Si pensa che Formula 1 e MotoGP si contendano lo stesso pubblico e gli stessi sponsor. Non è così. Sono due prodotti diversi, costruiti su due idee opposte: la F1 vende squadre, la MotoGP vende campioni. È questa differenza, più dei cavalli o della velocità di punta, a decidere quanto ciascun campionato regge agli alti e bassi, e che cosa compra davvero un brand quando decide di esserci.
I numeri: calendari e pubblico
La Formula 1 e la MotoGP rappresentano il meglio del motorsport a quattro e a due ruote. Nel 2026 il calendario della F1 conta 23 Gran Premi, con il Bahrain corso in Malesia dopo la crisi in Medio Oriente, mentre il calendario della MotoGP ne prevede 22, con il Qatar spostato al 6-8 novembre e legato alla situazione nell’area. Sono due piattaforme promozionali itineranti che per nove o dieci mesi l’anno toccano alcuni dei mercati più importanti del mondo.
I dati di fine 2025 dicono quanto pesano. La F1 dichiara 827 milioni di tifosi nel mondo, circa 70 milioni di spettatori in media per weekend di gara e 6,7 milioni di presenze sui circuiti, il record della sua storia. La MotoGP chiude la stagione con 632 milioni di tifosi, il 12% in più rispetto al 2024, 3,6 milioni di spettatori in pista contro i 3,03 milioni dell’anno prima e un pubblico televisivo cresciuto in media del 9% a Gran Premio, del 26% per le gare sprint. Numeri che collocano questi due campionati all’apice delle proprietà sportive mondiali.
Non esistono altri campionati paragonabili per impatto geografico e frequenza degli eventi. Solo le Olimpiadi e i Mondiali di calcio godono dello stesso prestigio, ma si disputano ogni quattro anni, mentre la Champions League resta un torneo per club europei.
Lo spettacolo: le differenze principali tra i due campionati
I due campionati sono profondamente diversi e offrono spettacoli agli antipodi per la natura dei mezzi, la durata delle gare e la semplicità della corsa, o la sua complicazione nel caso della F1. Un Gran Premio di MotoGP dura una quarantina di minuti, la durata ideale per tenere alta l’attenzione del pubblico, e il numero e la qualità dei sorpassi garantiscono tensione a ogni evento. L’introduzione della gara sprint del sabato, nel 2023, ha esaltato queste caratteristiche: la MotoGP è diventata ancora più coinvolgente e il weekend si è riempito di contenuti, sfruttando al meglio una giornata che prima contava meno.
La Formula 1 è più complicata. Le strategie legate alle gomme sono difficili da capire per il pubblico meno esperto e rischiano di danneggiare anche Pirelli, nominata di continuo quando si parla di degrado degli pneumatici. Sarebbe interessante chiedere a un esperto di neuromarketing se questo messaggio, alla lunga, non si sedimenti in modo negativo nella memoria dei tifosi. È vero, i sorpassi sono tanti, ma quello che i tifosi amano è il sorpasso ruota a ruota in staccata, non quello costruito a metà rettilineo, ieri con il DRS e dal 2026 con la modalità di sorpasso elettrica che lo ha sostituito. La durata della gara, circa un’ora e mezza, l’ingombro delle auto e alcuni circuiti cittadini molto tortuosi non garantiscono sempre uno spettacolo esaltante.

F1 vs MotoGP: la geografia segue l’industria
Il numero di appassionati dei due campionati va di pari passo con la diffusione dei mezzi a quattro e a due ruote. Per popolarità, i campionati rispecchiano il peso delle rispettive industrie nei diversi mercati: auto e moto sono più o meno amate a seconda di quanto vengono usate nella zona di riferimento.
Il Sud-est asiatico è oggi l’area di maggiore espansione per la MotoGP, anche grazie a un numero impressionante di moto vendute, e l’India, dove il Gran Premio si è corso solo nel 2023, resta un mercato enorme da conquistare. In India, nell’anno fiscale 2024-25, le case hanno consegnato al mercato interno 19,6 milioni di veicoli a due ruote contro circa 4,3 milioni di auto: più di quattro due ruote per ogni auto. In Thailandia, Vietnam e Indonesia più di otto famiglie su dieci possiedono almeno una moto, ed è proprio lì che l’interesse per il campionato è più forte.
