Novembre 2025. Toto Wolff cede a George Kurtz, fondatore di CrowdStrike e già partner commerciale della squadra, il 15% della propria quota in Mercedes. Wolff possiede un terzo del team, quindi l’operazione riguarda circa il 5% della scuderia, e lui resta al suo posto di amministratore delegato e team principal. Il dettaglio che fa notizia, però, è un altro: secondo la stampa specializzata, la transazione valuta Mercedes circa 6 miliardi di dollari.
Sei miliardi per un’azienda che costruisce due macchine da corsa all’anno. Quando abbiamo pubblicato la prima versione di questo articolo, nel luglio 2023, Forbes stimava il valore medio di una scuderia di Formula 1 in 1,88 miliardi di dollari, il 276% in più rispetto al 2019. Sembrava già un’enormità. Due anni dopo la media è quasi raddoppiata.
Questo pezzo prova a spiegare da dove arriva quella cifra, quanto vale oggi ciascun team e cosa significa tutto questo per chi alla sponsorizzazione in Formula 1 guarda come a un investimento di marketing e non come a una passione da weekend.
Un campionato da 3,87 miliardi di dollari
Il punto di partenza è il fatturato del campionato. Nel 2025 Formula 1 ha incassato 3,873 miliardi di dollari, il 14% in più dell’anno precedente, con un utile operativo di 632 milioni (+28%). Lo dicono i conti annuali di Liberty Media, proprietaria del campionato dal 2017, pubblicati a febbraio 2026 su una stagione di 24 Gran Premi.
La composizione dei ricavi è istruttiva. Il 31,3% arriva dai diritti media, il 26,7% dalle quote che circuiti e governi pagano per ospitare una gara, il 21,7% dalle sponsorizzazioni del campionato e il restante 20,3% da hospitality, logistica e licensing. Di questa torta, 1,4 miliardi di dollari sono tornati ai dieci team sotto forma di premi e pagamenti contrattuali.
È qui che si capisce il primo motore della crescita: una scuderia di Formula 1 non vive solo di quello che riesce a vendere da sola, ma partecipa ai ricavi di un campionato che cresce a doppia cifra. Chi possiede un team possiede anche una fetta di quel flusso.
Quanto vale ogni team di Formula 1
Le due stime più citate sono quelle di Forbes e di Sportico, uscite a pochi giorni di distanza nel novembre 2025. Usano metodi diversi e arrivano a numeri diversi, ma raccontano la stessa storia.
Per Forbes il valore medio di una scuderia è 3,6 miliardi di dollari, l’89% in più rispetto al 2023. In testa c’è Ferrari con 6,5 miliardi, poi Mercedes con 6, McLaren con 4,4 e Red Bull Racing con 4,35. A seguire Aston Martin (3,2), Williams (2,5), Alpine (2,45), Sauber (2,4), Racing Bulls (2,3) e Haas (1,5). Nessun team, insomma, vale meno di un miliardo e mezzo.
Sportico è un po’ più prudente: valore medio 3,42 miliardi, il 48% in più in un anno e più del doppio rispetto ai 1,61 miliardi del 2023. Anche qui Ferrari è prima (6,4 miliardi), davanti a Mercedes (5,88) e McLaren (4,73). Secondo Sportico, il valore medio di una squadra di Formula 1 è oggi dietro soltanto a quello delle franchigie di NFL e NBA, quindi sopra la MLB.
C’è un dato, nella classifica di Forbes, che vale più di tutti gli altri. Nel 2019 una scuderia valeva in media 2,3 volte il proprio fatturato. Nel 2023 il multiplo era salito a 4,9. Nel 2025 è arrivato a circa 8 volte i ricavi dell’anno precedente. Vuol dire che i compratori non pagano più quello che un team incassa oggi, ma quello che pensano incasserà domani.
E i conti di oggi, a guardarli da vicino, sono meno spettacolari dei valori. Sempre secondo Forbes, nel 2024 Mercedes ha fatturato 799 milioni con un utile operativo di 202, Ferrari 670 milioni con 80 di utile, mentre Aston Martin, Williams, Alpine e Sauber hanno chiuso in perdita. Il fatturato medio di un team, nel 2024, è stato di circa 430 milioni di dollari.
