In MotoGP

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Ai detrattori, ai polemici da bar, a quelli che “i motori erano meglio ai miei tempi”, a quelli che la moto è peggiorata e non ci son più i campioni. A tutti costoro consegniamo in eredità la registrazione di Silverstone 2013, classe MotoGP, da tenere sul comodino e da guardare obbligatoriamente prima e dopo i pasti.

Gara strabiliante

Un Gran Premio ricco di battaglie e di vicende personali  corso su una pista veloce e che non fa sconti. A tal proposito, citofonare Marquez, Crutchlow e Hayden, terzo piano.

Proprio il cabroncito al mattino assaggia la ghiaia e la polvere inglese, perdendo la numero 93 su un dosso e precipitando sull’asfalto con la clavicola. Lussata, giusto per proseguire la tradizione delle spalle sinistre spagnole che già hanno colpito Pedrosa e Lorenzo. Ironia della sorte, il botto di Marquez avviene nel punto esatto in cui, qualche giro prima, era uscito anche Crutchlow. Ci manca poco che la Honda volante non finisca addosso ai commissari intenti a rimuovere dalla ghiaia la Yamaha Verde e nera. Patatrac evitato di pochissimo.

Poco male, Marquez è fit to race (o almeno, così dicono Clinica Mobile e commissari) e vuole godersi il suo primo Silverstone in MotoGP dalla prima casella. Allo spegnimento delle luci rosse, però, la scena è tutta per Jorge Lorenzo. Il maiorchino scatta dalla piazzola numero due a palla di cannone e si impossessa della testa della corsa, con Marquez alle spalle. Bastano 5 curve e i due spagnoli hanno fatto il vuoto dietro di sè.

Nelle retrovie (si fa per dire) Rossi, Bautista, Bradl e Pedrosa e compagnia se le danno di santa ragione, con il Dottore che deve fare però i conti con Honda clienti assai competitive. Chi invece non ci sta a fare da comparsa è Dani Pedrosa che, dopo una partenza sciapa si butta all’inseguimento dei primi due, raggiungendoli dopo una manciata di giri.

Dopo essersi ricompattato, il terzetto di testa degli spagnoli comincia a battere un ritmo forsennato, con Lorenzo sempre davanti a Marquez e Pedrosa ad attendere l’errore dei due litiganti. E’ questione di centimetri a velocità stratosferiche, ma Marquez non trova il modo di prendersi la testa della corsa perchè Lorenzo è semplicemente divino. La sua Yamaha gira le curve con il compasso e mentre le due Honda sbuffano, saltano e rimbalzano nell’entrata in curva, il Campione del Mondo in carica disegna traiettorie e sembra avere poesia nel motore.

La gara dell’uomo Yamaha è perfetta, ma non abbastanza da scoraggiare il ragazzino terribile. Quando mancano un pugno di giri alla fine, Marquez butta il muso davanti a quello di Lorenzo in una manovra folle e -sulla carta- infattibile. E invece l’azzardo riesce e, come per magia, ora c’è tanto arancione davanti al blu.

Sembra la fotocopia di Brno, con un Lorenzo da 10 e lode superato dal talento e dall’entusiasmo di Marquez. Sarebbe ironico e crudele per il maiorchino se si concludesse ancora così, se a spuntarla fosse il ragazzino, nonostante la perfezione totale della sua gara.

Forse passa questo per la testa di Jorge Lorenzo che, d’un tratto, d’istinto, si butta dentro la curva come un falco e supera il 93, riprendendosi la testa. E’ l’inizio di una delle bagarre più straordinarie della storia recente del motociclismo.

Lorenzo e Marquez inventano traiettorie, si passano e si ripassano, in un gioco di incroci e di invenzioni motoristiche. Si sfiorano, ma non si toccano, osano ma non esagerano. E’ l’apoteosi delle due ruote, una lotta splendida al termine della quale però l’uomo Yamaha fa meglio i suoi conti. Lorenzo esce dall’ultima curva con una mezza dozzina di metri di vantaggio e neppure la potenza della Honda è sufficiente per riprendersi la testa della corsa entro la linea bianca.

Lorenzo nell’Olimpo, Marquez dietro di un soffio, Pedrosa terzo senza averci neppure provato. Dietro, Rossi la spunta su Bautista, poi Bradl e Crutchlow, che probabilmente qui sperava di fare meglio. Solito pallore Ducati, con Hayden che la spunta su Bradley Smith e Dovizioso che vede la fine dalla ghiaia.

Ora Marquez ha 30 punti di vantaggio su Jorge nella corsa al titolo, in un campionato ancora aperto e tutto da vedere. Ma soprattutto, i due spagnoli ci hanno regalato una gara che rimarrà nel cuore.

Che Silverstone che è stata.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
Pictures from the web

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