Nel 2020 la Formula 1 ha messo l’inclusione al centro di una campagna, We Race As One. Sei anni dopo ha una carta firmata nel 2024 da tutte le squadre di allora, una serie femminile alla quarta stagione e una campionessa, Alisha Palmowski, che il titolo se l’è assicurato con tre gare d’anticipo. Non è ancora un paddock diverso. Ma non è più soltanto una campagna.
Per chi sponsorizza, questa storia conta per una ragione concreta: il pubblico della Formula 1 è cambiato più in fretta del paddock, e i marchi che lo hanno capito per tempo hanno trovato spazi che nel motorsport di dieci anni fa non c’erano.
In breve
- We Race As One nasce il 22 giugno 2020; tre giorni dopo arriva una fondazione avviata da un milione di dollari donati dall’allora amministratore delegato della Formula 1, Chase Carey.
- Il 26 novembre 2024 Formula 1, FIA e tutte e dieci le squadre hanno firmato una carta per la diversità e l’inclusione, la prima raccomandazione della Commissione Hamilton.
- La F1 Academy, al via nel 2023, ha avuto quattro campionesse: Marta García, Abbi Pulling, Doriane Pin e, nel 2026, Alisha Palmowski.
We Race As One: da campagna a programma
We Race As One viene annunciata il 22 giugno 2020, alla vigilia di una stagione che riparte dopo il blocco della pandemia. Al Gran Premio d’Austria, il 5 luglio, le monoposto portano un arcobaleno dedicato ai lavoratori in prima linea e attorno alla pista compare il messaggio contro il razzismo. Tre giorni dopo nasce anche una fondazione per finanziare tirocini e apprendistati destinati a gruppi sottorappresentati: l’avvia un milione di dollari donati personalmente da Chase Carey, allora presidente e amministratore delegato della Formula 1, e la FIA vi aggiunge un milione di euro.
Nel 2021 arrivano le prime misure concrete: dieci borse di studio in ingegneria con sei università britanniche e italiane, per studenti di gruppi sottorappresentati, e sei tirocini nell’organizzazione della Formula 1.
Le critiche non sono mancate, e la più dura è arrivata dal pilota più vicino al tema. Nel luglio 2022, al Gran Premio d’Austria, dopo le segnalazioni di insulti e molestie tra il pubblico, Lewis Hamilton ha detto che We Race As One era stata «solo parole», senza fondi né un programma capace di cambiare davvero le cose.
La Commissione Hamilton e la carta firmata da tutte le squadre
Nel 2020 Hamilton promuove con la Royal Academy of Engineering la Commissione Hamilton, una ricerca sulle ragioni per cui nel motorsport britannico lavorano così poche persone nere. Il rapporto esce il 13 luglio 2021: le persone nere sono meno dell’1% di chi lavora in Formula 1, e le raccomandazioni per cambiare le cose sono dieci.
La prima chiedeva una carta per la diversità e l’inclusione. È arrivata il 26 novembre 2024: Formula 1, FIA e tutte e dieci le squadre hanno firmato un documento comune, costruito con il sostegno della Royal Academy of Engineering e fondato su quattro pilastri: attrarre, trattenere, creare e coinvolgere. Mission 44, la fondazione di Hamilton, ne sostiene l’attuazione, e il gruppo di lavoro che esisteva già è diventato un gruppo di attuazione, con il compito di produrre risultati misurabili. Della carriera e dell’impegno di Hamilton abbiamo scritto nel ritratto di Lewis Hamilton.
F1 Academy: quattro stagioni, quattro campionesse
La F1 Academy è stata annunciata nel novembre 2022 ed è partita nel 2023, con l’obiettivo di far crescere le pilote verso le categorie superiori. La dirige dal marzo 2023 Susie Wolff, ex pilota. Le campionesse sono state Marta García nel 2023, Abbi Pulling nel 2024, Doriane Pin nel 2025 e Alisha Palmowski nel 2026, campionessa ad Austin il 24 ottobre. Dal 2024 ogni squadra di Formula 1 sostiene una pilota con i propri colori: nel 2026 lo fanno le dieci squadre storiche, mentre la Cadillac si aggiungerà nel 2027. La campionessa riceve 10 punti per la superlicenza.
Il numero che spiega perché serve è semplice: dal 1950 solo cinque donne sono state iscritte a un Gran Premio di Formula 1, e due sole sono partite, Maria Teresa de Filippis e Lella Lombardi, l’unica ad aver conquistato punti, mezzo punto in Spagna nel 1975. L’ultima partenza di una donna in un Gran Premio risale al 1976. Ne abbiamo parlato nel nostro articolo sulle donne in Formula 1.
Doriane Pin, campionessa nel 2025, è stata poi scelta dalla Mercedes come pilota di sviluppo per il 2026: una decisione della squadra, non un premio della serie, ma è il tipo di passo che la F1 Academy è nata per rendere possibile.
