C’è una domanda che quasi ogni brand manager si fa quando si avvicina al motorsport per la prima volta: ha senso entrare nel campionato principale, dove il palco è quello definitivo e il pubblico è il più grande possibile, oppure investire nelle classi inferiori, dove il budget si allunga e la visibilità è diversa? La risposta dipende quasi sempre da cosa si intende per “ritorno” — e da quanto si è disposti a pensare oltre la logica del logo più grande sulla moto più veloce.
Moto2 e Moto3 non sono campionati minori nel senso in cui lo è la terza divisione di un torneo di calcio locale. Sono le anticamere certificate di qualcosa di grande — e questa distinzione, dal punto di vista di chi investe in sponsorizzazioni nel Motomondiale, cambia tutto.
Stesso paddock, budget diverso
Il Motomondiale si corre in 22 Gran Premi all’anno su tre continenti. Moto2 e Moto3 condividono con la MotoGP ogni singola tappa del calendario, ogni paddock, ogni produzione broadcast televisiva. La differenza non è nel palcoscenico — è nel costo dell’ingresso.
Una sponsorizzazione significativa in Moto3 si colloca indicativamente tra i 50.000 e i 150.000 euro, con le posizioni principali che possono arrivare a 200.000-500.000 euro. La Moto2 occupa la fascia intermedia: più alta della Moto3, ancora lontana dai numeri della classe regina, dove i budget si estendono da alcune centinaia di migliaia fino a 15 milioni di euro per le grandi partnership. Stesso calendario, stessa macchina mediatica, a un costo che un’azienda media può realmente sostenere senza distorcere l’intero piano marketing.
Con il budget necessario per garantire solo una visibilità secondaria in MotoGP, i brand possono costruire campagne di ampio respiro — con posizionamenti primari, attivazioni e presenza comunicativa — in Moto2 e Moto3. È la logica della proporzione: il denaro lavora diversamente quando è grande in uno stagno più piccolo.
Un pubblico dedicato, non un pubblico generico
Il pubblico della MotoGP è vasto, trasversale e internazionale. Questo è un vantaggio per i brand di largo consumo — ma può essere uno svantaggio per chi cerca un target preciso. La dispersione del messaggio su un pubblico troppo ampio rispetto alle proprie esigenze di marketing è uno dei rischi meno discussi delle grandi sponsorizzazioni sportive.
Chi segue la Moto2 e la Moto3 è, per definizione, un appassionato più coinvolto. Conosce i piloti per nome e cognome. Segue le sessioni di qualifica, non solo la gara domenicale. Spesso è anche un professionista del settore — fornitori tecnici, produttori di componenti, distributori, operatori dell’aftermarket. Per queste aziende, il pubblico delle classi intermedie non è una seconda scelta: è esattamente il pubblico giusto.
Il vivaio dei campioni: investire prima che diventi ovvio
C’è un dato che vale la pena tenere a mente quando si ragiona su Moto2 e Moto3 come piattaforme di investimento. Jorge Martín ha vinto il titolo MotoGP 2024 — primo campione del mondo della classe regina proveniente da un team indipendente nell’era moderna. Ha costruito la sua carriera a partire dal titolo Moto3 del 2018. Pedro Acosta ha vinto il Moto3 nel 2021 da rookie, il Moto2 nel 2023, ed è arrivato in MotoGP nel 2024 con Red Bull KTM. Francesco Bagnaia, campione MotoGP 2022 e 2023, è passato per il titolo Moto2 nel 2018. Prima ancora, Marc Marquez aveva vinto entrambe le classi inferiori prima di dominare la MotoGP.
Il punto non è celebrare queste carriere come storie sportive. Il punto è che i brand che sponsorizzano questi piloti nelle classi inferiori — quando il budget è ancora accessibile, quando i contratti sono ancora flessibili, quando il nome non è ancora globale — costruiscono una relazione con valori destinati ad apprezzarsi. Non è preveggenza. È logica di investimento a lungo termine applicata al motorsport. Chi ha scelto Bagnaia in Moto2 nel 2018 non ha pagato le stesse cifre che sarebbero state necessarie quattro anni dopo.
Flessibilità contrattuale e personalizzazione delle attivazioni
Le strutture contrattuali della MotoGP sono consolidate, spesso rigide, gestite da uffici marketing che raramente lasciano spazio a soluzioni su misura. I team delle classi intermedie ragionano in modo diverso. In Moto2 e Moto3 è possibile negoziare pacchetti che includono elementi difficilmente ottenibili nella classe regina: accessi hospitality particolari, contenuti digitali dedicati, co-branding su iniziative di comunicazione, presenza nelle attività social del team. Per i brand che vogliono costruire attivazioni creative e misurabili, questa flessibilità vale quanto la visibilità in pista.
Le sponsorizzazioni sportive più efficaci non sono quelle con il budget più alto — sono quelle gestite, attivate e monitorate con sistematicità. Le classi intermedie offrono un contesto in cui questo tipo di lavoro è non solo possibile ma incoraggiato dai team stessi.
Un punto di partenza strategico, non un ripiego
Entrare nel motorsport per la prima volta — o nel Motomondiale per la prima volta — richiede che l’organizzazione interna sia pronta: un team capace di gestire le attivazioni, un sistema di misurazione del ROI, processi di approvazione dei materiali, coordinamento con la property. Costruire questa competenza interna attraverso Moto2 o Moto3 significa arrivare alla MotoGP — se e quando si arriva — con un sistema già rodato.
I brand che entrano in MotoGP con anni di esperienza nelle classi intermedie ottengono risultati strutturalmente diversi da quelli che vi entrano per la prima volta. Moto2 e Moto3 non sono un ripiego: sono una preparazione. Per le aziende che vogliono costruire una presenza sostenibile nel motorsport di vertice, iniziare qui non è una scelta di compromesso — è una scelta di strategia.