March 20, 2017 Switch to English Version

Spuntature: Ranieri, il Leicester e il BIRGing. Ecco perchè li abbiamo tanto amati

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leicester-sports-marketingC’è un termine per definire quanto sta succedendo attorno alla favola Leicester, se prendiamo in considerazione l’oceanica folla di nuovi fans degli uomini di Ranieri: BIRGing, l’acronimo anglosassone di Basking In Reflected Glory. Il BIRGing, che letteralmente significa Crogiolarsi Nella Gloria Riflessa, è un fenomeno ben conosciuto dai professionisti del marketing sportivo e rappresenta, e cito Shank e Lyberger (Sports Marketing: A Strategic Perspective, 5th edition), l’atto di associarsi a squadre o team vincenti per profittare della gloria momentanea. Noialtri, che non amiamo l’ostinazione inglese nel dare un nome a qualunque roba ci circonda, conosciamo meglio il fenomeno in questione sotto la voce più pane e salame di saltare sul carro del vincitore.

Vuole la teoria del marketing (e sì, ora vi beccate pure la spiega, ve tocca) che il BIRGing sia uno dei più diretti corollari di un processo mentale molto specifico denominato SEA, Self Esteem Enhancement (potenziamento dell’autostima) del tifoso. Il Self Esteem Enhancement è quel percorso cognitivo ed emotivo che ricompensa positivamente i fans quando la loro squadra, o il loro atleta preferito, vincono una competizione. Uscendo un attimo dalla teoria e passando alla pratica, la questione è assai semplice. Tutti i veri tifosi conoscono bene quel sentimenti di scoramento e profondo abbandono che si ha quando la propria squadra perde; e parimenti ben conoscono quell’euforia sconfinata e onnicomprensiva che giunge quando invece si riporta una vittoria.

A sua volta, il Self Esteem Enhancement è, secondo Wann (Daniel L. Wann, “Preliminary Validation of the Sport Fan Motivation Scale,” Journal of Sport & Social Issues (November 1995), 337–396) uno degli otto motivi che ci portano a guardare e ad amare tanto lo sport. Questi “fan motivator factors” sono:

  • self-esteem enhancement – Aumento dell’autostima e delle sensazioni positive in relazione alla vittoria;
  • diversion from everyday life – Allontamento dello sport dalle traiettorie e routine della vita quotidiana;
  • entertainment value – Intrattenimento;
  • eustress – Capacità di produrre uno stato di benessere fisico e mentale (apparentemente, guardare uno sport che ci piace libera endorfine);
  • economic value – Possibilità di generare valore monetario diretto o indiretto;
  • aesthetic value – Valore estetico dello sport (il bel gioco come forma d’arte);
  • need for affiliation – Bisogno di affiliazione (tifoserie, club, circoli);
  • family ties – Capacità dello sport di rafforzare i legami familiari e di amicizia;

Tutto bene, si dirà, ma che c’entra tutto questo con Ranieri e con il Leicester? Approfondendo il discorso sul BIRGing ed andando a scomodare Madrigal (Robert Madrigal, “Cognitive and Affective Determinants of Fan Satisfaction with Sporting Events,” Journal of Leisure Research, vol. 27 (Summer 1995), 205–228) si scopre che -a livello cognitivo ed affettivo- sono tre le componenti che ci portano a saltare sul carro dei vincitori, o appunto a crogiolarci della gloria riflessa. Queste tre componenti sono:

  • Expectancy disconfermation, ovvero disattesa (positiva) delle aspettative;
  • Team Identification, ovvero identificazione con i valori e la personalità della squadra
  • Perceived Quality of the Opponent, ovvero qualità percepita degli avversari.

Analizzando questi temi uno per uno, si scopre che il team di Ranieri è l’esempio da manuale di quanto la teoria recita. In relazione alle aspettative che c’erano sulle volpi di Leicester ad inizio anno, non v’è dubbio che esse non contemplassero neppure lontanamente quanto è accaduto. I bookmakers più inaspriti davano il Leicester addirittura in corsa per la retrocessione, mentre la stragrande maggioranza dei commentatori li poneva comunque senza dubbio nella parte bassa della sinistra del tabellone. Lo stesso Ranieri aveva detto ad inizio anno che la squadra avrebbe giocato per i 40 punti che valevano la salvezza, poi si sarebbe visto. Questo clamoroso ribaltone dei pronostici è senza dubbio uno dei motivi dello sconfinato amore che il mondo ha oggi per il club in blu: in fondo in fondo, tutti amiamo un bel finale ad una grande storia.

Il capovolgersi delle aspettative non sarebbe però a nulla valso senza il punto numero due della nostra lista, ovvero il Team Identification, l’identificazione con l’immagine e i valori di una squadra. Inutile girarci intorno: questo Leicester era ed è una squadra che non si può non amare. È una squadra umile, lavoratrice, fatta di ragazzi entusiasti e guidata da un allenatore moderato e mai sopra le righe. Soprattutto, questo Leicester si è dimostrato un gruppo fantastico, un collettivo di giocatori che ha mostrato di valere di più della semplice somma dei singoli. Per dirla in parole povere, è una squadra simpatica, lontana dalla boria dello United (di cui rimango sempiterno sostenitore), dall’arroganza del City, dalla sfrontatezza irriverente del Barcellona o dalla spacconaggine del Real. È una squadra che piace poichè è una squadra in cui è semplice e bello immedesimarsi.

Infine, e qui si passa al tema numero tre, la favola di Vardy e company è andata fortificandosi mano a mano che si allungava la striscia degli illustri sconfitti. Mentre le Foxes raccoglievano punti all’Emirates, a Stamford BridgeWhite Hart Lane, il loro seguito si accresceva e guadagnava in fiducia, perseguendo l’antico rituale per cui nella fiaba di Davide contro Golia nessuno davvero tifa per il gigante forte e cattivo.

Ieri sera, quando Tottenham e Chelsea hanno pareggiato consacrando definitivamente il Leicester Campione della Premier League, a fare festa non è stata solo la città che fu di Graham Chapman, ma tutta l’Inghilterra e il mondo del Calcio intero. Quella delle Foxes è la storia della piccola che diventa grande, dello sconosciuto che diviene eroe e poi leggenda. Del sogno che si realizza.

E in fondo, teoria a parte, non è proprio questo la ragione per cui amiamo così tanto questo sport?

 

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Emanuele Venturoli
Communication Manager per RTR Sports. Appassionato di motorsport, musica e tech.

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