Il casco di un pilota di Formula 1 è due cose insieme: un dispositivo di sicurezza certificato (lo standard FIA 8860-2018, obbligatorio dal 2019, prevede tra l’altro la resistenza all’urto di un proiettile metallico da 225 grammi sparato a 250 km/h) e lo spazio di marca più personale che un pilota possieda. Per uno sponsor conta perché sta nelle inquadrature più ravvicinate, segue il pilota e non la squadra e, per regolamento, deve restare sostanzialmente lo stesso per tutta la stagione.
Aggiornato a ottobre 2026.
Il casco di Ayrton Senna era giallo, con una striscia verde e una sottile striscia blu: i colori del Brasile. Bastava un fotogramma, anche di spalle, per sapere chi c’era dentro. È la ragione per cui nel casco si incontrano due mondi che sembrano lontani, la sicurezza e il marketing: lo stesso oggetto che deve assorbire un impatto è anche quello che i fan riconoscono prima di ogni altra cosa. Qui trovi come è cambiato, come è fatto oggi, che cosa dice il regolamento sul design e che cosa vale per chi sponsorizza.
Come è cambiato il casco in Formula 1
I caschi sono obbligatori in Formula 1 dal 1952; prima il pilota portava poco più di una calotta di cuoio. Per anni si corse con caschi aperti, una calotta rinforzata da usare con visiera o occhialoni, e nel 1954 Bell realizzò il primo casco da corsa prodotto in serie. La svolta è del 1968: al Gran Premio di Germania Dan Gurney fu il primo pilota di F1 a indossare un casco integrale, sviluppato con Bell perché stanco di prendersi in faccia lo sporco sollevato dalle ruote delle monoposto davanti. Era l’epoca in cui Jackie Stewart guidava la battaglia per la sicurezza, che portò anche all’integrale.
L’ultimo salto è recente. Lo standard FIA 8860-2018 è obbligatorio in F1 dal 2019 e ha introdotto la protezione balistica avanzata, la prova con il proiettile da 225 grammi a 250 km/h, una visiera con il bordo anteriore abbassato di 10 mm e materiali compositi in grado di assorbire più energia. A svilupparlo con la FIA sono stati quattro produttori: Stilo, Bell, Schuberth e Arai.
Come è fatto un casco di F1 oggi
La calotta è in fibra di carbonio con materiali di grado balistico, e il modello più diffuso in griglia è il Bell HP77 Evo IV, certificato 8860-2018-ABP: nel 2026 lo usano 14 dei 22 piloti, tra cui Hamilton, Leclerc, Norris, Piastri, Russell, Antonelli e Alonso. Tra le novità c’è un sistema di blocco della visiera montato sul lato, pensato per ridurre il rischio che la visiera si stacchi negli urti ad alta velocità e per non lasciare ostacoli al centro del campo visivo.
Il casco come marchio personale
Dal punto di vista del marketing, il casco è la parte dell’equipaggiamento in cui il pilota ha più libertà di espressione, ed è per questo che nel tempo è diventato un simbolo di identità. Dal 2015 il regolamento sportivo impone che il casco sia presentato «sostanzialmente con la stessa livrea» in ogni gara della stagione: una regola nata per rendere i piloti riconoscibili in pista e in televisione. È una scelta che premia la continuità: il casco è un marchio, e un marchio vive di ripetizione.
La griglia del 2026 lo mostra bene. Verstappen conserva i colori dell’Olanda con il leone sulla sommità; Leclerc porta il rosso e bianco della bandiera di Monaco; Piastri il rosso, giallo e blu dell’Australia con il numero 81; Alonso unisce la Spagna alle Asturie. Norris ha aggiunto una stella d’oro alla sua tinta verde fluo e ha sostituito il 4 con il numero 1, dopo il titolo; Hamilton, passato alla Ferrari, è tornato a un casco tutto giallo Modena con rifiniture rosse e sette stelle, una per ogni titolo mondiale. Sono gli stessi meccanismi che portano un colore forte a diventare un linguaggio di marca, come racconta la storia di BWT in Formula 1.
Che cosa vale per uno sponsor
Un logo su un casco ha una dimensione ridotta ma un’esposizione particolare: le telecamere stanno spesso sul volto del pilota, e il casco compare nei primi piani, sul podio, nelle interviste. Soprattutto segue il pilota, non la squadra: è un’associazione personale, che pesa quando il pilota ha un pubblico suo. Per questo il casco va trattato come una voce a sé rispetto alla sponsorizzazione della squadra: quello di Russell, per esempio, incorpora gli elementi degli sponsor della Mercedes dentro un disegno personale.
La scelta tra casco e vettura dipende dall’obiettivo. La vettura offre la superficie più ampia e le riprese ampie, e dice «partner della squadra»; il casco offre un’associazione più stretta con un volto. Molti marchi scelgono entrambi, ma ciò che conta non è la collocazione: è che cosa il marchio fa di quella presenza, come spieghiamo in sponsorizzazione e visibilità nell’era digitale. Chi sta valutando l’ingresso in F1 trova le soglie di budget nella guida al costo della sponsorizzazione in Formula 1.
RTR Sports Marketing costruisce sponsorizzazioni nel motorsport dal 1995.
Fonti: Formula 1, il nuovo standard dei caschi dal 2019; Bell Racing, i caschi in F1 nel 2026; Formula 1, le regole sul design dei caschi; PlanetF1, i caschi 2026; Formula 1, il casco di Hamilton per la Ferrari; Jalopnik, il casco integrale in F1; Porsche, i caschi più iconici; Hagerty, la storia del casco in F1.
Domande frequenti
Quale standard di sicurezza devono rispettare i caschi di F1?
Lo standard FIA 8860-2018, obbligatorio in F1 dal 2019. Prevede, tra l’altro, la protezione balistica avanzata: il casco deve resistere a un proiettile metallico da 225 grammi sparato a 250 km/h.
Da quando i caschi sono obbligatori in Formula 1?
Dal 1952. Il casco integrale è arrivato nel 1968, quando Dan Gurney lo indossò per primo al Gran Premio di Germania.
Un pilota di F1 può cambiare il design del casco durante la stagione?
Dal 2015 il regolamento sportivo richiede che il casco sia presentato sostanzialmente con la stessa livrea in ogni gara della stagione, per rendere i piloti riconoscibili.
Chi produce i caschi della Formula 1?
Il produttore più diffuso è Bell, con il modello HP77 Evo IV usato nel 2026 da 14 piloti su 22. Hanno sviluppato lo standard con la FIA anche Stilo, Schuberth e Arai.
Conviene sponsorizzare il casco di un pilota o la vettura?
Dipende dall’obiettivo: il casco lega il marchio a un volto e compare nei primi piani, la vettura offre più superficie e dice partner della squadra. Molti marchi usano entrambi.