La F1, invece, ha un seguito più ampio in generale ed è ancora più forte nei mercati solidi e maturi: Europa, Americhe, Medio Oriente, Australia, Cina e Giappone, i capisaldi della disciplina. E l’Africa tornerà. Il 13 ottobre 2026 la F1 ha annunciato un accordo decennale con il Ruanda per un Gran Premio su un circuito nuovo vicino a Kigali, previsto all’inizio degli anni Trenta. L’ultima gara africana risale al 1993, a Kyalami.
Team oriented contro star oriented: chi regge meglio gli alti e bassi
La Formula 1 e le sue squadre, che siano o no l’emanazione diretta di un costruttore, hanno a mio avviso una strategia di comunicazione migliore, che le mette al riparo da improvvisi cali di interesse. Le squadre di F1 hanno sempre spinto il proprio marchio e quello dei partner, mentre la MotoGP ha fatto troppo spesso leva sul pilota e sul suo carisma. Probabilmente è anche il risultato della maggiore visibilità del pilota delle due ruote, completamente esposto e quindi al centro della comunicazione anche durante la gara.
La realtà, però, è che i piloti passano e le squadre restano, e una comunicazione incentrata sulla star crea per forza di cose alti e bassi difficili da contrastare. Quando Schumacher e poi Vettel hanno lasciato la Ferrari, o Hamilton la Mercedes, per passare alla Ferrari nel 2025, le squadre sono rimaste le stesse nella percezione dei tifosi e il campionato non ha avuto flessioni. Quando invece un campione della MotoGP si ritira o cambia squadra, il valore percepito della squadra, o dell’intero movimento, ne risente subito: basti pensare al ritiro di Valentino Rossi alla fine del 2021 e al calo d’interesse che ne è seguito.
Il 2025 lo ha confermato, al contrario. Il ritorno al vertice di Marc Márquez, campione del mondo per la settima volta nella classe regina e per la prima volta con la Ducati, ha coinciso con la stagione dei record di pubblico. La lezione resta la stessa: il campione accende il campionato, ma non si può pianificare la scoperta di un talento che, oltre alla velocità in pista, abbia anche il carisma e la statura di un Valentino Rossi o di un Márquez.
La MotoGP, e ancora di più le sue squadre, dovrebbero puntare sulla propria identità e mettere in primo piano la propria attività, per evitare che il ritiro di un pilota o la fine della sua carriera scuotano l’intera struttura.

Le differenze nel mercato delle sponsorizzazioni
In F1 è difficile anche solo entrare. Nella nostra esperienza i livelli d’ingresso sono da cinque a dieci volte più alti che in MotoGP, e oggi in Formula 1 non si compra nulla sotto i 2 milioni di dollari l’anno, e quasi tutte le squadre chiedono almeno due stagioni (rilevazione RTR Sports Marketing, settembre 2026). In MotoGP alcune livree, anche di case blasonate, sono un mosaico di adesivi e sponsor di ogni dimensione e forma. Il campionato a due ruote si vende soprattutto nei paesi del Sud Europa o agli sponsor interessati a quelle aree, mentre Thailandia e Indonesia sono mercati in cui ci si sta muovendo e che sembrano molto promettenti, e l’India resta una scommessa da riprendere.
Il sogno resta la conquista del mercato statunitense, che potrebbe portare più popolarità e ricavi importanti. Nel 2023 la MotoGP aveva chiamato dall’NBA Dan Rossomondo come responsabile commerciale, rimasto fino a gennaio 2026, e dal 2024 in griglia c’è la squadra americana Trackhouse. Il segnale più forte è arrivato nel 2025: Liberty Media, proprietaria della F1 dal 2017, ha completato l’acquisizione della MotoGP, e dal 2026 la ex Dorna si chiama MotoGP Sports Entertainment Group. Il metodo che ha aperto l’America alla F1 è ora a disposizione delle due ruote, e lo analizziamo nel nostro playbook sull’espansione della MotoGP negli Stati Uniti.
La F1 si è imposta commercialmente ovunque, facilitata dalla maggiore diffusione delle quattro ruote e da alcune mosse di comunicazione azzeccate che le hanno aperto le porte degli Stati Uniti: su tutte la serie Netflix Drive to Survive, dal 2019, e un uso molto più deciso dei social. Dal 2026 in griglia c’è anche la Cadillac, undicesima squadra e seconda americana dopo la Haas. Per un confronto concreto tra i due campionati rimando alla nostra analisi su che cosa si compra davvero con una sponsorizzazione in MotoGP e in F1.
Gli anni che verranno: servono davvero aerodinamica in MotoGP e cambi gomme in F1?
