La Formula E arriva alla stagione del GEN4 con 561 milioni di spettatori televisivi cumulati, sei costruttori impegnati e una monoposto da 600 kW a trazione integrale. Dopo dodici stagioni il campionato elettrico non è più una scommessa: è un asset di sponsorizzazione con numeri propri, e va valutato con gli stessi criteri con cui si valuta la Formula 1.
Aggiornato a settembre 2026.
Quando la Formula E è nata, nel 2014, la domanda che ogni direttore marketing faceva era se sarebbe sopravvissuta. Undici anni dopo la domanda è diventata un’altra, più utile: che tipo di piattaforma commerciale è, e per quali brand funziona meglio di un campionato termico. La risposta comincia dai numeri della stagione 11, chiusa nel luglio 2025.
Cosa dicono i numeri della stagione 11
L’audience televisiva cumulata globale è arrivata a 561 milioni di spettatori, in crescita del 14% sulla stagione precedente, con una media per gara di 33 milioni (più 16%). La base di fan misurata su 33.000 intervistati in 16 mercati per conto del campionato dall’istituto indipendente Potentia Insight ha raggiunto 422 milioni di persone, con un incremento del 13%, e la quota di fan classificati come altamente coinvolti è salita al 58%, in crescita del 9% sulla stagione 10. Il singolo evento più visto della storia del campionato è stato l’ePrix di Città del Messico, con 46 milioni di spettatori cumulati secondo i dati diffusi dal campionato.
Sono numeri che vanno letti per quello che sono. Non competono con la Formula 1 in valore assoluto, ma descrivono una proprietà in crescita a doppia cifra in un mercato, quello dei diritti sportivi, dove la crescita a doppia cifra è rara. Per uno sponsor questo significa una cosa precisa: il costo d’ingresso di oggi è calcolato su una base di pubblico che nelle prossime stagioni sarà più grande. È la definizione operativa di finestra.
Il GEN4 sposta il baricentro tecnico
Dalla stagione 2026-27 il campionato passa alla quarta generazione di monoposto. Il salto è sostanziale: 600 kW di potenza di picco in qualifica e in Attack Mode, 450 kW in configurazione di gara, un incremento di circa il 70% rispetto al GEN3 Evo, trazione integrale attiva permanente, velocità superiori ai 335 km/h, accelerazione da 0 a 100 km/h in circa 1,8 secondi e capacità di recupero in frenata che sale da circa 600 a 700 kW. Ogni vettura è costruita con almeno il 20% di materiali riciclati ed è progettata per essere riciclabile a fine vita.
La parte interessante per chi fa marketing non è la scheda tecnica. È che la Formula E, unica fra i monoposto, corre con trazione integrale permanente e con una quota di energia recuperata che rende la gestione dell’energia una variabile visibile in gara. Il campionato elettrico ha sempre venduto il proprio legame con la tecnologia di serie; con il GEN4 quel legame diventa dimostrabile anche a un pubblico non tecnico, ed è esattamente il terreno su cui un brand automotive, energetico o industriale può costruire un racconto che regge oltre il logo.
Sei costruttori, e cosa significa per il mercato degli sponsor
Nell’era GEN4 i costruttori impegnati sono sei: Porsche, Jaguar, Stellantis, Nissan, Lola e Mahindra. Non è un dettaglio da appassionati. Il numero di costruttori determina la profondità del mercato della sponsorizzazione, perché ogni programma ufficiale porta con sé un budget di attivazione, una rete di fornitori tecnici e una pressione competitiva sugli inventari commerciali. Quando i costruttori scendono, i prezzi dei title sponsorship si ammorbidiscono ma il valore mediatico si assottiglia; quando salgono, accade il contrario.
Per un brand che valuta oggi l’ingresso, la lettura pratica è che la Formula E si trova in una fase di consolidamento industriale e non di ritirata. Le soglie d’ingresso restano più accessibili di quelle della Formula 1, come abbiamo dettagliato nell’analisi sul costo di una sponsorizzazione in Formula E, ma la platea a cui danno accesso è cresciuta di oltre un decimo in un anno.
Il profilo di brand a cui la Formula E serve davvero
C’è una selezione naturale che conviene riconoscere subito, perché evita investimenti sbagliati. La Formula E funziona in modo eccellente per tre profili. Il primo è il brand con una storia di transizione energetica da raccontare, dall’utility all’azienda di componentistica: qui il contesto fa metà del lavoro. Il secondo è il brand tech o software che ha bisogno di dimostrare capacità di calcolo, gestione dati o efficienza in un ambiente estremo e verificabile. Il terzo è il brand consumer che punta su mercati urbani e su un pubblico più giovane della media del motorsport, aiutato dal fatto che il campionato corre nei centri città e non in autodromi periferici.
