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miami san antonio

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Quello che più stupisce, forse, è l’organizzarsi silenzioso, quasi rituale. L’assemblarsi liquido di gruppetti sparuti che escono nella notte, vestiti di un paio di pantaloncini e scarpe comode. Si danno appuntamento tramite cellulare, su Facebook e Twitter, concordando orari, metodi, strategie.

Li incontri d’un tratto, nella sera delle città di tutto il mondo, su biciclette scalcagnate e su motorini chiassosi, le facce piene di sonno, mentre si dirigono verso questa o quella casa per vedere la partita più importante dell’anno, quella su cui si concentrano gli occhi di chiunque abbia mai messo le mani su una palla a spicchi. Perchè per chi ama il basket, la notte della Grande Finale è qualcosa che semplicemente s’ha da fare.

Quando si alza la palla a due fra San Antonio e Miami la notte di Bologna è calda e nera. In tante case, computer e televisori sono accesi e sintonizzati su sei fusi orari di differenza. Le tre qui da noi, le nove in Florida. Per chi da sempre si condanna a dormire due ore pur di vedere sollevare quel trofeo, c’è qualcosa di decisivo in questo assurdo rituale. E’ qualcosa di profondamente sciocco (ovviamente lo è, poichè ci si costringe a un day after d’inferno) ma di profondamente romantico: qualcosa che solo il basket, io credo, può regalare.

Sui telefoni, da tutta la città, da tutta Italia, arrivano i commenti e i Tweet di tutti quelli che stanno guardando la partita. Amici, parenti, un gran carnevale di facce viste mille volte sui campetti d’asfalto d’estate e nelle palestre gelide d’inverno. D’un tratto, come per magia, la notte è nostra. La partita, come tutta la straordinaria serie finale, non tradisce le aspettative e regala colpi di scena e minuti conclusivi al cardiopalma. Anche lui, il Prescelto, recita il suo ruolo alla perfezione, senza una sbavatura, regalando al suo pubblico, seduto sui divani di tutti i meridiani del mondo, uno spettacolo sopraffino.

Magia di una notte, di un gioco che unisce come pochi altri al mondo mentre nei salotti si alternano birre e caffè, indecisi se queste ore siano da considerarsi ancora dopocena o già colazione. E’ una notte bellissima perchè genuina, fatta solo di una partita e un gruppo di amici. A chiunque chiedesse mai cosa troviamo poi di incantevole in questo sport, come in tutto lo sport, bisognerebbe fare vivere notti come questa. Capaci di unire più di mille parole, più di mille promesse. E’ bello, bello davvero. 

Quando l’ultima sirena suona, il sole nelle nostre città è già alto e il tepore di giugno inizia ad entrare dalla finestra. Miami campione, giusto così. Fra un’ora e mezza suona la sveglia. Ne è valsa la pena.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
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Emanuele Venturoli
Emanuele Venturoli
Laureato in Comunicazione Pubblica, Sociale e politica all’Università di Bologna, da sempre è appassionato di marketing, design e sport. Già prima di terminare gli studi inizia a lavorare nel marketing sportivo e scopre l’importanza di tutto quello che c’è al di fuori dal campo di gioco. Dal 2012 è in RTR Sports, di cui oggi è Head of Communication e Marketing Officer per i progetti legati alla Formula 1, alla MotoGP e al meglio degli altri sport a motore a due e quattro ruote.
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