Charlotte, 19 giugno 1949. Su uno sterrato di tre quarti di miglio, polveroso e pieno di buche, la NASCAR fa correre la sua prima gara per auto di serie, la Strictly Stock. Davanti a un pubblico stimato tra le 13.000 e le 22.500 persone, Glenn Dunaway taglia il traguardo per primo con una Ford. Poi arriva l’ispezione: sotto la sua auto ci sono le «molle da contrabbandiere», balestre posteriori rinforzate che servivano a tenere in assetto la macchina quando il bagagliaio era carico di whisky distillato di nascosto. Squalificato. La vittoria, e i 2.000 dollari del premio, vanno a Jim Roper, arrivato dal Kansas con una Lincoln.
Settantasette anni dopo la domanda è la stessa, ma la risposta è parecchio meno ovvia. Nel 2026 le auto NASCAR della Cup Series sono tre: la Chevrolet Camaro ZL1, la Ford Mustang Dark Horse e la Toyota Camry XSE. Sono tre carrozzerie diverse montate sulla stessa macchina, la Next Gen, in pista dal 2022: telaio tubolare in acciaio, carrozzeria in composito e un V8 aspirato da 5,87 litri che nel 2026 eroga 750 cavalli sugli ovali sotto il miglio e mezzo e sui circuiti stradali, 670 sugli altri ovali e circa 510 a Daytona, Talladega e Atlanta, scesi a circa 465 a Daytona e Talladega nella seconda parte della stagione. Per chi parte da zero, c’è la nostra guida su cosa significa NASCAR.
Le auto NASCAR della Cup Series nel 2026
Si parte dalla Chevrolet, che ha un piccolo paradosso da raccontare. La Camaro stradale non si produce più dalla fine del 2023, eppure in pista c’è ancora: la versione da corsa si chiama Camaro ZL1 e per il 2026 ha ricevuto una carrozzeria aggiornata, con una bombatura del cofano più grande, la griglia rivista e le minigonne ridisegnate. Quale modello la sostituirà, Chevrolet non lo ha detto: ha fatto sapere soltanto che ci sta lavorando.
La Ford corre con la Mustang, in Cup dal 2019 e dal 2024 nella versione Dark Horse. La Toyota con la Camry, che ha portato il marchio giapponese nella serie maggiore nel 2007 e dal 2024 corre nella versione XSE. Tre nomi da concessionario, dunque, ma dentro poco o niente di quello che si trova in concessionaria. La parola stock, «di serie», è rimasta nel nome della disciplina come certi soprannomi che restano anche quando non descrivono più nessuno.
La Next Gen: una sola auto, tre carrozzerie
La Next Gen è la settima generazione di auto della serie maggiore. Ha debuttato nel febbraio 2022 al Clash, la gara di esibizione al Coliseum di Los Angeles, e il Daytona 500 di quell’anno è stato la sua prima gara valida per il campionato. L’idea di fondo era semplice da dire e complicata da fare: un’auto uguale per tutti, con molti componenti di fornitori unici, per contenere i costi e riavvicinare le auto da corsa a quelle di serie, almeno nell’aspetto.
Rispetto alla generazione precedente è cambiato quasi tutto. Le ruote sono passate da 15 pollici in acciaio con cinque dadi a 18 pollici in alluminio con un solo dado centrale. Il vecchio cambio manuale a quattro marce ha lasciato il posto a un sequenziale a cinque marce. Dietro, al posto del ponte rigido, ci sono sospensioni indipendenti. La carrozzeria è simmetrica e in materiale composito, e sotto il posteriore è comparso un diffusore, per la prima volta in NASCAR. Il telaio è un traliccio modulare di tubi d’acciaio, costruito per le squadre da un unico fornitore.
Il motore no: quello resta affare dei costruttori. Ed è il motivo per cui, sotto tre carrozzerie che si somigliano parecchio, si combatte ancora una guerra di marchi.