Che cosa c’è per gli sponsor
La F1 Academy è anche un caso di sponsorizzazione. Nel febbraio 2024 Charlotte Tilbury è diventata partner ufficiale della serie: il primo marchio di bellezza fondato da una donna a farlo e, per l’azienda, la prima sponsorizzazione sportiva globale. Ha dato i propri colori a una delle vetture del 2024, quella della pilota francese Lola Lovinfosse. Nel 2026 è arrivata Sephora, che sostiene la pilota spagnola Natalia Granada. Per marchi così il motorsport non era un territorio ovvio. È diventato un territorio possibile.
Il motivo è nel pubblico. Secondo una ricerca Nielsen del dicembre 2024, le donne erano il 41% dei fan della Formula 1. È un dato che allarga il perimetro dei marchi che possono parlare a questo pubblico in modo credibile, e lo abbiamo approfondito nell’articolo su donne e sponsorizzazioni sportive.
Il limite, però, va detto. Associare un marchio all’inclusione funziona solo se dietro c’è un impegno misurabile, perché lo stesso pubblico che premia la coerenza riconosce in fretta l’operazione di facciata. Nella mia esperienza, le aziende che ottengono di più sono quelle che sostengono un programma, una pilota o una borsa di studio e lo raccontano per anni, non per una stagione. Le regole di base per entrare in questo mondo le spieghiamo nella pagina sulla sponsorizzazione in Formula 1.
La diversità passa anche dal calendario
C’è poi una diversità geografica. Il 13 ottobre 2026 la Formula 1 ha annunciato un accordo decennale per il Gran Premio d’Africa, su un circuito nuovo a Bugesera, in Rwanda, con debutto previsto nei primi anni Trenta. L’ultima gara del Mondiale in Africa resta quella di Kyalami, in Sudafrica, del 14 marzo 1993. Ne abbiamo scritto nel nostro articolo sul Gran Premio d’Africa in Rwanda.
Dove siamo nel 2026
Il paddock di oggi non assomiglia ancora al suo pubblico. Ma dal 2020 la Formula 1 è passata dagli slogan a un documento firmato da tutte le squadre, dalle campagne alle borse di studio, da una serie femminile appena nata a quattro campionesse. È la stessa differenza che separa una sponsorizzazione di facciata da una che dura.
Domande frequenti su Formula 1 e inclusione
Che cos'è We Race As One?
We Race As One è l’iniziativa lanciata dalla Formula 1 il 22 giugno 2020 contro il razzismo e le disuguaglianze, e per ringraziare chi affrontava la pandemia. Pochi giorni dopo è nata una fondazione per tirocini e apprendistati destinati a gruppi sottorappresentati, avviata con un milione di dollari donati da Chase Carey, e nel 2021 sono arrivate dieci borse di studio in ingegneria con sei università britanniche e italiane.
Che cos'è la Commissione Hamilton?
È la ricerca promossa nel 2020 da Lewis Hamilton con la Royal Academy of Engineering sulle ragioni della scarsa presenza di persone nere nel motorsport britannico. Il rapporto, pubblicato il 13 luglio 2021, contiene dieci raccomandazioni; la prima, una carta per la diversità e l’inclusione, è stata firmata da Formula 1, FIA e da tutte le squadre il 26 novembre 2024.
Che cos'è la F1 Academy?
È la serie femminile creata dalla Formula 1, annunciata nel novembre 2022 e al via dal 2023, diretta da Susie Wolff. Le campionesse sono Marta García (2023), Abbi Pulling (2024), Doriane Pin (2025) e Alisha Palmowski (2026). Le dieci squadre storiche di Formula 1 sostengono una pilota ciascuna (la Cadillac dal 2027) e la campionessa riceve 10 punti per la superlicenza.
Quante donne hanno corso in Formula 1?
Dal 1950 cinque donne sono state iscritte a un Gran Premio di Formula 1 e due sono partite: Maria Teresa de Filippis nel 1958 e Lella Lombardi tra il 1975 e il 1976. Lombardi è l’unica ad aver conquistato punti, mezzo punto in Spagna nel 1975. Dopo il 1976 nessuna donna ha più preso il via a un Gran Premio.
Che cosa ha detto Lewis Hamilton di We Race As One?
Nel luglio 2022, al Gran Premio d’Austria, dopo le segnalazioni di insulti e molestie tra il pubblico, Hamilton ha definito We Race As One «solo parole», senza fondi né un programma capace di produrre un cambiamento. Due anni dopo ha accolto con favore la carta per la diversità e l’inclusione firmata da tutte le squadre.
Perché un'azienda dovrebbe sponsorizzare l'inclusione nel motorsport?
Perché il pubblico è cambiato: secondo Nielsen, a dicembre 2024 le donne erano il 41% dei fan della Formula 1. Marchi come Charlotte Tilbury nel 2024 e Sephora nel 2026 hanno scelto la F1 Academy per parlare a questo pubblico. Funziona però solo con un impegno misurabile e continuato nel tempo, non con un’operazione di una stagione.