Nel 2022 il budget cap era il tema del momento in Formula 1: il tetto era di 140 milioni di dollari, l’inflazione correva e le squadre di vertice chiedevano di alzarlo a stagione in corso. Quattro anni dopo il tetto di spesa è diventato uno dei pilastri del campionato, ha prodotto la prima sanzione della storia e nel 2026 è salito a 215 milioni di dollari. Ecco come funziona oggi, che cosa è cambiato e perché riguarda da vicino chi sponsorizza una squadra.
Aggiornato a settembre 2026.
In breve: il budget cap è il limite massimo che ogni squadra di Formula 1 può spendere in una stagione per progettare, costruire e far correre le proprie vetture. Introdotto nel 2021 a 145 milioni di dollari, è sceso a 135 milioni dal 2023 e nel 2026 è stato portato a 215 milioni, soprattutto per un cambio nelle regole contabili che fa rientrare nel tetto costi prima esclusi. Restano fuori gli stipendi dei piloti, i tre dirigenti più pagati e il marketing. Per gli sponsor la conseguenza è importante: le squadre non possono più vincere spendendo senza limiti, e il valore di una partnership conta più che mai.
Che cos’è il budget cap e perché è nato
Il budget cap, chiamato ufficialmente cost cap, è un tetto alla spesa annuale di ogni squadra per le attività legate alle prestazioni della vettura: progettazione, sviluppo, produzione, gestione in pista e personale tecnico. È stato introdotto nel 2021, ispirandosi al salary cap degli sport americani come NBA e NFL, con due obiettivi: rendere economicamente sostenibili le squadre più piccole e ridurre il vantaggio di chi poteva spendere di più.
Prima del tetto, i grandi costruttori potevano spendere molto più delle squadre minori, e il divario si vedeva in pista: nell’era ibrida la Mercedes ha dominato anche grazie a risorse che nessun avversario, a parte Ferrari e Red Bull, poteva eguagliare. Il tetto è partito da 145 milioni nel 2021, è sceso a 140 nel 2022 e a 135 milioni dal 2023 al 2025, con aggiustamenti per il numero di gare oltre le 21 in calendario, 1,8 milioni in più per ogni gara aggiuntiva, e per l’inflazione.
Il dibattito del 2022: com’è finito
Nel 2022, quando scrivemmo la prima versione di questo articolo, le squadre di vertice come Ferrari, Mercedes e Red Bull chiedevano di alzare il tetto per l’aumento dei costi di energia e trasporti, mentre Haas, Alfa Romeo e Williams erano contrarie a cambiare le regole a stagione in corso. A luglio 2022 la F1 Commission trovò un compromesso: un adeguamento del 3,1% per l’inflazione, approvato con un solo voto contrario.
Pochi mesi dopo arrivò il primo vero test. Per la stagione 2021 la FIA accertò che la Red Bull aveva superato il tetto di circa 1,86 milioni di sterline, l’1,6%, una violazione considerata minore: la squadra fu multata di 7 milioni di dollari e le fu ridotto del 10% il tempo di sviluppo aerodinamico. Per la stessa stagione Aston Martin e Williams ricevettero multe per violazioni procedurali. Dal 2022 al 2024, invece, tutte le squadre hanno rispettato il limite di spesa, con qualche violazione solo procedurale, cioè documenti o certificazioni consegnati in modo non conforme.
Il timore che avevamo espresso allora, cioè che una squadra potesse non finire la stagione per i costi degli incidenti, non si è avverato. Ma il tetto ha cambiato davvero il modo di lavorare: ogni aggiornamento e ogni riparazione vanno pianificati, perché lo spazio di spesa è finito.
Il budget cap 2026: 215 milioni di dollari
Dal 2026 il tetto è di 215 milioni di dollari, 80 in più rispetto alla base del 2025. Non significa però che le squadre spendano 80 milioni in più. Secondo la FIA e la Formula 1 l’aumento è per gran parte contabile e sostanzialmente neutro:
- è stato eliminato il tetto separato sugli investimenti in impianti e macchinari, e il loro ammortamento annuale rientra ora nel cost cap;
- il personale che lavora sulla Formula 1 deve essere conteggiato per intero nel tetto;
- la cifra assorbe l’inflazione accumulata dal 2021;
- sono state aggiunte nuove esclusioni, come i costi per salute e sicurezza e la mensa.
Come ha spiegato Federico Lodi della FIA, il nuovo tetto non comporta spese più alte per le squadre, perché quei costi li sostenevano già. Restano esclusi dal cost cap gli stipendi dei piloti, i compensi dei tre dirigenti più pagati, il marketing, le attività legali, amministrative e di risorse umane, i viaggi e le attività legate alla storia della squadra. Anche i costruttori di motori hanno un proprio tetto separato, che secondo la Formula 1 sale a 190 milioni di dollari dal 2026.