Funziona meno bene, e va detto, per chi cerca il puro volume di esposizione televisiva indifferenziato. Per quell’obiettivo la Formula 1 resta più efficiente in termini di contatti lordi, e il confronto va fatto con i numeri alla mano invece che per posizionamento ideologico.
Il calendario urbano come asset commerciale
Il formato cittadino è l’elemento che gli sponsor sottovalutano più spesso. Correre dentro la città significa che l’evento è raggiungibile a piedi o con i mezzi da clienti, distributori e dipendenti, e che il costo logistico di un programma di hospitality o di un’attivazione B2B è una frazione di quello richiesto da un weekend di Formula 1 in un circuito permanente. Per una media impresa che vuole portare trenta clienti a un evento sportivo internazionale senza organizzare voli e trasferimenti, la differenza fra un ePrix e un Gran Premio non è di immagine, è di bilancio.
È anche il motivo per cui in Formula E il valore di un accordo si misura male guardando solo gli spot televisivi. Una parte importante del ritorno passa dalle attivazioni sul posto, dalla presenza nel paddock e dal contenuto che ne deriva, cioè dalla porzione sommersa dell’iceberg, non dall’adesivo sulla fiancata.
Come si entra, e con che tempi
Le finestre commerciali dei team si aprono in genere fra la primavera e l’estate per la stagione successiva, e la transizione al GEN4 ha spostato molte trattative in avanti, perché i team hanno atteso il quadro tecnico definitivo prima di chiudere gli inventari. Chi si muove ora ha davanti un ciclo di due o tre stagioni in cui il campionato cambia pelle, che è la condizione classica in cui i prezzi non hanno ancora incorporato la crescita attesa.
Per orientarsi fra team, livelli di visibilità e budget, la nostra pagina dedicata alla sponsorizzazione in Formula E raccoglie i pacchetti e i riferimenti operativi, mentre chi sta confrontando più categorie del motorsport può partire dal quadro sulle sponsorizzazioni MotoGP e sulla Formula 1 per capire dove il proprio budget rende di più.
La domanda che resta aperta riguarda il 2027 e il 2028, quando il GEN4 avrà completato il suo primo ciclo e si vedrà se l’aumento di potenza e la trazione integrale avranno prodotto anche un aumento di pubblico, oppure soltanto un aumento di prestazioni. Per una volta, sponsor e costruttori avranno la risposta prima degli analisti: la vedranno nei propri dati di attivazione, stagione per stagione.
Fonti: Formula E, crescita record nella stagione 11 · Formula E e FIA, presentazione del GEN4 · Formula E, scheda tecnica del GEN4 · Formula E, Mahindra nell’era GEN4 fino al 2030
Domande frequenti
Quanto pubblico ha oggi la Formula E?
Nella stagione 11, chiusa nel 2025, la Formula E ha registrato un’audience televisiva cumulata globale di 561 milioni di spettatori, in crescita del 14%, con una media di 33 milioni per gara. La base di fan misurata da Potentia Insight su 33.000 intervistati in 16 mercati è arrivata a 422 milioni di persone, con il 58% classificato come altamente coinvolto.
Che cosa cambia con la monoposto GEN4 dal 2026-27?
Il GEN4 porta 600 kW di potenza di picco in qualifica e in Attack Mode e 450 kW in gara, circa il 70% in più rispetto al GEN3 Evo, trazione integrale attiva permanente, oltre 335 km/h di velocità massima, 0-100 km/h in circa 1,8 secondi e recupero in frenata fino a 700 kW. Ogni vettura usa almeno il 20% di materiali riciclati.
Quali costruttori sono impegnati in Formula E nell'era GEN4?
I costruttori dell’era GEN4 sono sei: Porsche, Jaguar, Stellantis, Nissan, Lola e Mahindra. Il numero di programmi ufficiali è un indicatore diretto della profondità del mercato della sponsorizzazione, perché ogni costruttore porta budget di attivazione e pressione competitiva sugli inventari commerciali.
A quali aziende conviene davvero sponsorizzare la Formula E?
Funziona meglio per tre profili: brand con una storia di transizione energetica da dimostrare, brand tech e software che devono provare competenze di dati ed efficienza in un contesto estremo, e brand consumer orientati ai mercati urbani. È meno efficiente per chi cerca solo volume di contatti televisivi indifferenziati, obiettivo per cui la Formula 1 resta più adatta.
Quanto costa entrare in Formula E rispetto alla Formula 1?
Le soglie d’ingresso in Formula E restano inferiori a quelle della Formula 1 a parità di livello di visibilità, e il formato cittadino riduce in modo sensibile i costi logistici di hospitality e attivazione B2B. Per una valutazione dettagliata per fascia di budget conviene partire dalla nostra analisi dedicata ai costi della sponsorizzazione in Formula E e confrontarla con i pacchetti delle altre categorie.