Chi ha passato un venerdì pomeriggio in tribuna, nelle ultime stagioni di MotoGP, conosce bene la scena. Per tre quarti d’ora le moto girano con il passo da lavoro, i box provano assetti e mappature, la regia stacca sui meccanici e su qualche pilota che studia la telemetria con l’aria di chi aspetta il treno. Poi, nell’ultimo quarto d’ora, arrivano le gomme nuove e la classifica dei tempi impazzisce: chi chiude fra i primi dieci va dritto in Q2, chi resta fuori dovrà passare il giorno dopo dalle forche caudine della Q1.
Dal 2027 quella scena si spezza in due. Il 7 ottobre la Grand Prix Commission ha confermato il nuovo format MotoGP 2027: l’ora di Practice del venerdì diventa una FP2 di 30 minuti che non conta più per nessuna classifica, seguita da una qualifica di 15 minuti che decide la griglia della Sprint del sabato. Il sabato mattina tutti i piloti passano dalla Q1, e i migliori dodici vanno in Q2 a giocarsi la pole del Gran Premio. La domenica sparisce il warm-up. Due griglie diverse, due partenze diverse, due storie diverse. E venticinque minuti di pista in meno.
Per chi guarda la MotoGP da tifoso è una notizia di sport. Per chi la guarda da sponsor, ed è il punto di vista che ci interessa qui, è qualcosa di più: il segnale di una direzione precisa, la stessa che il campionato ha imboccato nel 2023 con la Sprint e che adesso porta un passo più in là.
Il nuovo format MotoGP 2027, giorno per giorno
Il confronto con il weekend attuale, per la sola classe regina, è questo.
| Format 2026 | Format 2027 | |
|---|---|---|
| Venerdì | FP1 45′ · Practice 60′ (i primi 10 vanno in Q2) | FP1 45′ · FP2 30′ (non vale per altre sessioni) · Qualifica Sprint 15′ |
| Sabato | FP2 30′ · Q1 15′ · Q2 15′ · Sprint (griglia unica per le due gare) | FP3 20′ · Q1 15′ (tutti i piloti) · Q2 15′ (i primi 12 della Q1) · Sprint (griglia del venerdì) |
| Domenica | Warm-up 10′ · Gran Premio | Gare Moto3 e Moto2 · pitlane aperta 10′ · Gran Premio (griglia di Q1 e Q2) |
| Minuti in pista fuori dalle gare | 175 | 150 |
Sommando le sessioni della classe regina fuori dalle gare si passa da 175 a 150 minuti: quindici in meno il venerdì, dieci in meno il sabato mattina. Se poi si conta come prova vera anche l’ora di Practice, che era lavoro per tre quarti e qualifica per l’ultimo quarto, il tempo per capire moto, pista e gomme scende da 135 a 95 minuti. I dieci minuti del warm-up domenicale, invece, non spariscono del tutto: si spostano a ridosso del Gran Premio, dopo le gare di Moto3 e Moto2, con la pitlane aperta per più giri di ricognizione. Uno shakedown, come lo chiama la stessa MotoGP, a pochi minuti dallo spegnimento dei semafori.
La densità di showdown
Il punto, però, non sono i minuti tolti. È dove vengono rimessi. Chiamiamo densità di showdown il rapporto fra il tempo che una serie sportiva mette in pista, e quindi in onda, e i momenti in cui c’è davvero qualcosa in palio: una griglia, una pole, un’eliminazione, un sorpasso che vale punti. Più la densità sale, meno spazio resta ai tempi morti, quelli in cui il telespettatore si alza a prendere un caffè e l’ospite in hospitality controlla il telefono.
Il format 2027 alza questa densità in modo evidente. Il venerdì, che finora era una giornata di preparazione con un finale in volata, si chiude con una sessione che assegna qualcosa di concreto: la prima fila della Sprint. Il sabato mattina la Q1 diventa un turno in cui rischiano tutti, anche il campione del mondo, che non ha più la rete di sicurezza del venerdì. La domenica, prima del via, c’è un nuovo momento con le moto in pista proprio mentre l’audience sale. E soprattutto le due gare del weekend partono da due schieramenti diversi: chi sbaglia il venerdì può rifarsi il sabato, e chi vince la Sprint non ha in tasca la domenica.
L’annuncio ufficiale lo dice senza giri di parole, quando parla di «new stakes in each session», una posta nuova in ogni sessione. Tradotto: sempre meno turni in cui non succede niente.
