La fine degli holeshot device: quando togliere qualcosa restituisce qualcosa d’altro
A partire dal Gran Premio d’Olanda, le MotoGP scenderanno in griglia senza i dispositivi anteriori di ride height — quegli holeshot device idraulici o meccanici che negli ultimi anni avevano trasformato la partenza a sequenza quasi automatica di abbassamento dell’avantreno e trazione ottimizzata. La decisione è arrivata dopo un lungo processo di consultazione con i team e dopo che i piloti hanno avuto modo di testare le partenze in sessioni aggiuntive di Practice Start — un dettaglio che dice molto sulla cura con cui la governance ha gestito la transizione. Eppure, al di là del processo, vale la pena chiedersi cosa si perde e cosa si guadagna. Si perde una tecnologia raffinata, il risultato di anni di sviluppo ingegneristico che aveva reso le partenze più veloci e spettacolari. Si guadagna, però, qualcosa che nel motorsport contemporaneo ha un valore altrettanto alto: la visibilità del talento individuale e la sicurezza. Senza l’ausilio del dispositivo, la partenza torna a essere un gesto atletico, una negoziazione in tempo reale tra il peso del pilota, l’apertura del gas e l’equilibrio della moto. Chi lo farà meglio, nelle prime gare post-Olanda, guadagnerà posizioni con qualcosa che nessun ingegnere ha progettato per lui. Per i brand che sponsorizzano team e piloti, questo cambiamento si traduce in contenuto di qualità. Le partenze torneranno ad avere quella densità drammatica — impennate parziali, duelli centimetro per centimetro, recuperi o crolli improvvisi — che il pubblico digitale consuma e condivide. In un ecosistema in cui la visibilità si misura anche in clip virali e in secondi di attenzione sui social, ogni momento ad alta tensione emotiva è un asset. Il pilota che sa controllare la moto senza dispositivi diventa una storia: non solo un campione, ma un personaggio. E il brand associato a quella storia entra nell’inquadratura con lui. Ancor più importante, il tema della sicurezza. Se è vero che l’holeshot rende velocissimo lo spunto da fermo, è anche vero che il dispositivo non funziona sempre in maniera perfetta — specie in particolari conformazioni di circuiti — e rimane innescato, dando il via a carambole poco gradite o comportamenti non prevedibili del mezzo meccanico.La griglia si allarga: sicurezza, spazio e una geometria nuova per i loghi
Dal Gran Premio di Germania, la distanza verticale tra le file in griglia passerà da tre a quattro metri. La conseguenza pratica è che ciascuna delle tre file — tre piloti per fila, struttura invariata — avrà dodici metri di spazio invece dei nove attuali. La motivazione è esplicita e non lascia spazio a interpretazioni: ridurre il rischio di contatti nei primissimi metri di gara, quando le traiettorie convergono, i freni non sono ancora in temperatura e la densità di moto per metro quadro è al massimo. È una misura sobria, quasi invisibile per chi guarda la gara dal divano. Ma ha conseguenze che chi lavora nella comunicazione e nel marketing del motorsport non dovrebbe sottovalutare. La griglia di partenza è uno degli spazi di visibilità più preziosi dell’intero weekend: le riprese durano diversi minuti, i piloti sono fermi, le moto sono esposte, i loghi sono leggibili. Con più spazio fisico tra le file, le telecamere possono isolare le singole moto con più agio, i close-up diventano più frequenti, la leggibilità delle grafiche sulle carene aumenta. Sono dettagli, certo — ma nella sponsorship motorsport i dettagli hanno un valore economico misurabile. C’è anche una dimensione più sottile, di natura reputazionale. Ogni misura che la governance introduce per proteggere i piloti ha un effetto positivo sull’immagine complessiva del campionato — e, per estensione, su quella dei brand che vi sono associati. In un momento storico in cui le aziende devono rendere conto dei propri investimenti non solo in termini di ritorno commerciale ma anche di coerenza valoriale, sponsorizzare un campionato che si dimostra attento alla sicurezza dei suoi atleti è una scelta che i dipartimenti di comunicazione possono difendere con più facilità, internamente e verso l’esterno.Sei moto per costruttore dal 2028: il riequilibrio più atteso