Il prezzo della scarsità
Perché qualcuno paga otto volte i ricavi per una squadra che magari perde soldi? La risposta più onesta è una parola sola: scarsità. I posti sulla griglia sono undici, e per aggiungerne uno serve il consenso di Formula 1, della FIA e, di fatto, dei team già presenti.
Il caso Cadillac lo dimostra meglio di qualsiasi analisi. Per entrare come undicesima squadra dal 2026, General Motors e TWG Global hanno accettato di versare una cosiddetta tassa anti-diluizione, il risarcimento ai dieci team esistenti per la quota di premi che perderanno dividendo la torta per undici. Le regole allora in vigore la fissavano a 200 milioni di dollari; la cifra riportata dalla stampa per Cadillac è di circa 450 milioni. Un biglietto d’ingresso che vale più di un team intero di qualche anno fa.
Il secondo pilastro è il budget cap. Introdotto nel 2021 a 145 milioni di dollari e sceso a 135 milioni dal 2023, ha fatto qualcosa che in Formula 1 nessuno era mai riuscito a fare: mettere un limite alle spese. Per un investitore significa che una squadra di media classifica non è più condannata a perdere soldi per inseguire chi spende il doppio. Dal 2026 il tetto è salito a 215 milioni, ma solo perché comprende voci di costo prima escluse, come gli ammortamenti: Formula 1 lo presenta come un aumento sostanzialmente neutro.
Il terzo è la stabilità delle regole commerciali. Il nuovo Patto della Concordia, l’accordo che stabilisce come si dividono i ricavi, è stato firmato da tutti e undici i team nel marzo 2025 e completato con la parte di governance, insieme a FIA e Formula 1, nel dicembre 2025. Copre le stagioni dal 2026 al 2030. Cinque anni di regole note sono una garanzia che pochi altri sport possono offrire.
Le operazioni che hanno fissato il prezzo
Le valutazioni dei giornali sono stime. A dare un prezzo vero ai team sono le compravendite, e negli ultimi tre anni ce ne sono state parecchie.
Nel gennaio 2025 Audi ha completato l’acquisto di tutte le quote di Sauber dai precedenti proprietari, dopo aver rinunciato al piano iniziale di fermarsi al 75%. Due mesi prima il fondo sovrano del Qatar, Qatar Investment Authority, aveva firmato l’accordo per entrare nella società con una quota di minoranza significativa. Nel giugno 2023 Otro Capital, RedBird Capital Partners e Maximum Effort, la società di investimento guidata da Ryan Reynolds (con Rob McElhenney e Michael B. Jordan tra i soci), avevano comprato il 24% di Alpine per 200 milioni di euro: allora la notizia era che Hollywood scopriva la Formula 1, oggi è che quell’operazione valutava l’intero team circa 900 milioni di dollari, poco più di un terzo dei 2,45 miliardi stimati da Forbes due anni dopo.
Aston Martin è forse l’esempio più eloquente. Nel luglio 2025 la casa automobilistica Aston Martin Lagonda ha venduto la sua ultima piccola partecipazione nel team, in un’operazione che valutava la squadra circa 2,4 miliardi di sterline. Nell’agosto 2026 Woody Johnson, presidente dei New York Jets, è entrato con una quota di minoranza ed è diventato vicepresidente del consiglio di amministrazione, con il compito dichiarato di far crescere il business del team negli Stati Uniti.
Poi c’è la cessione di Wolff a Kurtz, da cui siamo partiti. Un dettaglio merita attenzione: Kurtz non è un finanziere qualsiasi, è il fondatore di un’azienda che sulla Mercedes compariva già come partner. Lo sponsor che diventa azionista è un passaggio che dice molto su come oggi le aziende guardano a questo sport.
Diritti TV e pubblico: perché i ricavi continueranno a salire
I diritti media sono la voce più pesante dei ricavi di Formula 1, e la più dinamica. Nell’ottobre 2025 il campionato ha annunciato il passaggio dei diritti per gli Stati Uniti ad Apple, in esclusiva, per cinque anni a partire dal 2026. Le parti non hanno reso pubblica la cifra; secondo la stampa americana si parla di circa 140 milioni di dollari l’anno, contro i circa 90 che pagava ESPN.
Dietro c’è un pubblico che continua ad allargarsi. Secondo Nielsen Sports, nel 2024 i fan di Formula 1 nel mondo erano 826,5 milioni, il 12% in più rispetto all’anno precedente, con la crescita percentuale più forte in Cina. Abbiamo raccontato come cambia questo pubblico, e cosa chiede ai brand, nella nostra analisi del Global F1 Fan Survey.
