Quindici agosto 1976, Österreichring. Lella Lombardi chiude il Gran Premio d’Austria al dodicesimo posto, quattro giri dietro al vincitore, al volante di una Brabham della RAM. Nessuno lo sa ancora, ma è l’ultima volta che una donna prende il via in un Gran Premio di Formula 1. Da allora sono passati cinquant’anni.
Il 24 ottobre 2026, ad Austin, Alisha Palmowski ha vinto con tre gare d’anticipo la F1 Academy, il campionato femminile che la Formula 1 ha lanciato nel 2023 proprio per riaprire quella porta. È la quarta campionessa della serie. Le due notizie, lette insieme, dicono bene dove siamo: oggi le donne in Formula 1 si trovano nei box, nelle squadre, sugli spalti. Sulla griglia di partenza, no.
Si tende a pensare che la ragione sia fisica: la forza, la resistenza, il collo che deve reggere le accelerazioni. Io lo leggo in un altro modo. Il regolamento non esclude nessuno, e il presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem, lo ha ribadito nel 2022: secondo i regolamenti FIA, donne e uomini possono competere alla pari. Il problema è un imbuto. Alla base entrano poche ragazze, ogni gradino della scala costa più del precedente, e se in fondo all’imbuto non esce nessuna, la prima cosa da guardare è quante ne sono entrate.
Le donne che hanno corso in Formula 1
In tutta la storia del Mondiale le donne iscritte a un Gran Premio sono cinque, e solo due sono riuscite a partire. La prima è Maria Teresa de Filippis, che nel 1958 porta al via una Maserati 250F e in due stagioni mette insieme cinque iscrizioni e tre partenze. La seconda è Lella Lombardi: 17 iscrizioni e 12 partenze tra il 1974 e il 1976, e un primato che dura ancora. Al Gran Premio di Spagna del 1975, sesta al traguardo, conquista mezzo punto: la gara era stata fermata prima dei tre quinti della distanza dopo l’incidente di Rolf Stommelen, e i punti erano stati dimezzati. È l’unica donna ad aver mai segnato punti nel Mondiale.
Le altre tre non hanno mai preso il via. Divina Galica, ex sciatrice olimpica britannica, non si qualifica in nessuno dei tre tentativi tra il 1976 e il 1978. La sudafricana Desiré Wilson manca la qualificazione al Gran Premio di Gran Bretagna del 1980, ma nello stesso anno vince a Brands Hatch una gara del campionato britannico Aurora di Formula 1: è l’unica donna ad aver vinto una corsa di Formula 1 di qualsiasi tipo, anche se fuori dal Mondiale. Giovanna Amati, nel 1992, tenta tre volte la qualifica con la Brabham ed è l’ultima donna iscritta a un Gran Premio.
Dopo Amati ci sono voluti ventidue anni per rivedere una donna in pista durante un weekend di Gran Premio: Susie Wolff, nel 2014, nelle prove libere di Silverstone con la Williams. Il suo turno durò quattro giri, fermato da un problema alla pressione dell’olio. In tutto, Wolff ha disputato quattro sessioni di prove libere.

Perché non ci sono donne in Formula 1
Per arrivare in Formula 1 servono due cose che si accumulano negli anni: risultati nelle categorie minori e punti per la superlicenza, il permesso della FIA senza il quale non si corre. Ne servono 40, raccolti nei tre anni precedenti. È qui che l’imbuto si stringe. Ogni gradino, dal kart alla Formula 4, dalla Formula Regional alla F3 e alla F2, chiede un budget più alto del precedente, e chi parte da una base più piccola arriva in cima con numeri ancora più piccoli.
I numeri del vivaio lo mostrano bene. Nella Champions of the Future Academy, una serie internazionale di kart sostenuta dalla F1 Academy, le ragazze in griglia erano il 5% nel primo anno e sono diventate il 30% nel 2025. È il dato di una sola serie, non del karting mondiale, ma dice soprattutto una cosa: quando la base si allarga, le ragazze arrivano.
Poi ci sono i soldi. Nel motorsport di base una pilota, come un pilota, deve trovare sponsor per ogni stagione, e a mio avviso è proprio su questo gradino che l’imbuto si stringe di più. È anche il punto su cui un brand può incidere davvero, e ci torno più avanti.
Che cos’è la F1 Academy
La F1 Academy è nata per allargare l’imbuto nel suo punto più stretto, il passaggio dal kart alle monoposto. La Formula 1 l’ha annunciata nel novembre 2022 e l’ha fatta partire nel 2023: è un campionato di livello Formula 4 riservato alle donne, spesso chiamato Formula 1 femminile, con monoposto Tatuus F4-T421 e un motore turbo da 1,4 litri. Dal marzo 2023 la dirige Susie Wolff.
Il modello economico è il suo vero punto di forza. La Formula 1 sovvenziona le vetture e ogni pilota versa un contributo: 150.000 euro nella prima stagione, scesi a 100.000 nel 2024. Dal 2024, inoltre, le dieci squadre storiche della Formula 1 sostengono una pilota ciascuna, che corre con i loro colori (la Cadillac, al debutto in Formula 1 nel 2026, si aggiungerà dal 2027), mentre le altre sono sostenute dai partner della serie. E dal 2024 la classifica assegna punti per la superlicenza: 10 alla campionessa, un quarto dei 40 necessari.