E lo stipendio dei piloti?
Nel 2022 si discuteva anche di un tetto agli stipendi dei piloti, con Max Verstappen fra i contrari più netti: i piloti, diceva, sono quelli che fanno lo spettacolo e rischiano la vita. Quel tetto non è mai stato introdotto: anche nel 2026 gli stipendi dei piloti restano fuori dal cost cap, e i contratti dei migliori continuano a valere decine di milioni l’anno.
Che cosa significa per gli sponsor
Il budget cap ha cambiato l’economia della Formula 1, e con essa il ruolo degli sponsor. Tre conseguenze sono particolarmente importanti per chi valuta una sponsorizzazione.
La prima: il marketing e l’ospitalità sono esclusi dal tetto. Una squadra può quindi investire senza limiti nelle attività di attivazione per i propri partner, dagli eventi ai contenuti, e spesso lo fa proprio perché questo aumenta il valore della sponsorizzazione.
La seconda: il tetto ha reso le squadre più sostenibili e più preziose. Prima del 2021, come disse Zak Brown della McLaren, la Formula 1 era una competizione a chi poteva permettersi di perdere di più. Oggi le squadre fanno utili, e il loro valore è esploso: secondo Sportico, a novembre 2025 una squadra valeva in media 3,42 miliardi di dollari, il 48% in più in un anno, con Ferrari a 6,4 miliardi, Mercedes a 5,88, McLaren a 4,73 e Red Bull a 4,32.
La terza: con la spesa tecnica limitata, i ricavi commerciali sono diventati un fattore di competitività. Una squadra che ha più sponsor non può spendere di più in pista, ma può investire di più in tutto ciò che il tetto non copre, e soprattutto può permettersi di arrivare sempre al limite consentito. Per questo le squadre cercano partner stabili e pluriennali, e danno più valore a chi porta anche tecnologia e competenze. Ne parliamo nel nostro articolo su come guadagna un team di Formula 1 e nella guida al costo di una sponsorizzazione in Formula 1.
Il quadro è stabile fino al 2030: il nuovo Concorde Agreement, che regola i rapporti fra Formula 1, FIA e le undici squadre compresa la nuova Cadillac, è stato firmato nel 2025. Se vuoi capire come inserire il tuo marchio in questo sistema, parti dalla nostra pagina sulle sponsorizzazioni in Formula 1 oppure contattaci.
Fonti: Formula 1, il cost cap 2026 spiegato; Autosport, tutto sul cost cap; RacingNews365, le modifiche al cost cap; Motorsport.com, l’adeguamento per l’inflazione del 2022; RaceFans, l’accordo sull’inflazione; Motorsport.com, la sanzione alla Red Bull; Sky Sports, la multa alla Red Bull; Formula 1, la multa alla Williams; Formula 1, le verifiche sul 2022; Formula 1, le verifiche sul 2023; The Race, le verifiche sul 2024; The Race, Zak Brown sul valore delle squadre; SportsPro, il valore delle squadre secondo Sportico; Forbes, le squadre di F1 più preziose; Formula 1, la firma del Concorde Agreement.
Domande frequenti sul budget cap in Formula 1
Quanto è il budget cap della Formula 1 nel 2026?
Nel 2026 il cost cap è di 215 milioni di dollari a stagione. L’aumento rispetto ai 135 milioni del 2025 è soprattutto contabile: nel tetto rientrano ora costi prima esclusi, come l’ammortamento degli investimenti e tutto il personale che lavora sulla Formula 1.
Che cosa è escluso dal budget cap?
Sono esclusi gli stipendi dei piloti, i compensi dei tre dirigenti più pagati, il marketing e l’ospitalità, le attività legali, amministrative e di risorse umane, i viaggi e, dal 2026, anche i costi di salute e sicurezza e della mensa.
Che cosa succede se una squadra supera il budget cap?
Dipende dalla gravità. Per una violazione minore, sotto il 5% del tetto, sono previste multe e riduzioni del tempo di sviluppo, come accaduto alla Red Bull per il 2021 con 7 milioni di dollari di multa e il 10% di test aerodinamici in meno. Per violazioni gravi possono arrivare anche penalità sportive.
Esiste un tetto agli stipendi dei piloti?
No. Se ne è discusso nel 2022, ma non è mai stato introdotto: anche nel 2026 gli stipendi dei piloti sono esclusi dal cost cap.
Perché il budget cap è importante per gli sponsor?
Perché il marketing e l’ospitalità restano fuori dal tetto, quindi le squadre possono investire senza limiti nell’attivazione delle partnership. E perché il tetto ha reso le squadre più sostenibili e più preziose, con un valore medio di 3,42 miliardi di dollari secondo Sportico: una sponsorizzazione oggi si lega a una squadra più solida.