A tutto questo si aggiungono i Gran Premi costruiti come eventi a sé, con Las Vegas come esempio più estremo: una gara che Liberty Media organizza in proprio, incassando biglietti e hospitality direttamente.
Cosa cambia per chi sponsorizza
Per un’azienda che valuta la Formula 1 come canale di marketing, questa crescita ha due facce. La prima è evidente: il prezzo sale. Una squadra che vale sei miliardi non vende la fiancata come la vendeva quando ne valeva uno, e i proprietari che hanno pagato multipli altissimi hanno bisogno che i ricavi commerciali crescano per giustificare l’investimento. Abbiamo messo in fila i numeri reali in quanto costa sponsorizzare un team di Formula 1.
La seconda faccia è meno ovvia. Comprare visibilità in Formula 1 oggi significa associare il proprio marchio a una proprietà mediatica che si apprezza, non a uno sport in cerca di sostenitori. Il caso Kurtz, lo sponsor diventato socio, è l’estremo di un percorso che per la maggior parte dei brand si ferma molto prima, ma la logica è la stessa: entrare dove il valore sta crescendo. Non a caso, secondo Ampere Analysis la spesa complessiva per sponsorizzare il campionato e i suoi team supererà nel 2026 i 3 miliardi di dollari, il 15% in più dell’anno precedente.
Resta un punto su cui vale la pena fermarsi. I valori di oggi incorporano un’aspettativa di crescita molto alta: otto volte i ricavi è un multiplo che si giustifica solo se il fatturato continua a salire. Finora è successo. Per chi sponsorizza, la domanda giusta non è tanto se la Formula 1 valga quanto costa, ma se il proprio investimento sia costruito per sfruttare la fase in cui quel valore si sta ancora formando.
Domande frequenti sul valore dei team di Formula 1
Qual è il team di Formula 1 che vale di più?
Ferrari. Secondo le stime pubblicate nel novembre 2025, vale 6,5 miliardi di dollari per Forbes e 6,4 miliardi per Sportico. Al secondo posto c’è Mercedes, valutata 6 miliardi da Forbes, la stessa cifra che la stampa attribuisce alla cessione di una quota a George Kurtz.
Quanto vale in media una scuderia di Formula 1?
Circa 3,6 miliardi di dollari secondo Forbes e 3,42 miliardi secondo Sportico (stime di novembre 2025). Nel 2023 la media era 1,88 miliardi per Forbes e 1,61 per Sportico: in due anni il valore medio è quasi raddoppiato.
Quanto fattura la Formula 1?
Nel 2025 Formula 1 ha registrato ricavi per 3,873 miliardi di dollari, il 14% in più del 2024, con un utile operativo di 632 milioni. Il 31,3% dei ricavi arriva dai diritti media, il 26,7% dalle quote di organizzazione delle gare, il 21,7% dalle sponsorizzazioni. Ai team sono andati 1,4 miliardi.
Perché il valore dei team di Formula 1 è cresciuto così tanto?
Per tre ragioni principali: la scarsità dei posti in griglia (undici team, con una tassa d’ingresso riportata a circa 450 milioni per Cadillac), il budget cap introdotto nel 2021, che ha reso più sostenibili i conti, e la crescita dei ricavi del campionato, in particolare diritti media e pubblico, che Nielsen stimava in 826,5 milioni di fan nel 2024.
Quanto possono spendere i team di Formula 1 nel 2026?
Il budget cap del 2026 è di 215 milioni di dollari, contro i 135 milioni in vigore dal 2023 al 2025 (145 milioni nel 2021, primo anno del tetto). L’aumento riflette soprattutto l’inclusione di costi prima esclusi, come gli ammortamenti, ed è presentato da Formula 1 come sostanzialmente neutro rispetto alla capacità di spesa reale.
Cosa significa la crescita del valore dei team per uno sponsor?
Che il costo della visibilità sale, perché proprietari che hanno pagato valutazioni elevate hanno bisogno di ricavi commerciali crescenti. Allo stesso tempo, lo sponsor si associa a una proprietà mediatica in apprezzamento: per questo conta costruire l’investimento con obiettivi, attivazioni e misurazione chiari fin dall’inizio.