Il motore delle auto NASCAR
Il motore della Cup Series è un V8 aspirato da 358 pollici cubi, cioè 5,87 litri, con distribuzione ad aste e bilancieri e due valvole per cilindro: l’architettura classica dei motori americani, che in gara arriva intorno ai 9.000 giri al minuto. Il carburatore è andato in pensione nel 2012, quando è arrivata l’iniezione elettronica, dopo più di sessant’anni di onorato servizio.
Ogni costruttore ha i suoi motoristi. Per Chevrolet lavorano Hendrick Motorsports ed ECR Engines, per Ford Roush Yates Engines, per Toyota la Toyota Racing Development, la TRD, che progetta e costruisce i suoi motori da corsa a Costa Mesa, in California.
La potenza, invece, la decide la NASCAR, e la decide pista per pista. Dal debutto della Next Gen il riferimento è stato di 670 cavalli sulla maggior parte dei tracciati. Nel 2026 è salito a 750 sugli ovali sotto il miglio e mezzo e sui circuiti stradali, diciassette piste del calendario, con uno spaziatore conico più grande sopra il collettore di aspirazione. Sui superspeedway di Daytona e Talladega, dove le auto corrono in gruppo a pochi centimetri l’una dall’altra, e ad Atlanta, dove si corre con le stesse regole, i cavalli scendono a circa 510; e per la gara di Daytona di fine agosto e per quella di Talladega del 25 ottobre 2026 la NASCAR li ha abbassati ancora, a circa 465, insieme a uno spoiler più basso. Qui la potenza non si cerca: si toglie.
Dalle Strictly Stock alla Next Gen: sette generazioni
Se si mettono in fila le auto NASCAR dal 1949 a oggi, la storia è quella di un allontanamento progressivo dalla concessionaria, con qualche tentativo di ritorno.
La prima generazione, fino al 1966, è quella delle Strictly Stock: auto di serie, senza modifiche importanti. Con la seconda, dal 1967 al 1980, arrivano le gabbie di sicurezza complete e le portiere smettono di aprirsi: si entra dal finestrino, come si fa ancora oggi. La terza, dal 1981 al 1991, porta auto più piccole, con un passo di 110 pollici. La quarta, dal 1992 al 2007, si allontana sempre di più dalle linee di serie, fino alle carrozzerie asimmetriche soprannominate «Twisted Sisters». La quinta, la «Car of Tomorrow» del 2007, mette al centro la sicurezza e torna alle carrozzerie simmetriche, con, all’inizio, un grande alettone posteriore. La sesta, dal 2013 al 2021, nasce dalla collaborazione con Chevrolet, Ford e Toyota per riportare in pista auto più somiglianti a quelle in vendita. La settima è la Next Gen.
Chi segue la NASCAR da qualche anno riconoscerà anche qualche modello di culto. La Chevrolet Monte Carlo con cui Dale Earnhardt vinse finalmente il Daytona 500 nel 1998, al ventesimo tentativo. La Ford Taurus, in pista dal 1998 al 2005, e poi la Fusion fino al 2018. La Dodge Charger, l’ultima Dodge della serie maggiore: il marchio ha lasciato la serie nel 2012, l’anno del titolo di Brad Keselowski con il Team Penske, e in Cup, almeno fino alla stagione 2026, non è più tornato.
E poi c’è la Toyota. La Camry arrivò nel 2007 e dovette aspettare la quarantesima gara per vincere: marzo 2008, Atlanta, Kyle Busch. Era il primo successo di un costruttore straniero nella serie maggiore dal 1954, quando Al Keller aveva vinto con una Jaguar sulla pista ricavata nell’aeroporto di Linden, nel New Jersey. Poi sono arrivati anche i titoli piloti, nel 2015, nel 2017 e nel 2019.
Le auto delle altre serie NASCAR
La Cup non è l’unica serie nazionale. Nella O’Reilly Auto Parts Series, la seconda serie, corrono la Chevrolet Camaro, la Ford Mustang e la Toyota GR Supra. Nella Craftsman Truck Series corrono i pick-up: Chevrolet Silverado, Ford F-150 e Toyota Tundra, a cui nel 2026 si è aggiunto il Ram, tornato nella serie con i Ram 1500 del Kaulig Racing. Per un brand la scelta della serie conta quanto quella della squadra, e ne parliamo nella guida su quale serie NASCAR sponsorizzare.