Il precedente della Sprint
Che la ricetta funzioni sul pubblico, il campionato ha già qualche ragione per crederlo. Quando nel 2023 il sabato ha guadagnato la gara Sprint, l’audience televisiva del sabato è cresciuta in media del 51% nei primi dodici Gran Premi, secondo i dati diffusi dalla MotoGP. Nel 2025, a formula ormai rodata, gli ascolti delle Sprint sono saliti di un ulteriore 26% rispetto al 2024 e quelli dei Gran Premi del 9% in media, in una stagione chiusa con 3,6 milioni di spettatori sui circuiti, record per il campionato.
Non è un rapporto di causa ed effetto da manuale, perché nel frattempo sono cambiati piloti, broadcaster e perfino la proprietà del campionato. Ma è un’indicazione che MotoGP Sports Entertainment Group, la ex Dorna passata sotto Liberty Media, ha letto con attenzione. Liberty, del resto, è la stessa proprietà della Formula 1, dove la logica dello spettacolo concentrato è di casa da anni.
Il conto, come sempre, arriva ai box
La densità, però, ha un prezzo. E lo pagano soprattutto squadre e piloti. Paolo Scalera, su GPOne, ha riassunto con la consueta efficacia il nuovo weekend: «Praticamente un trackday». La critica è nel merito: meno tempo per capire la moto proprio nell’anno in cui cambia quasi tutto. Il 2027 porta infatti i nuovi motori da 850 cc al posto dei 1000 attuali, lo stop ai dispositivi che regolano l’altezza della moto e il passaggio da Michelin a Pirelli come fornitore unico delle gomme. Tre incognite nuove, con venticinque minuti in meno a weekend per risolverle. Chi vuole il quadro tecnico completo lo trova nella nostra guida alle nuove regole MotoGP 2027.
Per i piloti significa più rischio: una qualifica in più a weekend, cioè un’occasione in più per spingere al limite su gomma nuova, e meno turni puliti per costruire il passo gara. Con un calendario MotoGP 2027 da ventidue Gran Premi fanno ventidue Sprint, ventidue gare della domenica e quarantaquattro qualifiche, conto che lo stesso Scalera usa per dire che lo stress dei piloti, da qualche parte, andrà alleggerito.
Per le squadre significa più lavoro e, con ogni probabilità, più persone. Con sessioni così brevi ogni membro del box dovrà concentrarsi su una cosa sola, e Scalera prevede che servirà uno stratega sul modello della Formula 1. Più personale vuol dire più costi, in un paddock in cui i budget delle squadre non sono infiniti.
Non è la Formula 1, e non è solo spettacolo
La tentazione di leggere tutto come una copia della Formula 1 è forte, e in parte giustificata: anche in F1 la qualifica della Sprint si corre il venerdì pomeriggio. Ma le differenze contano. In Formula 1 il weekend con la Sprint resta un’eccezione, sei appuntamenti nel 2026; in MotoGP il doppio schieramento diventa la regola, a ogni Gran Premio. E la moto, come ricorda Scalera, non ha simulatori capaci di sostituire il lavoro in pista: il tempo tolto alle prove non si recupera in fabbrica.
C’è poi una distinzione più sottile, che riguarda il concetto stesso. Densità di showdown non vuol dire più gare: nel 2027 le gare restano due per weekend, come oggi. Vuol dire meno tempo in pista e più posta in palio nel tempo che resta. È una compressione, non un’espansione. Il prodotto non si allunga, si fa più fitto.
Cosa cambia per gli sponsor
Per un brand presente in MotoGP, o che sta valutando di entrarci, il nuovo format sposta alcuni equilibri in modo molto concreto. A cominciare dal calendario dei contenuti: ogni weekend avrà un risultato in più da raccontare, e lo avrà già il venerdì sera. La griglia della Sprint diventa notizia con un giorno di anticipo rispetto a oggi, e per chi lavora su social e attivazioni digitali è un ciclo di notizie in più, ventidue volte l’anno.
Poi ci sono due storie al posto di una. Con griglie separate, Sprint e Gran Premio possono avere protagonisti diversi, rimonte diverse, delusioni diverse. Per lo sponsor di una squadra o di un pilota è materiale narrativo che prima non c’era, e che in buona parte si può pianificare: chi parte indietro il sabato e davanti la domenica è una storia di riscatto scritta in anticipo dal regolamento.
