La tuta pilota F1 è un indumento ignifugo omologato dalla FIA secondo la norma 8856-2018, obbligatoria in Formula 1 dal 2020: nel test di trasmissione del calore deve garantire almeno 12 secondi di protezione da una fiamma diretta, pesa poche centinaia di grammi ed è fatta su misura per ogni pilota. Sopra quella barriera di aramide c’è anche uno degli spazi pubblicitari più fotografati dello sport, con regole precise su come ci si attaccano i loghi.
Chi la guarda in televisione vede soprattutto colori e marchi. Chi la deve progettare vede un problema di fisica: lasciare a un pilota il tempo di uscire da una macchina in fiamme senza togliergli libertà di movimento e senza farlo cuocere nell’abitacolo. Chi la compra come spazio di sponsorizzazione vede l’unico supporto che resta addosso al pilota quando si toglie il casco, sul podio, in conferenza stampa e davanti alle telecamere del paddock.
Dal Nomex all’aramide su misura
Il materiale che ha cambiato la storia dell’abbigliamento da corsa è il Nomex, una fibra meta-aramidica sviluppata da DuPont all’inizio degli anni Sessanta e messa in commercio nel 1967. La sua dote è semplice da spiegare: non prende fuoco e non fonde, ma sopra i 370 gradi circa carbonizza, formando uno strato che rallenta il passaggio del calore verso la pelle. Un tessuto sintetico normale, al contrario, si scioglie e si attacca al corpo.
Oggi la tuta di Formula 1 è un sandwich di più strati di aramide. Nel racconto che Puma ha fatto ad Autosport nel 2019 dalla fabbrica torinese che produce le sue tute, la fibra sta tra una superficie esterna piatta, pensata per i loghi, e una struttura a nido d’ape che trattiene aria e quindi isola. In quegli anni il peso di una tuta F1 era sceso da circa 1,5 chili a 700 grammi: via gli elastici, cerniera alleggerita, loghi stampati invece che cuciti. L’80% delle tute che uscivano da quel reparto era interamente su misura.
Cosa chiede la norma FIA 8856-2018
Per i piloti del Mondiale di Formula 1, e di campionati come Formula 2, Formula 3, Formula E e WEC, l’Appendice L del Codice sportivo internazionale impone che tuta, guanti, sottotuta lunga, sottocasco, calze e scarpe siano omologati alla norma FIA 8856-2018. Il numero che conta non è il tempo in cui il tessuto resta intatto nel fuoco: è l’indice HTI24, cioè quanti secondi passano, sotto una fiamma da 80 kW per metro quadrato, prima che la temperatura dall’altra parte del tessuto salga di 24 gradi. I minimi sono questi:
- tuta: almeno 12 secondi;
- guanti: in Formula 1 sono obbligatori quelli omologati dal 2023, che devono arrivare a 13 secondi, con il palmo a 9,5;
- scarpe: 11 secondi;
- sottotuta, sottocasco e calze: almeno 5 secondi.
Con questa norma la protezione è cresciuta di circa il 20% per molti capi, e per la prima volta sottotuta, sottocasco e calze sono stati sottoposti alla prova di trasmissione del calore. La stessa Appendice aggiunge un dettaglio che si nota poco: nelle gare con partenza da fermo i piloti delle monoposto devono indossare guanti di un colore ad alta visibilità, in contrasto con il colore prevalente della vettura, per farsi vedere subito dallo starter se la macchina resta piantata in griglia.
Bahrain 2020: la norma messa alla prova
La norma 8856-2018 è diventata obbligatoria in Formula 1 nel 2020, e il 29 novembre di quell’anno ha avuto il collaudo che nessuno voleva. Al primo giro del Gran Premio del Bahrain la Haas di Romain Grosjean ha sfondato le barriere spezzandosi in due ed è stata avvolta dalle fiamme. Secondo l’indagine della FIA, Grosjean è uscito da solo dopo 27 secondi, con ustioni sul dorso di entrambe le mani.
Tuta, sottotuta, calze e sottocasco hanno fatto il loro lavoro. Secondo quanto Alpinestars, che lo vestiva, ha riferito ad Autosport, tutti i suoi capi erano già omologati alla nuova norma e alcuni duravano fino a tre volte il minimo richiesto. Le mani sono state il punto debole: tra le raccomandazioni dell’indagine FIA c’era migliorare l’isolamento termico dei guanti, e dal 2023 la norma chiede ai guanti di nuova omologazione 13 secondi invece di 11 e 9,5 sul palmo invece di 8. È anche il caso che ha reso evidente a tutti perché si misura la protezione in secondi: in un incidente come quello, ogni secondo in più è il tempo per slacciarsi, liberarsi e scavalcare.
Guanti biometrici e gilet di raffreddamento
La tuta non lavora da sola. Dal 2018 i guanti dei piloti di Formula 1 contengono un sensore biometrico flessibile spesso 3 millimetri che misura il battito cardiaco e l’ossigenazione del sangue e trasmette i dati ai medici, così che dopo un incidente sappiano subito in che condizioni è il pilota. L’Appendice L prevede che questi dispositivi siano omologati secondo un’altra norma, la FIA 8868-2018, e se sono integrati in un capo ignifugo quel capo deve rispettare entrambe.