Che cosa vede uno sponsor in un’auto NASCAR
Per chi fa marketing, un’auto NASCAR è prima di tutto una superficie. Il cofano e le fiancate posteriori sono lo spazio dello sponsor principale, che in NASCAR può cambiare da una gara all’altra: la stessa auto può avere una livrea a Daytona e un’altra a Martinsville. Ogni auto porta poi pochi adesivi obbligatori, uguali per tutti, dei partner ufficiali della serie, come quelli del carburante e degli pneumatici: la lunga fila di adesivi tecnici che un tempo copriva i parafanghi anteriori, come quella della foto, è quasi sparita, e con la Next Gen il numero di gara si è spostato in avanti, proprio in quello spazio.
Ma è qui che una livrea rischia di diventare un adesivo vuoto. L’auto si vede in televisione per circa tre ore, quanto dura una gara NASCAR, ma vive anche nel paddock, nelle hospitality, nelle foto dei tifosi, nei punti vendita delle città che ospitano le gare del calendario NASCAR Cup Series 2026. Un marchio che compra solo la superficie paga lo spazio; uno che costruisce attorno all’auto un programma di attivazione compra ciò che quello spazio può diventare. Chi sponsorizza oggi la NASCAR è nel nostro elenco degli sponsor NASCAR 2026, costi e formule sono nella guida alla sponsorizzazione NASCAR, e il modo in cui lavoriamo è nella pagina della nostra agenzia di sponsorizzazione NASCAR.
Le molle da contrabbandiere di Glenn Dunaway oggi farebbero sorridere qualunque ispettore. Ma la domanda che quel giorno si pose Al Crisler, il capo degli ispettori che lo squalificò, è la stessa che ogni squadra si fa ancora davanti a una Next Gen: quanto si può cambiare di un’auto che deve restare uguale a tutte le altre?
Domande frequenti sulle auto NASCAR
Quali auto usa la NASCAR nel 2026?
Nella Cup Series corrono la Chevrolet Camaro ZL1, la Ford Mustang Dark Horse e la Toyota Camry XSE. Sono tre carrozzerie diverse sulla stessa auto, la Next Gen, in pista dal 2022, con molti componenti comuni e i motori dei singoli costruttori.
Quanti cavalli ha un'auto NASCAR?
Dipende dalla pista. Nel 2026 la Cup Series usa 750 cavalli sugli ovali sotto il miglio e mezzo e sui circuiti stradali, 670 sugli altri ovali e circa 510 a Daytona, Talladega e Atlanta, scesi a circa 465 per Daytona di fine agosto e Talladega di fine ottobre.
Che motore hanno le auto NASCAR?
Un V8 aspirato da 5,87 litri, cioè 358 pollici cubi, con distribuzione ad aste e bilancieri e iniezione elettronica dal 2012. Lo costruiscono Hendrick Motorsports ed ECR Engines per Chevrolet, Roush Yates Engines per Ford e TRD per Toyota.
Le auto NASCAR sono auto di serie?
Non più. Le prime gare del 1949 erano per auto di serie senza modifiche importanti, mentre oggi le auto NASCAR sono costruite per correre: della versione stradale conservano il marchio e la forma della carrozzeria. Nel caso della Camaro, il modello stradale non è più nemmeno in produzione.
Che cos'è la Next Gen della NASCAR?
È la settima generazione di auto della Cup Series, in pista dal 2022: telaio tubolare in acciaio, carrozzeria simmetrica in composito, ruote da 18 pollici con dado unico, cambio sequenziale a cinque marce e sospensioni posteriori indipendenti.
Quali auto corrono nelle serie O'Reilly e Truck?
Nella O’Reilly Auto Parts Series corrono Chevrolet Camaro, Ford Mustang e Toyota GR Supra. Nella Craftsman Truck Series corrono i pick-up Chevrolet Silverado, Ford F-150, Toyota Tundra e, dal 2026, Ram 1500.