In Sponsorizzazioni Sportive

Il tifoso, specialmente di alcune discipline sportive, ama la sua squadra alla follia. A quest’amore viscerale per la sua squadra a volte si accompagna una profonda antipatia per alcune altre. In genere gli sport di squadra sono quelli che soffrono di questo “problema”. Calcio, basket, pallavolo e le discipline che identificano la provenienza geografica del team possono mostrarci, di tanto in tanto, il lato peggiore del tifo.

Nel calcio raramente si vede una tifoseria applaudire la squadra avversaria (vedi il caso della rovesciata di Ronaldo nella partita con la Juve, forse l’unico momento che ricordi negli ultimi venti anni in cui tutto lo stadio, seppur di fronte ad una pesante sconfitta, non ha potuto che applaudire al gesto atletico di un campione unico).

sponsorizzazioni-sportiveCampanilismo radicato

Nella stragrande maggioranza dei casi sentiamo fischi, insulti, o assistiamo a risse e guerriglie, tanto da dover proteggere gli stadi e le squadre con polizia, armi, scorte…

Questo campanilismo può influenzare le scelte d’acquisto di un tifoso? Sì.

Tra i supporter di una squadra e i suoi sponsor si crea un rapporto particolare, di simpatia e preferenza che può sfociare nell’acquisto di prodotti e servizi da parte del tifoso.

Scelgo la banca che sponsorizza la mia squadra del cuore o quella del mio acerrimo nemico?  La marca di auto associata alla squadra che detesto o un altro marchio qualsiasi?  Se può, il tifoso sceglie il marchio vicino alla sua squadra o all’atleta del cuore piuttosto che quello dell’avversario (le donne sono meno influenzate da quest’aspetto rispetto ai maschi*).

Ragioniamo a 360 gradi

Consideriamo anche questo particolare quando mettiamo insieme un programma di sponsorizzazione; non ragioniamo solo di pancia, da tifosi, ma in modo razionale; dobbiamo pensare al target del nostro Brand/azienda e a quello che vogliamo ottenere e non alle partite che ci piacerà andare a vedere.

Se ci riferiamo al calcio, il momento che unisce tutti sotto una stessa bandiera, è collegato a Europei e soprattutto Mondiali. Manifestazioni meravigliose che hanno nella cadenza quadriennale il loro punto debole. Se vogliamo esserci stagione dopo stagione, e teniamo presente quanto appena accennato, magari esaminiamo anche altri sport che a prima vista non sembrano tanto popolari quanto il calcio ma che hanno la prerogativa di non dividere.

Interessante sarebbe (e mi riservo di fare l’esercizio) paragonare il numero dei tifosi di ogni singola squadra di serie A con il numero dei tifosi delle stelle di alcuni altri sport meno visibili e popolari.
Nel momento della scelta L’AD e il direttore marketing devono ricordarlo sempre.

*Source: Fan DNA Survey, August 2014, total for eight countries (USA, UK, Germany, Mexico, Malaysia, China, Japan, Australia), respondents aged 16-65 at least a little interested in sport (80-95% of total age group population) n=24,024

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Riccardo Tafà
Riccardo nasce a Gulianova, si laurea in legge all’Università di Bologna e decide di fare altro, dopo un passaggio all’ ISFORP (istituto formazione relazioni pubbliche) di Milano si sposta in Inghilterra. Inizia la sua carriera lavorativa a Londra nelle PR, prima da MSP Communication e poi da Counsel Limited. Successivamente, seguendo la sua insana passione per lo sport, si trasferisce da SDC di Jean Paul Libert ed inizia a lavorare nelle due e nelle 4 ruote, siamo al 1991/1992. Segue un breve passaggio a Monaco, dove affianca il titolare di Pro COM, agenzia di sports marketing fondata da Nelson Piquet. Rientra in Italia e inizia ad operare in prima persona come RTR, prima studio di consulenza e poi società di marketing sportivo. 
Nel lontanissimo 2001 RTR vince il premio ESCA per la realizzazione del miglior progetto di MKTG sportivo in Italia nell’anno 2000. RTR tra l’altro ottiene il maggior punteggio tra tutte le categorie e rappresenta L’Italia nel Contest Europeo Esca. Da quel momento, RTR non parteciperà più ad altri premi nazionali o internazionali. Nel corso degli anni si toglie alcune soddisfazioni e ingoia un sacco di rospi. Ma è ancora qua, scrive in maniera disincantata e semplice, con l’obiettivo di dare consigli pratici (non richiesti) e spunti di riflessione.
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