Nel settembre 2024 la Formula 1 ha firmato una partnership pluriennale con il gruppo LEGO. Tre settimane dopo, una licenza globale pluriennale con Mattel per le Hot Wheels. Nessuno dei due accordi prevedeva un logo su una monoposto di Formula 1. È successo il contrario: le monoposto sono finite nei mattoncini, con tutte e dieci le squadre per la prima volta, e nelle macchinine in scala 1:64, in vendita dal 2025.
È l’esempio più chiaro di quello che le licenze nel motorsport possono fare per un marchio. Si tende a pensare che il motorsport serva a un’azienda soprattutto come spazio pubblicitario: una livrea, un cartellone, un’area hospitality. Io lo leggo in un altro modo. Per chi produce beni di consumo, a mio avviso, la strada più diretta spesso non è comprare visibilità sul marchio di una squadra, ma prendere quel marchio in affitto e metterlo sui propri prodotti.
Che cos’è una licenza nel motorsport
Una licenza è un contratto con cui il titolare di un marchio, il licenziante, autorizza un’altra azienda, il licenziatario, a usarlo sui propri prodotti o servizi. Nel motorsport i licenzianti sono i campionati, le squadre, i costruttori, i piloti, gli eventi e i circuiti. I licenziatari sono le aziende che producono giocattoli, abbigliamento, accessori, modellini, videogiochi.
Il contratto fissa poche cose, ma tutte decisive: quali prodotti si possono fare, in quali paesi e in quali canali di vendita, per quanti anni, con quale processo di approvazione dei design. E fissa il prezzo, che di solito si regge su due elementi: una royalty, cioè una percentuale sulle vendite, e un minimo garantito, una soglia che il licenziatario paga comunque: se le royalty maturate restano sotto, versa la differenza.
Licenza e sponsorizzazione: la differenza
Qui sta la differenza che conta. In una sponsorizzazione il marchio paga per comparire sulla proprietà sportiva, e il ritorno arriva in notorietà, relazioni e contenuti. In una licenza succede l’inverso: la proprietà sportiva compare sul prodotto del marchio, e il ritorno arriva dalle vendite di quel prodotto. La prima è una voce di costo del marketing. La seconda è una linea di ricavo, con un margine da cui si pagano le royalty.
Tradotto in linguaggio commerciale: la sponsorizzazione compra spazio sul marchio di altri, la licenza prende in affitto il marchio di altri per venderlo insieme al proprio. Le due cose, poi, si possono combinare, ed è lì che a mio avviso rendono di più: un’azienda che sponsorizza una squadra e ne produce anche una linea su licenza racconta la stessa storia in pista e sullo scaffale.
Quanto vale il mercato delle licenze sportive
Secondo lo studio 2026 di Licensing International, l’associazione internazionale del settore, nel 2025 le vendite mondiali di prodotti e servizi su licenza hanno raggiunto 389,8 miliardi di dollari, il 5,45% in più dell’anno prima. Tra i tipi di marchio dati in licenza, lo sport è quello cresciuto di più: più 8,5%, a 44,4 miliardi di dollari, l’11,4% del mercato, terzo dietro all’intrattenimento e ai marchi aziendali.
Il motorsport è una parte di quella cifra, e i dati pubblicati dello studio non la isolano. Le firme della Formula 1 con LEGO e Mattel, però, indicano bene la direzione: categorie di prodotto lontane dal paddock e un pubblico di famiglie, bambini e collezionisti adulti, raggiunto soprattutto nei negozi, oltre che nelle fan zone dei Gran Premi.
Chi può concedere una licenza nel motorsport
Ogni livello del motorsport ha un marchio da dare in licenza. C’è il campionato, come nel caso di LEGO e Hot Wheels. Ci sono i videogiochi, che sono licenze a tutti gli effetti: la serie ufficiale della Formula 1 la sviluppa Codemasters, che ha la licenza dal 2008 ed è di proprietà di EA dal 2021, mentre il gioco ufficiale della MotoGP lo sviluppa Milestone senza interruzioni dal 2013. Poi ci sono le squadre e i costruttori, con le loro linee di abbigliamento e di accessori, e i piloti, con il nome, il numero e il casco.
