I piloti di MotoGP mettono fuori la gamba in frenata per tre ragioni: abbassare e spostare in avanti il baricentro, rendendo la moto più stabile nella staccata, creare un po’ di resistenza aerodinamica e chiudere lo spazio all’interno a chi prova a sorpassare. È una tecnica nata quasi per caso nel 2005, con Valentino Rossi, e oggi la usa praticamente tutta la griglia.
Aggiornato a settembre 2026.
Chi segue la MotoGP lo sa: lo stile di guida cambia insieme alle moto. Il busto che si abbassa dentro la carena, il ginocchio a terra, poi il gomito, e infine la gamba che si stacca dalla pedana nell’ultimo tratto di frenata. Ognuno di questi gesti è nato da una ricerca ossessiva del centesimo, e ognuno è diventato, col tempo, anche un’immagine: quella che il pubblico riconosce al volo e che le telecamere cercano in ogni staccata.
Perché i piloti di MotoGP tirano fuori la gamba: la risposta breve
La gamba fuori, in inglese “leg dangle”, serve soprattutto a rendere la moto più stabile quando il pilota frena al limite. Spostare verso l’interno e verso il basso una parte consistente del proprio peso aiuta a tenere la moto composta mentre la forza della frenata spinge tutto in avanti. A questo si aggiungono un piccolo effetto paracadute e un vantaggio tattico: la gamba occupa lo spazio interno e scoraggia chi vorrebbe infilarsi. Nessuno dei tre effetti, da solo, spiega tutto, ed è proprio la loro somma a rendere il gesto così diffuso.
Valentino Rossi e l’origine della tecnica
È a Valentino Rossi che si fa risalire la gamba fuori così come la conosciamo. Il 10 aprile 2005, al Gran Premio di Spagna a Jerez, all’ultima curva dell’ultimo giro, Rossi si butta all’interno di Sete Gibernau, allora in sella alla Honda del team Movistar. La staccata è al limite, il contatto inevitabile, e in quel momento Rossi stacca d’istinto la gamba interna dalla pedana e la lascia sospesa fino al punto di corda. Passa, vince, e quella stagione la chiude da campione del mondo.
Da allora il gesto si è diffuso rapidamente, prima tra i piloti che lo imitavano e poi tra quelli che ne studiavano gli effetti, calibrando quanto aprire la gamba e quando ritirarla. Oggi è difficile trovare un pilota di MotoGP che non la usi, in modo più marcato nelle staccate violente o appena accennato nei cambi di direzione più lenti. Una delle poche eccezioni celebri è stata Jorge Lorenzo, tre volte campione della classe regina, che la usava di rado e restava comunque velocissimo in percorrenza.
1. Stabilità in frenata: il baricentro si abbassa
La ragione più citata dai piloti è la stabilità. In una staccata MotoGP le forze in gioco sono enormi: alla prima curva del Mugello, secondo i dati Brembo, le moto passano da 337 a 94 km/h in 5,4 secondi e in 291 metri, con un carico sulla leva del freno di 5,5 chili. In quella fase il peso si scarica sull’anteriore e la moto tende a muoversi.
Una gamba vale circa il 16-18% della massa corporea di una persona adulta, cioè una decina di chili per un pilota di corporatura media. Allontanarla dal corpo, verso l’interno e verso il basso, sposta il baricentro dell’insieme moto e pilota e aiuta a tenere la moto più composta mentre si imposta la curva. Sylvain Guintoli, campione del mondo Superbike nel 2014, lo ha spiegato così: mettendo fuori la gamba interna si abbassa il baricentro, e questo aumenta la stabilità e la resa della frenata. C’è anche un effetto meno visibile: la posizione di frenata è faticosa, e liberare per un istante una gamba alleggerisce il carico su muscoli e braccia.
2. Il freno aerodinamico: l’effetto paracadute
La seconda ragione è aerodinamica. A quelle velocità, una gamba fuori dalla sagoma della moto espone al vento una superficie in più e funziona come un piccolo paracadute, lo stesso principio dei dragster che aprono il telo in fondo al rettilineo o degli aerei che estraggono i flap in atterraggio. Il contributo è modesto rispetto ai freni, ma in una staccata che toglie oltre 200 km/h in pochi secondi ogni metro guadagnato conta. Nel motociclismo vale sempre la vecchia regola: primo sul gas, ultimo sui freni.
