, ha fatto solo Agostini, ma erano altri tempi. A differenza di Agostini, Rossi ha dovuto scavalcare con le unghie e con i denti generazioni e generazioni di moto, piloti, circuiti, idee. Tutto diverso. Quello sport che oggi Valentino pratica ogni due domeniche è solo un lontano parente di quella follia sregolata su due ruote di venti anni fa. 

Ancora oggi, come venti anni e centoventimila chilometri fa, Rossi è su quel podio a Brno, con gli occhi fissi e il cuore che, lentamente, riprende il suo battito normale. 

TESTI E ILLUSTRAZIONI DI EMANUELE VENTUROLI

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