In Marketing Sportivo, Sponsorizzazioni Sportive

Quando è iniziata la pandemia e le nazioni hanno dovuto introdurre i lockdown ci siamo dovuti fermare tutti. Inizialmente si pensava, o meglio ci si voleva illudere, che lo sport potesse andare avanti senza intoppi, a porte chiuse, senza pubblico… poi ci si è resi conto che non era possibile farlo in totale sicurezza e quindi anche lo sport si è fermato. Per la prima volta nella storia.

Era infatti difficile pensare che soprattutto gli sport di contatto potessero essere sicuri; nel calcio, nel basket o nel rugby, i giocatori si toccano, si scontrano continuamente, sudano; impossibile poter mantenere le distanze.
In altri sport invece le trasferte internazionali sono diventate un grosso ostacolo; come poter gareggiare in America o in Asia quando la maggior parte dei team è in Europa? Non era sicuro, le nazioni avevano chiuso le frontiere, introdotto le quarantene, quindi stop ai viaggi.

Nei mesi di lockdown le organizzazioni sportive hanno dovuto quindi ripensare e rivedere tutti i programmi e trovare nuovi soluzioni. Calendari modificati, introduzione di procedure di sicurezza, regolamenti riviste e implementati, test continui a tutti i giocatori e allo staff, bolle rigide in cui potersi muovere.
Tutto quello che era possibile pensare e fare per poter riprendere a giocare, a correre, anche senza pubblico, ma almeno ricominciare, è stato pensato e fatto.
La MotoGP ha ripreso con un calendario ampiamente modificato, il tennis è riuscito a far giocare due Grand Slam, il calcio ha ricominciato a porte chiuse, la Maratona di Londra ha fatto correre solo gli elite runners e tutti gli altri iscritti lo hanno fatto per conto proprio in giro per il mondo. Insomma pian piano, con qualche intoppo, si è ripartiti, ma cosa ci aspetta nei prossimi mesi?

È evidente che anche le aziende che investono nello sport si porranno la stessa domanda.
In un momento come questo in cui tutto l’intrattenimento dal vivo (cinema, teatri, concerti, spettacoli) è praticamente venuto a mancare, ci ritroveremo ancor più di prima davanti allo schermo, in casa, sul divano, e lo sport live sarà un passatempo certamente gradito e ancor più cercato dal pubblico.

Le aziende quindi continueranno a comunicare attraverso lo sport la cui rilevanza sociale è evidente e si dovrà scegliere la disciplina sportiva in modo ancor più accurato.

A che sport mi devo associare?

Generalmente quando si sceglie lo sport o la squadra da sponsorizzare si tiene conto di una serie di fattori. I principali sono legati ai valori della disciplina sponsorizzata che devono essere coerenti col marchio/prodotto dello sponsor, la popolarità dello sport, il target a cui si riferisce, l’ampiezza dell’audience e la sua diffusione territoriale e… via dicendo. Da oggi però bisognerà anche tener conto di un altro elemento che non solo affianca quelli precedentemente accennati ma in qualche maniera li sovrasta tutti: la maggiore o minore probabilità che l’evento sportivo/campionato/torneo venga cancellato o meno a causa dei contagi.

Si giocherà sempre?

Ovviamente non è possibile garantire con certezza che gare, match e campionati vengano giocati sempre, senza interruzioni, o rinvii o modifiche al calendario però è chiaro che ci sono degli sport che hanno e avranno, meno probabilità di essere interrotti rispetto ad altri.
Si tratta di tutte quelle discipline in cui il distanziamento sociale degli atleti è garantito dalla natura stessa dell’attività sportiva.
Gli sport di contatto come il rugby, il calcio, il basket, negli ultimi giorni il ciclismo (vedi Giro d’Italia), quelli di combattimento in genere espongono i protagonisti a continue interazioni fisiche che potenzialmente favoriscono la trasmissione del virus. Sarà più difficile tutelare la salute di chi attivamente partecipa a queste discipline piuttosto che quella, per esempio, di tennisti e piloti di auto o moto.

sport covid

Uno spunto di riflessione

In una situazione di emergenza bisogna adattare sia gli atteggiamenti che l’attività. Le aziende che investono nello sport devono chiedersi se non convenga guardarsi attorno e muoversi verso lidi più sicuri, magari senza interrompere quanto già in essere ma dotandosi di una ciambella di sicurezza su cui eventualmente fare leva in caso di necessità.
Non sarebbe la prima volta che due realtà di discipline diverse convivono sotto l’ombrello dello stesso sponsor. Pensate a Pirelli che sponsorizza il calcio con l’Inter e la F1. Pirelli certamente non rimarrà a corto di argomenti di comunicazione o visibilità automatica legata agli eventi.

