mirco lazzari ml magazine motorsport and life

Mirco Lazzari’s ML Magazine

Numero 5 – 2020

mirco lazzari ml magazine motorsport photography

Nessun ostacolo potrà fermarti fino a che la voglia di volare sarà più forte della paura di cadere
– Angelo de Pascalis

ML Magazine è la nuova avventura editoriale di Mirco Lazzari: un viaggio tra fotografia, sport, cultura e colori. Mirco Lazzari è uno dei più conosciuti e apprezzati fotografi del Mondiale MotoGP e Superbike e ha realizzato alcuni degli scatti più celebri di tutto il motorsport. Siamo onorati di potere ospitare il suo lavoro sulle nostre pagine. Potete leggere l’edizione completa di ML Magazine al link sottostante.

Re-Start

Siamo qui, di nuovo in pista. Finalmente.

In pochi, in 15, però ci siamo. E con orgoglio.

È tutto diverso, è tutto strano. 

Complimenti, comunque, a chi è riuscito a fare sì che si possa ripartire pur tra mille limitazioni e precauzioni ma con uno spirito nuovo.

È un po’ un “uno per tutti e tutti per uno” tra noi fotografi, con una collaborazione che forse mai si era vista prima. Collaborazione volta a cercare di fornire a tutti, piloti, team e testate giornalistiche quel materiale che permetta di mostrare non solo le competizioni ma anche tutto quello che occorre fare per rivivere grandi gare e momenti sportivi in questo momento storico così particolare. Dall’altra parte, per ognuno di noi, è anche una grande esperienza sia professionale che personale.

Da un certo punto di vista è una sfida nuova per tutti noi che viviamo con la macchina fotografica in mano, un po’ un ritorno al passato. Sono stimoli, voglia di riuscire a “leggere” le gare come si faceva una volta.  Farlo per te, per gli altri… però meglio degli altri. Sì, perchè in un mondo abituato ad avere di tutto e di più, speaker che ti trasmettono le emozioni di cosa succede in pista, video wall che te lo mostrano e che mentre con il tuo scooter vai da una curva all’altra ti permettono di gestire la tua gara, anche solo capendo quanti giri mancano alla fine. Bene, questo ora non esiste! No video, no pubblico esultante nè boati nei momenti top, nulla di tutto ciò. Devi rispolverare i vecchi ricordi, le vecchie esperienze non solo di gare titolate ma anche di gare minori per gestirti al meglio. Guardare l’orologio calcolando la durata della competizione e verso la fine farti aiutare dai commissari per sapere quanti giri mancano al termine. Organizzarti e riorganizzarti al volo. E da soli, senza collaboratori che ti aiutino o ti tolgano le castagne dal fuoco se qualche calcolo lo hai sbagliato. Puntando solo sulle tue di forze, si proprio forze, anche fisiche, perchè quando i gradi sono più di quaranta e devi indossare sempre la mascherina FP2 oltre che il casco, maniche lunghe perchè dopo mesi in cui siamo usciti poco all’aperto anche le creme solari aiutano fino ad un certo punto, ebbene sì, gli anni che passano li senti tutti!

Poi però penso a quello che da sempre mi dice Angelo Orsi: “Mirco, ricorda sempre che lavorare in fonderia è peggio! 

Ed allora ok, è vero, in fondo il nostro è sempre il più bel lavoro del mondo!

Behind the Scene

Get your motor runnin’

Quando scrissero queste parole e le accoppiarono alla loro musica, gli Steppenwolf non immaginavano neanche lontanamente di entrare nella storia e nel luogo comune. Era il 1968 e negli Stati Uniti e nel mondo in parecchi erano convinti che presto sarebbero cambiate tante cose. Di sicuro due. Il brano “Born to bel wild” divenne popolarissimo perché l’anno dopo venne inserito nella colonna sonora del film più a due ruote della storia, Easy Rider. Lo stesso brano è servito ad ulteriore colonna sonora di un’infinità di filmati, sigle, commenti a servizi giornalistici, ricordi di viaggio e chi più ne ha più ne metta. Insomma, un autentico luogo comune che ha ispirato un immenso numero di varianti che però recitano sempre così: “un bel riff di chitarra, testo urlato, facilmente cantabile nel ritornello”, la musica giusta per la moto!

Ma è davvero la musica giusta per la moto? Anni di racconto televisivo hanno contribuito ad enfatizzare due fasi ben distinte. La prima molto rock, con immagini di azione, sorpassi e controsorpassi, cadute, scintille, sbacchettamenti, trionfi e un’altra più tecnico-riflessiva, meditativa, con immagini rallentate come a svelare la tecnica rallentandola o la concentrazione del pilota che, altro luogo comune, quando si concentra rallenta. In contrapposizione alla velocità con la quale la testa del rider pensa in corsa. Non è detto che le cose funzioni così e nemmeno che il motociclismo sia solo questa alternanza di rock e soft, di urla e di silenzio. È solo un modo comodo e comprensibile di raccontarlo, possiamo però compiere qualcosa di rivoluzionario anche nel nostro piccolo, cambiando la colonna sonora: via il rock e le urla del commentatore durante l’ultimo giro di una sfida rovente tra Marquez e Dovizioso e al loro posto piazziamo il Minuetto di Boccherini. Esperimento probabilmente fatuo ma divertente che ci fa capire quanto ci sia ancora da lavorare per migliorare il racconto di uno sport.

Tutte le fotografie e il contenuto di questa pagina sono proprietà di Mirco Lazzari e sono qui ripubblicate con il consenso dell’autore e dei suoi soci.

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