A mio avviso no: bisogna semplificare, per motivi diversi. La F1 è troppo complicata da leggere: chi va in pista e non può seguire un commento dal vivo non capisce che cosa succede. Le regole 2026, con power unit a metà elettriche, aerodinamica attiva e la modalità di sorpasso al posto del DRS, aggiungono strumenti invece di toglierne.
In MotoGP avere dei missili non aumenta lo spettacolo: le velocità altissime aumentano soltanto i pericoli. Qui il regolamento va nella direzione giusta. Dal 2027 la cilindrata scende da 1.000 a 850 cc, i dispositivi che abbassano la moto in partenza e in uscita di curva vengono vietati, l’aerodinamica viene ridimensionata e Pirelli prende il posto di Michelin come fornitore unico degli pneumatici. Ne parliamo nel dettaglio nell’articolo sulle nuove regole della MotoGP 2027.
La mia ricetta, non richiesta, per migliorare lo spettacolo
Per la F1 bastano poche modifiche. Basta cambi gomme: le vogliamo tonde, nere e che durino come quelle che gli automobilisti montano sulla propria auto. E freni d’acciaio per allungare le frenate: anche una piccolissima differenza tra i piloti verrebbe amplificata e riporterebbe i sorpassi in staccata, non a metà rettilineo.
Per la MotoGP, lo spettatore non vive la passione sulla velocità massima, che da casa nemmeno percepisce, ma sui duelli e sui sorpassi. Tutto ciò che riduce la capacità di sorpassare e l’agilità della moto, snaturandone l’essenza, andrebbe eliminato per tornare a soluzioni meno estreme. Giusta la riduzione della cilindrata per abbassare le velocità: andando avanti così, molti circuiti sarebbero diventati inadeguati, con vie di fuga insufficienti a garantire la sicurezza.
Per un brand la conclusione è pratica. In F1 si compra il prestigio di una squadra che resta, in MotoGP l’energia di un campione che accende il pubblico: due investimenti diversi, da scegliere in base agli obiettivi e non al rumore del momento. Se state valutando l’uno o l’altro campionato, parliamone. I piloti passano. Le squadre restano. Sempre.
Domande frequenti su F1 vs MotoGP
Qual è la differenza principale tra F1 e MotoGP?
La F1 è un campionato centrato sulle squadre: la comunicazione ruota attorno ai team e ai loro partner. La MotoGP è centrata sui campioni: il pilota, esposto in sella, è il cuore del racconto. Cambia anche il formato: un Gran Premio di MotoGP dura una quarantina di minuti, uno di F1 circa un’ora e mezza.
È più seguita la Formula 1 o la MotoGP?
La Formula 1. A fine 2025 dichiarava 827 milioni di tifosi, circa 70 milioni di spettatori in media per weekend e 6,7 milioni di presenze in pista. La MotoGP è cresciuta più in fretta: 632 milioni di tifosi (+12%), 3,6 milioni di spettatori sui circuiti e un pubblico televisivo in aumento del 9% a Gran Premio.
Quanti Gran Premi ci sono nel 2026 in F1 e in MotoGP?
La F1 corre 23 Gran Premi, con il Bahrain disputato in Malesia. La MotoGP ne ha 22 in calendario, con il Gran Premio del Qatar spostato al 6-8 novembre per la crisi in Medio Oriente e legato alla situazione nell’area.
Costa di più sponsorizzare la F1 o la MotoGP?
La F1. Secondo la rilevazione di RTR Sports Marketing di settembre 2026, in Formula 1 non si compra nulla sotto i 2 milioni di dollari l’anno e quasi tutte le squadre chiedono almeno due stagioni. Nella nostra esperienza le soglie d’ingresso sono da cinque a dieci volte più alte che in MotoGP.
Dove è più popolare la MotoGP?
Nel Sud Europa e nel Sud-est asiatico, dove in diversi paesi la moto è il mezzo più diffuso. In India, nell’anno fiscale 2024-25, sono stati consegnati al mercato interno 19,6 milioni di veicoli a due ruote, più di quattro per ogni auto, e in Thailandia, Vietnam e Indonesia più di otto famiglie su dieci possiedono almeno una moto.
Chi possiede la F1 e la MotoGP?
Liberty Media, proprietaria della Formula 1 dal 2017, ha completato l’acquisizione della MotoGP nel luglio 2025. Dal 2026 la ex Dorna, che gestisce i diritti commerciali del campionato, si chiama MotoGP Sports Entertainment Group.