Le campionesse finora sono quattro: la spagnola Marta García nel 2023, la britannica Abbi Pulling nel 2024, la francese Doriane Pin nel 2025 e, quest’anno, la britannica Alisha Palmowski, pilota della Red Bull, che ha chiuso i conti in Texas. Il premio non è in denaro ma in carriera: García ha ricevuto un sedile pagato nella Formula Regional europea per il 2024, Pulling uno in GB3 per il 2025. Pin, che in F1 Academy correva con i colori Mercedes, nel 2026 è stata promossa dalla squadra a pilota di sviluppo in Formula 1.
Le donne che la Formula 1 ha già
Se la griglia è ancora tutta maschile, il resto del paddock lo è sempre meno. Nel 2025 la Haas ha affidato a Laura Müller il ruolo di ingegnere di pista di Esteban Ocon: è la prima donna a ricoprirlo a tempo pieno nella storia della Formula 1. È il ruolo più vicino al pilota, la voce che sente alla radio per tutto il weekend.
E il pubblico è già cambiato. Secondo uno studio Nielsen del dicembre 2024, condotto su 46.000 persone in 37 mercati, il 41% dei fan della Formula 1 è donna. Il Global Fan Survey 2025 di Formula 1 e Motorsport Network aggiunge che, tra chi si è avvicinato alla Formula 1 di recente, tre su quattro sono donne, e che il 23% dei fan intervistati dichiara di seguire la F1 Academy, una quota che sale al 42% tra le donne che hanno risposto.
Che cosa c’è per uno sponsor
I brand se ne sono accorti. La F1 Academy ha partner come TAG Heuer, American Express, Puma, Lego e Salesforce, e dal 2026 Sephora, che oltre alla serie sostiene una pilota, Natalia Granada. Tradotto in linguaggio commerciale: è una property con un pubblico misurabile, diverso da quello medio del motorsport, e con un racconto che si scrive mentre lo si sostiene.
Lo stesso vale, in piccolo, per una singola pilota. Sostenerla nelle categorie minori significa entrare nell’imbuto dove si stringe e accompagnarla per più stagioni, con la possibilità di raccontare un percorso invece di un singolo weekend.
Dove si inciampa più spesso
Quando un marchio si avvicina al motorsport femminile, a mio avviso gli inciampi sono soprattutto tre. Il primo è trattarlo come un’operazione d’immagine di una sola stagione: l’imbuto si allarga in anni, e una pilota ha bisogno di un percorso, non di dodici mesi di visibilità. Il secondo è comprare solo la livrea: un logo sulla carrozzeria senza un racconto intorno resta un adesivo vuoto, in F1 Academy come in Formula 1. Il terzo è raccontare la pilota per il suo genere invece che per i suoi risultati: è il modo più rapido per far sembrare una sponsorizzazione seria un’operazione di facciata.
Da dove partire
Il nostro lavoro, in questi casi, parte da una domanda diversa da quella che di solito arriva al primo incontro. Non quanto costa una livrea, ma quale tratto dell’imbuto un marchio vuole aiutare ad allargare, e con quale pubblico vuole parlare mentre lo fa. Da lì si costruiscono la presenza, le attivazioni e il racconto. Ne parliamo nella pagina sulla sponsorizzazione in Formula 1 e nell’articolo su donne e sponsorizzazioni sportive.
Cinquant’anni dopo Lella Lombardi, la porta della Formula 1 non è chiusa. Sta in fondo a un imbuto. E un imbuto si allarga da dove si entra. Sempre.
Domande frequenti sulle donne in Formula 1
Ci sono donne in Formula 1 oggi?
Non sulla griglia di partenza: l’ultima donna al via di un Gran Premio è stata Lella Lombardi nel 1976, l’ultima iscritta Giovanna Amati nel 1992. Nel 2026 le donne sono in Formula 1 in altri ruoli: Laura Müller è ingegnere di pista alla Haas dal 2025 e Doriane Pin è pilota di sviluppo della Mercedes.
Quante donne hanno corso in Formula 1?
Cinque donne si sono iscritte a un Gran Premio del Mondiale e due sono partite: Maria Teresa de Filippis, con tre partenze nel 1958, e Lella Lombardi, con dodici tra il 1975 e il 1976. Lombardi è l’unica ad aver segnato punti, mezzo punto in Spagna nel 1975. Divina Galica, Desiré Wilson e Giovanna Amati non si sono qualificate.
Perché non ci sono donne in Formula 1?
Non per un divieto: il regolamento è aperto a tutti. Il problema è l’imbuto della carriera. Alla base del karting entrano poche ragazze, ogni categoria costa più della precedente e per correre in Formula 1 servono 40 punti di superlicenza in tre anni. La F1 Academy e i programmi nel kart puntano ad allargare la base.
Che cos'è la F1 Academy?
È il campionato femminile di livello Formula 4 creato dalla Formula 1, annunciato nel 2022 e al via dal 2023, e diretto da Susie Wolff. Dieci delle undici squadre di Formula 1 sostengono una pilota con i propri colori (la Cadillac dal 2027) e la campionessa riceve 10 punti per la superlicenza.
Chi ha vinto la F1 Academy?
Marta García nel 2023, Abbi Pulling nel 2024, Doriane Pin nel 2025 e Alisha Palmowski nel 2026: la pilota della Red Bull ha conquistato il titolo il 24 ottobre ad Austin, con tre gare d’anticipo.
Quante donne seguono la Formula 1?
Secondo uno studio Nielsen del dicembre 2024, il 41% dei fan della Formula 1 è donna. Il Global Fan Survey 2025 indica che tre nuovi fan su quattro sono donne e che il 42% delle tifose intervistate segue anche la F1 Academy.