Il caldo è l’altro nemico. Dopo il Gran Premio del Qatar 2023, in cui diversi piloti hanno faticato a finire la gara, la FIA ha introdotto per il 2025 il sistema di raffreddamento del pilota: una pompa e un accumulo termico in macchina e un gilet ignifugo attraversato da tubi in cui circola liquido freddo. Le squadre devono montarlo quando viene dichiarato il «heat hazard», cioè quando il servizio meteo ufficiale prevede che durante la gara l’indice di calore, che combina temperatura e umidità, superi i 31 gradi; il pilota può comunque scegliere di non indossare il gilet. La prima gara con il heat hazard dichiarato è stata Singapore 2025.
Quante tute usa un pilota in una stagione
Una tuta F1 non è un capo da indossare per tutto l’anno. Si usura, si lava, deve restare integra per garantire la protezione omologata, e cambia ogni volta che cambiano gli sponsor o arriva una livrea speciale. Nel 2019 Puma raccontava che piloti come Lewis Hamilton e Valtteri Bottas consumavano circa 40 tute a stagione e che le sole materie prime costavano circa 2.000 euro per tuta. Sono dati di un singolo fornitore e di qualche anno fa, ma danno l’ordine di grandezza: decine di tute per pilota, tutte su misura, tutte omologate.
La tuta come spazio per gli sponsor
Per un marchio la tuta ha una qualità che nessun’altra superficie ha: resta addosso al pilota quando il casco si toglie. Sul podio, nelle interviste, nella zona media, nelle foto ufficiali, il logo sul petto o sul colletto è quello che finisce nell’inquadratura insieme alla faccia del pilota. È per questo che petto, colletto, maniche e cintura hanno un valore diverso dalle superfici della vettura, e che una sponsorizzazione personale del pilota passa quasi sempre di lì. Il discorso vale anche per il casco, che ha logiche proprie e che abbiamo raccontato nella guida sugli sponsor sul casco di Formula 1.
Mettere un logo su una tuta omologata, però, non è come stamparlo su una felpa. L’Appendice L stabilisce che i ricami cuciti direttamente sulla tuta vadano solo sullo strato più esterno, per isolare meglio dal calore; che il supporto dei badge e il filo usato per fissarli siano ignifughi, e che il filo sia conforme alla norma ISO 15025 se la cucitura attraversa tutti gli strati; e che stampe e transfer li faccia soltanto il produttore della tuta, senza ridurne le prestazioni, con un certificato che accompagna ogni capo personalizzato. Per uno sponsor significa una cosa pratica: tempi e costi del logo passano dal fornitore tecnico della squadra, come Puma in Formula 1, e vanno messi nel calendario prima del Gran Premio in cui si vuole debuttare.
La tuta è anche lo strumento più rapido per raccontare una storia. Al Gran Premio di Miami del 2024 Ferrari ha vestito Charles Leclerc e Carlos Sainz di Azzurro La Plata con dettagli Azzurro Dino, per celebrare i 70 anni in Nord America, nel weekend in cui HP debuttava come title sponsor: una tuta diversa, per tre giorni, con una storia da raccontare. Prima ancora, le tute bianche e rosse Marlboro McLaren di Ayrton Senna e Alain Prost e quelle blu e gialle della Renault dei titoli di Fernando Alonso nel 2005 e nel 2006 sono diventate immagini che i tifosi associano ancora oggi a quei marchi.
Se state valutando una presenza sulla tuta di un pilota o di una squadra, il punto di partenza è capire quanto vale ogni posizione rispetto al resto del pacchetto: lo spieghiamo nella guida su quanto costa mettere il logo su una F1 e, per il quadro completo, nella pagina sulla sponsorizzazione in Formula 1.
Domande frequenti sulla tuta pilota F1
Di che materiale è fatta la tuta di un pilota di Formula 1?
Di più strati di aramide, la famiglia di fibre del Nomex sviluppato da DuPont: non prende fuoco e non fonde, ma carbonizza e rallenta il passaggio del calore. Gli strati sono cuciti insieme e la tuta è fatta su misura per ogni pilota.
Quanto resiste al fuoco una tuta di F1?
Secondo la norma FIA 8856-2018, obbligatoria in Formula 1 dal 2020, sotto una fiamma diretta la tuta deve ritardare di almeno 12 secondi l’aumento di 24 gradi della temperatura dall’altra parte del tessuto (indice HTI24). I guanti omologati dal 2023, obbligatori in F1, arrivano a 13 secondi, le scarpe a 11, sottotuta, sottocasco e calze ad almeno 5.
Quanto pesa la tuta di un pilota di F1?
Poche centinaia di grammi. Nel 2019 Puma indicava circa 700 grammi per una tuta F1, contro circa 1,5 chili delle generazioni precedenti, grazie a materiali più leggeri, meno elastici e loghi stampati invece che cuciti.
Quante tute usa un pilota di Formula 1 in una stagione?
Decine. Nel 2019 Puma raccontava che piloti come Lewis Hamilton e Valtteri Bottas consumavano circa 40 tute a stagione, tutte su misura, perché si usurano e cambiano con sponsor e livree speciali.
I piloti di F1 hanno un sistema di raffreddamento nella tuta?
Non nella tuta, ma in un gilet ignifugo separato con tubi in cui circola liquido freddo, introdotto nel 2025. Le squadre devono montare il sistema quando viene dichiarato il heat hazard, cioè quando per la gara si prevede un indice di calore oltre i 31 gradi; il pilota può scegliere di non indossarlo.
Come si mette il logo di uno sponsor sulla tuta di un pilota di F1?
Con ricami sullo strato esterno, badge con supporto e filo ignifughi, oppure con stampe e transfer realizzati solo dal produttore della tuta, che rilascia un certificato. Tempi e costi passano quindi dal fornitore tecnico della squadra.