E se poi le risorse non sono quelle di Pirelli e bisogna fare una scelta, allora forse potrebbe essere più prudente muoversi verso gli sport che rappresentano un “rischio” minore.
Tra questi i più popolari sono certamente la F1, FormulaE, MotoGP, il Tennis tanto per citarne alcuni che permetterebbero di dialogare e ingaggiare audience internazionali.
In alcune nazioni ci sono altre discipline molto popolari e di sicura efficacia in quei territori, tra queste la vela nell’emisfero Australe e negli Stati Uniti o tutto ciò che è legato ai cavalli e al golf in Inghilterra e ancora in USA.  Si tratta chiaramente di alcuni rapidi esempi e si può certamente andare più in profondità in base alle esigenze delle singole aziende.

Testimonial Sportivi

Anche i Testimonial sportivi dovrebbero essere valutati attentamente quando si decide come mitigare il rischio pandemia. Se da un lato è vero che l’atleta vincente è un assett importantissimo per l’azienda, è anche vero che si punta tutto su una sola persona; se l’atleta si ammala e non partecipa alla gara/partita, l’azienda non ha alternativa.
I rischi qui sono controbilanciati dall’ esplosivo potenziale di comunicazione rappresentato dall’ avere a disposizione l’eroe vincente (quando si vince) che assicura ritorni di visibilità e commerciali stellari. Pensate a Jordan, Tiger Woods, Valentino Rossi, Cristiano Ronaldo tanto per citarne alcuni.
La regola generale a cui rifarsi secondo noi potrebbe essere questa: sponsorizzare un singolo atleta rappresenta un rischio maggiore che sponsorizzare una squadra, una squadra rappresenta un rischio maggiore che sponsorizzare una lega o un campionato…. sta poi all’azienda, e all’agenzia che offre consulenza al proprio cliente, avere e valutare tutte le informazioni necessaria (rischi, pericoli, opportunità e benefici). Le sponsorizzazioni non dovrebbero essere mai delle scelte di pancia, ma delle decisioni informate e consapevoli.

Tiriamo le somme

Insomma le alternative non mancano e vi darebbero la possibilità di ridurre il rischio che la pandemia stravolga completamente la parte legata allo sport delle vostre attività di comunicazione.
Tenetene conto e, per quanto possibile e per questo aspetto, i prossimi mesi non dovrebbero riservarvi grandi sorprese.
Se volete degli esempi su come due e quattro ruote potrebbero adattarsi alle vostre esigenze non esitate a contattare RTR Sports Marketing all’indirizzo info@rtrsports.com

Riccardo Tafà
Riccardo nasce a Gulianova, si laurea in legge all’Università di Bologna e decide di fare altro, dopo un passaggio all’ ISFORP (istituto formazione relazioni pubbliche) di Milano si sposta in Inghilterra. Inizia la sua carriera lavorativa a Londra nelle PR, prima da MSP Communication e poi da Counsel Limited. Successivamente, seguendo la sua insana passione per lo sport, si trasferisce da SDC di Jean Paul Libert ed inizia a lavorare nelle due e nelle 4 ruote, siamo al 1991/1992. Segue un breve passaggio a Monaco, dove affianca il titolare di Pro COM, agenzia di sports marketing fondata da Nelson Piquet. Rientra in Italia e inizia ad operare in prima persona come RTR, prima studio di consulenza e poi società di marketing sportivo. 
Nel lontanissimo 2001 RTR vince il premio ESCA per la realizzazione del miglior progetto di MKTG sportivo in Italia nell’anno 2000. RTR tra l’altro ottiene il maggior punteggio tra tutte le categorie e rappresenta L’Italia nel Contest Europeo Esca. Da quel momento, RTR non parteciperà più ad altri premi nazionali o internazionali. Nel corso degli anni si toglie alcune soddisfazioni e ingoia un sacco di rospi. Ma è ancora qua, scrive in maniera disincantata e semplice, con l’obiettivo di dare consigli pratici (non richiesti) e spunti di riflessione.
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