La resistenza dell’aria sulla gamba, inoltre, tende a far ruotare leggermente bacino e busto, e questo piccolo momento di rotazione aiuta il pilota a mettere la moto in traiettoria.
3. La difesa tattica dal sorpasso
La terza ragione è la più pragmatica. Nella MotoGP di oggi, con 22 piloti in griglia e distacchi minimi, la staccata è il punto in cui avviene la maggior parte dei sorpassi, e l’interno della curva è la porta da cui si prova a entrare. La gamba aperta occupa quello spazio, rende più difficile l’attacco e manda all’avversario un messaggio chiaro. È uno scudo tanto fisico quanto psicologico.
Mito, scienza o placebo?
Stabilire quale dei tre effetti pesi di più è difficile, e i piloti stessi danno risposte diverse. Cal Crutchlow ha raccontato che la gamba si mette fuori più facilmente nelle curve a sinistra e che, in genere, i piloti più piccoli di statura la aprono di più; secondo lui, con la gamba fuori si va più forte. Lo stesso Rossi, interrogato sul perché, ha sempre risposto più o meno allo stesso modo: semplicemente, gli sembrava giusto farlo.
Resta un fatto: se quasi tutti i piloti più veloci del mondo hanno adottato questa tecnica, un vantaggio c’è, anche solo psicologico. E come il ginocchio a terra prima di lei, la gamba fuori in frenata è diventata qualcosa di più di un gesto tecnico: è uno dei simboli visivi della MotoGP, una di quelle immagini che fanno la fortuna di fotografi, registi televisivi e, di riflesso, dei marchi che compaiono su tute, stivali e carene.
Perché questo gesto interessa anche ai brand
Per chi investe nel motorsport, i momenti come questo sono il cuore del valore. La staccata è tra i punti più inquadrati di un Gran Premio: primi piani, riprese dall’esterno della curva, replay al rallentatore. È lì che la moto, il pilota e i loghi che portano addosso restano più a lungo sullo schermo. Capire dove si concentra lo sguardo del pubblico è il primo passo per decidere dove posizionare un marchio, come spieghiamo nella nostra guida a come funziona la sponsorizzazione in MotoGP.
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Fonti: MotoGP.com, perché i piloti mettono fuori la gamba; Brembo, i dati di frenata del Mugello 2026; Gran Premio di Spagna 2005; PMC, i parametri dei segmenti corporei.
Domande frequenti
Perché i piloti di MotoGP mettono fuori la gamba in frenata?
Per tre motivi: abbassare e spostare il baricentro, così da rendere la moto più stabile nella staccata; creare un piccolo effetto paracadute che aiuta a rallentare; occupare lo spazio all’interno della curva e scoraggiare i sorpassi. Nessuno dei tre spiega tutto da solo, ed è la loro combinazione a rendere la tecnica così diffusa.
Chi ha inventato la gamba fuori in MotoGP?
La tecnica si fa risalire a Valentino Rossi, che al Gran Premio di Spagna del 10 aprile 2005, a Jerez, staccò d’istinto la gamba dalla pedana durante il sorpasso all’ultima curva su Sete Gibernau. Da allora il gesto è stato adottato da quasi tutti i piloti della MotoGP.
La gamba fuori fa davvero frenare di più?
L’effetto aerodinamico è modesto rispetto ai freni, ma in una staccata MotoGP, dove le moto perdono oltre 200 km/h in pochi secondi, anche un piccolo contributo conta. Il beneficio principale indicato dai piloti è la stabilità: la moto resta più composta mentre si imposta la curva.
Perché la gamba si mette fuori soprattutto nelle curve a sinistra?
Molti piloti, tra cui Cal Crutchlow, raccontano che nelle curve a sinistra aprire la gamba è più naturale, anche per come il pilota si posiziona sulla moto in frenata. Ogni pilota però ha il suo stile: c’è chi la usa in quasi tutte le staccate e chi, come Jorge Lorenzo, la usava di rado.
Tutti i piloti di MotoGP usano questa tecnica?
Quasi tutti, con intensità diverse: in modo marcato nelle staccate più violente, appena accennato nei cambi di direzione più lenti. Tra le eccezioni celebri c’è Jorge Lorenzo, che la usava poco e restava comunque tra i più veloci in percorrenza di curva.