Cambia anche il peso del venerdì in circuito. Finora era la giornata più difficile da raccontare a un ospite: tanto lavoro, poco risultato. Con la qualifica della Sprint a chiudere il pomeriggio, anche chi passa in pista solo il venerdì torna a casa con una griglia di partenza vista nascere. È un dettaglio, ma chi organizza programmi di hospitality MotoGP per clienti e partner sa quanto pesa.
Il rovescio della medaglia sono i piloti, che saranno più sotto pressione e con agende più strette: le attività con gli sponsor andranno incastrate con più cura. Motorsport.com scrive che l’addio al warm-up servirà anche a lasciare ai piloti la domenica mattina per le attività promozionali. Se sarà davvero così, la mattina del Gran Premio potrebbe diventare la finestra più preziosa del weekend per chi attiva un pilota. Su come trasformare tutto questo in valore misurabile abbiamo scritto una guida all’attivazione della sponsorizzazione sportiva, mentre la pagina dedicata alle sponsorizzazioni MotoGP racconta come lavoriamo nel campionato.
Quanto showdown regge un weekend
Un weekend, però, non è elastico. Fra Moto3, Moto2, prove, qualifiche, Sprint e tutto il contorno di spettacolo che il campionato costruisce attorno alle gare, ogni showdown aggiunto toglie spazio a qualcos’altro. E quel qualcos’altro sono i turni in cui i piloti imparano, i tecnici capiscono e le gomme raccontano la loro storia. È il prezzo nascosto della densità, e chi vive il paddock lo conosce bene.
Dall’altra parte c’è un pubblico che è cambiato. Per il quinto anno di fila, dicono i numeri del campionato, più della metà dei fan della MotoGP ha meno di 35 anni, ed è cresciuta con un rapporto con il tempo molto diverso da quello di chi andava al Mugello il venerdì per sentire i motori. Un’ora di prove senza niente in palio è un lusso che l’audience, e quindi chi l’audience la compra, si concede sempre meno. Le due cose sono vere insieme, ed è dentro questa tensione che si gioca il futuro del format.
Formula 1 e MotoGP vanno nella stessa direzione, con tempi diversi: weekend che si accorciano in minuti e si allungano in occasioni. Resta da capire dove sia il punto oltre il quale lo showdown smette di essere un evento e diventa rumore di fondo. Per chi sponsorizza, la domanda non è più se esserci nei momenti che contano. È come farsi trovare pronti, ora che i momenti che contano sono diventati così tanti.
Domande frequenti sul nuovo format MotoGP 2027
Cosa cambia nel format MotoGP dal 2027?
Dal 2027 la Sprint e il Gran Premio hanno due griglie diverse. Il venerdì prevede FP1 di 45 minuti, FP2 di 30 e una qualifica Sprint di 15. Il sabato FP3 di 20 minuti, Q1 per tutti i piloti e Q2 per i primi 12. La domenica il warm-up è sostituito da 10 minuti di pitlane aperta prima della gara.
Come funziona la qualifica della Sprint MotoGP 2027?
È una sessione di 15 minuti in programma il venerdì pomeriggio, aperta a tutti i piloti, dopo la FP2. L’ordine dei tempi decide la griglia di partenza della Sprint del sabato pomeriggio. Le qualifiche Q1 e Q2 del sabato valgono invece solo per lo schieramento del Gran Premio della domenica.
Quanto tempo in pista perdono i piloti MotoGP nel 2027?
Sommando le sessioni della classe regina fuori dalle gare si passa da 175 a 150 minuti per weekend: 15 in meno il venerdì e 10 in meno nella prova del sabato mattina. Il warm-up domenicale di 10 minuti viene sostituito da 10 minuti di pitlane aperta prima del Gran Premio.
Perché la MotoGP ha cambiato il format del weekend?
Secondo la MotoGP il nuovo format bilancia spettacolo e tempo in pista, con una posta in gioco nuova in ogni sessione. Separare le griglie evita che una sola qualifica comprometta entrambe le partenze e crea due storie diverse per weekend, come era successo con l’introduzione della Sprint nel 2023.
Cosa significa il nuovo format MotoGP per gli sponsor?
Più momenti con qualcosa in palio, quindi più occasioni di visibilità e di racconto: un risultato già il venerdì, due griglie e due gare con protagonisti potenzialmente diversi. In cambio i piloti saranno più sotto pressione e le attività promozionali con loro andranno pianificate con più attenzione.
Foto: Raffaella Gianolla / Mirco Lazzari