Ronnie Peterson (Örebro, 14 febbraio 1944 – Milano, 11 settembre 1978), detto “SuperSwede”, è stato uno dei piloti più veloci della storia della Formula 1. In 123 Gran Premi ha ottenuto 10 vittorie, 14 pole position, 26 podi e 9 giri più veloci, e pur senza mai vincere il titolo è stato due volte secondo nel mondiale, nel 1971 e nel 1978. È morto a 34 anni dopo l’incidente al via del Gran Premio d’Italia a Monza.
Aggiornato a settembre 2026.
Peterson è il classico caso di pilota ricordato più per la velocità che per i titoli. Non ha mai vinto un mondiale, ma molti appassionati lo considerano uno dei più grandi della sua generazione e ancora oggi il suo nome divide gli esperti quando si parla del più veloce di sempre. Ecco la sua storia, dai kart a Monza.
Gli inizi: dai kart alla Formula 3
Ronnie Peterson nacque il 14 febbraio 1944 a Örebro, in Svezia. Corse prima con i kart, e nel 1963 e nel 1964 fu campione svedese. Passò poi alle monoposto: la Formula 3 lo vide emergere alla fine degli anni Sessanta, fino alla vittoria nel 1969 con una Tecno, anno in cui si impose anche nella gara di Formula 3 di contorno al Gran Premio di Monaco.

In Formula 1: March e Lotus
Peterson debuttò in Formula 1 nel Gran Premio di Monaco del 1970, con una March 701 del team di Colin Crabbe. Nel 1971, sempre con la March, fu vicecampione del mondo con 33 punti e vinse il titolo europeo di Formula 2.
Nel 1973 passò alla Lotus e ottenne la prima vittoria in Formula 1 al Gran Premio di Francia: in quella stagione ne vinse quattro (Francia, Austria, Italia e Stati Uniti) e chiuse il mondiale al terzo posto con 52 punti. Nel 1974 vinse altre tre gare (Monaco, Francia, Italia) e fu quinto. Dopo una stagione 1975 difficile, nel 1976 tornò alla March e vinse il Gran Premio d’Italia, mentre nel 1977 corse con la Tyrrell.
Nel 1978 tornò alla Lotus come seconda guida di Mario Andretti e ottenne due vittorie, in Sudafrica e in Austria. Alla fine di quel campionato risultò secondo, con 51 punti, dietro ad Andretti.

Un casco iconico
Il casco di Peterson era facilmente riconoscibile: blu metallizzato con visiera e bande giallo svedese. La versione del 1973, portata sulla Lotus John Player Special, con i marchi degli sponsor sopra la visiera e sul mento, è l’unico casco sopravvissuto del suo periodo migliore e oggi è un oggetto da collezione. Ancora oggi gli appassionati lo associano subito a lui.

Il SuperSwede: mai campione del mondo
Peterson non ha mai vinto il campionato mondiale di Formula 1: è stato secondo nel 1971 e di nuovo nel 1978, in una stagione conclusa dopo la sua morte. Per molti appassionati il suo valore sta proprio nella velocità: alcuni lo considerano il pilota più veloce che abbia mai corso in F1. Nel 1973 il passaggio alla Lotus di Colin Chapman fu la fase migliore della sua carriera, con quattro vittorie in una stagione. Se ti interessa un altro grande nome, leggi anche il profilo di Ayrton Senna.
Monza 1978, la fine di tutto
Il Gran Premio d’Italia si corse a Monza il 10 settembre 1978. Il via fu dato prima che tutte le vetture fossero schierate, e nella partenza caotica che ne seguì, alla chicane, James Hunt fu affiancato da Riccardo Patrese e, sterzando a sinistra, colpì la ruota posteriore destra della Lotus 78 di Peterson. La vettura finì contro le barriere e prese fuoco. Peterson rimase intrappolato, ma Hunt, Clay Regazzoni e Patrick Depailler riuscirono a liberarlo dal relitto.
Fu portato all’ospedale Niguarda di Milano con circa 27 fratture alle gambe e ai piedi. Durante la notte subì un’embolia da grasso, una complicazione che può seguire le fratture del femore, e morì la mattina dell’11 settembre 1978, a 34 anni.
Dopo l’incidente i piloti dell’associazione GPDA accusarono Patrese e ottennero che fosse escluso dal Gran Premio degli Stati Uniti; le indagini successive lo scagionarono, e una “giustizia” del genere non si è più ripetuta in F1.
Il film “Superswede”
Se vuoi saperne di più su Peterson, guarda il documentario “Superswede: A film about Ronnie Peterson”, del 2017, diretto da Henrik Jansson-Schweizer. Racconta la vita e la carriera di Ronnie attraverso lo sguardo della figlia Nina Kennedy, che compare nel film ed è anche produttrice, con interviste a protagonisti della F1 come Niki Lauda e Jackie Stewart, e ripercorre la sua morte a Monza e i pericoli di quell’epoca.
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Immagini, dall’alto: Ronnie Peterson, March BH (Gillfoto, Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0); Ronnie Peterson (Gillfoto, Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0); Ronnie Peterson, Lotus 79, Gran Premio d’Olanda 1978 (Martin Lee, Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0).
Fonti: Wikipedia, Ronnie Peterson; Formula One History, Ronnie Peterson; Wikipedia, Gran Premio d’Italia 1978; Atlas F1, la morte di Peterson; GrandPrix247, Ronnie Peterson; Viaplay Content Distribution, Superswede; Christie’s, il casco di Peterson.
Domande frequenti
Chi era Ronnie Peterson?
Un pilota svedese di Formula 1, detto “SuperSwede”, nato a Örebro il 14 febbraio 1944 e morto a Milano l’11 settembre 1978. Ha corso in F1 dal 1970 al 1978 con March, Lotus e Tyrrell.
Quante gare ha vinto Ronnie Peterson in Formula 1?
Dieci: quattro nel 1973, tre nel 1974, una nel 1976 e due nel 1978. Ha anche ottenuto 14 pole position, 26 podi e 9 giri più veloci in 123 Gran Premi.
Ronnie Peterson ha mai vinto il mondiale?
No. È stato secondo nel 1971 con la March e nel 1978 con la Lotus, dietro a Mario Andretti: quel risultato arrivò a stagione conclusa, dopo la sua morte.
Com'è morto Ronnie Peterson?
Dopo un incidente al via del Gran Premio d’Italia, il 10 settembre 1978 a Monza, la sua Lotus finì contro le barriere e prese fuoco. Salvato dai colleghi, fu ricoverato al Niguarda, dove morì l’11 settembre per un’embolia da grasso.
C'è un film su Ronnie Peterson?
Sì, “Superswede: A film about Ronnie Peterson”, un documentario del 2017 diretto da Henrik Jansson-Schweizer, che racconta la sua vita attraverso lo sguardo della figlia Nina Kennedy.