Proprio sui piloti si vede bene come funziona il meccanismo. Nel nostro lavoro abbiamo seguito, tra gli altri, il contratto di licenza tra VR46, la società che detiene i diritti commerciali di Valentino Rossi, e Packard Bell, e l’accordo con cui Grimaldi Industry è diventata licenziataria per l’Italia di Dovi4, il marchio di Andrea Dovizioso. In entrambi i casi il marchio di un pilota è uscito dal merchandising da circuito: nel primo su una linea di computer portatili, nel secondo sui capi di una griffe dell’abbigliamento italiano.
Dove si inciampa più spesso
A mio avviso gli inciampi sono quattro. Il primo è firmare un minimo garantito costruito sull’entusiasmo invece che sui dati di vendita: è la soglia che si paga anche se lo scaffale non si svuota. Il secondo è chiedere troppe categorie di prodotto, o troppo poche, rispetto a quelle che si sanno davvero produrre e distribuire. Il terzo è sottovalutare i tempi delle approvazioni: ogni design passa dal licenziante, e una stagione di corse non aspetta. Il quarto è legare tutta una linea a un solo pilota. I piloti vanno, le squadre restano: un contratto costruito su un nome può perdere valore il giorno in cui quel nome cambia colori.
Come lavoriamo sulle licenze
Il nostro lavoro sta nel mezzo, tra il marchio sportivo e l’azienda che vuole usarlo. Lo seguiamo in tutte le sue fasi, strategica, contrattuale e operativa: capire quale proprietà del motorsport ha senso per i prodotti e i mercati di un’azienda, mettere in contatto le due parti, seguire il contratto e, quando serve, affiancare alla licenza attività di co-marketing, partnership e sponsorizzazione. Il servizio è descritto nella pagina sul brand licensing.
La sponsorizzazione si vede in pista. La licenza si vede alla cassa. Le operazioni migliori si vedono in tutti e due i posti.
Domande frequenti sulle licenze nel motorsport
Che cos'è una licenza nel motorsport?
È un contratto con cui il titolare di un marchio del motorsport, come un campionato, una squadra, un costruttore o un pilota, autorizza un’azienda a usarlo sui propri prodotti, in cambio di royalty sulle vendite e di solito di un minimo garantito. Il contratto definisce prodotti, territori, canali, durata e approvazioni dei design.
Che differenza c'è tra licenza e sponsorizzazione?
Nella sponsorizzazione il marchio paga per comparire sulla proprietà sportiva e ne ricava notorietà e relazioni. Nella licenza la proprietà sportiva compare sul prodotto del marchio, che ne ricava vendite e paga royalty al licenziante. Le due formule si possono combinare.
Quanto costa una licenza nel motorsport?
Non esiste un prezzo di listino. Si paga una royalty, cioè una percentuale sulle vendite, con un minimo garantito: una soglia da versare comunque, anche se le royalty maturate restano sotto. L’importo dipende dalla proprietà, dalle categorie di prodotto, dai territori e dalla durata del contratto.
Quanto vale il mercato delle licenze sportive?
Secondo lo studio 2026 di Licensing International, nel 2025 i prodotti e servizi su licenza legati allo sport hanno venduto 44,4 miliardi di dollari nel mondo, l’8,5% in più dell’anno prima, pari all’11,4% di un mercato totale di 389,8 miliardi.
Chi può concedere una licenza nel motorsport?
I campionati, come la Formula 1 con LEGO e Hot Wheels, le squadre e i costruttori, i piloti con il proprio marchio personale, gli eventi e i circuiti.
Quali prodotti si fanno su licenza nel motorsport?
Giocattoli e modellini, come le linee LEGO e Hot Wheels della Formula 1, videogiochi, come quelli ufficiali di Formula 1 e MotoGP, abbigliamento, accessori ed edizioni da collezione, ma anche prodotti fuori dal merchandising classico, come i computer portatili.