La terza decisione ha l’orizzonte più lontano — entra in vigore nel 2028 — ma è probabilmente quella con le implicazioni strutturali più profonde. Dal 2028 nessun costruttore potrà schierare più di sei moto in griglia, il che equivale a poter rifornire al massimo due team satellite oltre al proprio team ufficiale. La norma si applica a condizione che nel campionato siano presenti almeno cinque costruttori — una clausola di salvaguardia che dice, implicitamente, quanto la governance sia consapevole della fragilità del sistema. Il contesto in cui questa decisione matura è noto: negli ultimi anni, Ducati aveva progressivamente esteso la propria presenza a più team, creando una situazione in cui la piattaforma tecnica dominante era distribuita su un numero elevato di moto in griglia. Il risultato era una competizione in cui il vantaggio tecnologico era talmente concentrato da ridurre l’imprevedibilità del campionato — e l’imprevedibilità, nel motorsport, non è solo un elemento narrativo: è una componente del valore commerciale del prodotto. Limitare il numero di moto per costruttore ha diverse conseguenze che si intrecciano. Da un lato, obbliga le case costruttrici a selezionare i propri partner con maggiore cura strategica, aumentando il valore percepito di ciascuna fornitura tecnica. Dall’altro, lascia più spazio ai costruttori attualmente in difficoltà — Honda e Yamaha su tutti — per recuperare terreno senza dover competere contro versioni multiple della stessa moto avversaria. Se questo si tradurrà in un campionato più equilibrato, i benefici per il marketing saranno immediati: più costruttori credibilmente competitivi significa più storie, più momenti di sorpresa, più piloti e team con argomenti da vendere ai propri sponsor. Per i brand che valutano un ingresso nel MotoGP tramite un team satellite, la norma introduce anche una garanzia implicita: chi ottiene una fornitura ufficiale sa che il costruttore ha scelto di associare il proprio nome a quel progetto, e che lo spazio disponibile per farlo è limitato. Non è un dettaglio trascurabile. Negli anni, la distinzione tra team satellite con fornitura ufficiale e team con materiale di seconda fascia ha fatto la differenza nella capacità di attrarre investitori e sponsor di primo livello — e dal 2028, quella distinzione sarà più netta e più preziosa di quanto non sia mai stata.Aggiornamento: come sono andate le prime gare con le nuove regole
Ad agosto 2026, due delle tre misure sono già realtà. Ad Assen, Gran Premio d’Olanda del 26-28 giugno 2026, tutte le MotoGP sono scese in pista senza il dispositivo holeshot anteriore, come previsto — il device posteriore resta invece ancora legale, per ora. Al Sachsenring, Gran Premio di Germania di luglio 2026, ha debuttato la nuova griglia con file da dodici metri: i piloti l’hanno giudicata efficace nel ridurre il rischio di contatti nei primi metri di gara. Il limite di sei moto per costruttore, invece, entrerà in vigore solo dal 2028. Per la storia completa del dispositivo, dal debutto Ducati nel 2019 al doppio divieto 2023-2026, vedi il nostro approfondimento sull’abbassatore MotoGP; per il quadro 2027 (850cc e addio a tutti i ride-height device, anche posteriori), la nostra guida al nuovo regolamento MotoGP 2027. Per i brand che valutano un ingresso nel campionato, ne parliamo nella nostra guida alla sponsorizzazione MotoGP. Lette insieme, le tre decisioni della Grand Prix Commission del 22 giugno 2026 compongono un quadro coerente. Non sono aggiustamenti di emergenza né reazioni a pressioni esterne: sono la firma di una governance che sta cercando, con pazienza, di restituire al MotoGP la complessità narrativa e la credibilità competitiva che rendono questo campionato uno dei prodotti di marketing sportivo più potenti al mondo. Più spettacolo, più sicurezza in griglia, più equilibrio tra i costruttori — tre variabili che, se si allineano, producono un campionato che vale di più per chiunque vi investa, a qualsiasi livello.Dal Gran Premio d'Olanda ad Assen (26-28 giugno 2026). La decisione, presa dalla Grand Prix Commission il 22 giugno 2026, vieta i dispositivi idraulici o meccanici che regolano l'altezza dell'avantreno in partenza. Il dispositivo posteriore, invece, resta legale.
Per ragioni di sicurezza: dal Gran Premio di Germania al Sachsenring (luglio 2026) ogni fila di tre piloti dispone di dodici metri di spazio invece di nove, per ridurre il rischio di contatti nei primi metri di gara, quando le traiettorie convergono e i freni non sono ancora in temperatura.
Un massimo di sei moto in griglia, cioè il team ufficiale più al massimo due team satellite riforniti dallo stesso costruttore. La norma si applica solo se nel campionato sono presenti almeno cinque costruttori.
Più imprevedibilità e più duelli in partenza significano più contenuto virale per gli sponsor; la griglia più ampia migliora la leggibilità dei loghi nelle riprese TV; il tetto di sei moto per costruttore rende ogni fornitura ufficiale un asset più raro e quindi più prezioso per i brand che entrano tramite un team satellite.
No, non ancora. Le decisioni della Grand Prix Commission del 22 giugno 2026 vietano solo il dispositivo anteriore (front holeshot/ride-height device) a partire da Assen. Il ride-height posteriore resta legale al momento.